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VALERIO SPIGARELLI AVVOCATO
Riforma della separazione delle carriere, sciopero dell’Anm, possibili aperture della politica alle toghe. Di tutto questo parliamo con l’avvocato Valerio Spigarelli, già presidente dell’Unione Camere Penali.
Oggi l'Anm sciopera contro la riforma Nordio. Legittima iniziativa?
Che un sindacato indìca uno sciopero non è uno scandalo; ma che dica, o lasci intendere, di farlo in qualità di “potere dello Stato”, ovvero lo propagandi durante manifestazioni istituzionali, invece non è accettabile. Da anni l’equazione è che la magistratura e l’Anm siano la stessa cosa e che, assieme, si identifichino col potere giudiziario. Questa è la sgrammaticatura, ad essere gentili, che ha finito per legittimare i diktat che hanno pronunciato sulla possibile riforma della Costituzione, dai tempi della commissione Boato in poi. Parlano a sproposito dei lavori della Costituente ma lì si discusse anche di come evitare una stortura simile.
In audizione al Senato il presidente dell’Anm Parodi ha detto che questa riforma è di ' etichetta' ma non migliora affatto il sistema giustizia. Sarebbero altre le priorità.
È la solita nenia “benaltrista” di chi sfugge i temi in discussione con la riforma: la terzietà del giudice e la degenerazione del sistema di rappresentanza interna che ha finito per ridurre l’indipendenza dei singoli magistrati e del sistema disciplinare. Parlano del fatto che la riforma non toccherebbe i veri problemi della giustizia come se la sudditanza dei giudici nel corso delle indagini preliminari, o il sistema Palamara, siano problemi degli extraterrestri e non del sistema giustizia.
I fautori della riforma sostengono che con due Csm distinti i giudici non avranno più paura che i pm controllino le loro carriere. Ma i pm replicano che nel Csm sono sempre in minoranza.
A parte che se i pm sono in minoranza nell’aula del Csm, poi comandano le correnti e soprattutto incarnano la giustizia affacciandosi in tv e sui media in continuazione, sempre loro. Ma il problema non è numerico.
Qual è allora?
L’innaturale connubio di due funzioni che, dalla reciproca autonomia ordinamentale, avrebbero tutto da guadagnare in tema di legittimazione dei propri atti e di credibilità della giustizia in generale. Se un arbitro scende in campo con la maglietta di una delle due squadre anche se arbitra bene nessuno ci crede.
Diversi avvocati sono contro il sorteggio dei membri togati del Csm ma allo stesso tempo sostengono che è l'unico modo per spezzare il potere delle correnti. Lei che ne pensa?
Che se tutti gli attori, in testa proprio l’Anm, e di seguito molti esponenti politici, sia pro che contro la riforma, avessero abbandonato la via facile della propaganda quella soluzione, che a me non convince, si sarebbe potuta modificare. Però chi ha imboccato la via del muro contro muro poi non si può lamentare dell’effetto.
Indiscrezioni giornalistiche parlano di una possibile riapertura del confronto da parte di Palazzo Chigi su alcuni punti della riforma mentre Nordio vorrebbe tirare dritto. Lei che idea si è fatto?
Ammaestrato come sono dalle esperienze del passato, in cui alla fine Anm e politica hanno fatto compromessi al ribasso, in piena ottica sindacale, aspetto di vedere come finisce. Di certo anche tra le fila della maggioranza qualche tifoso del compromesso si trova, ma a questo punto perderebbero la faccia tutti, magistrati e politici, se si mettessero d’accordo al ribasso.
L'Ucpi ha detto la magistratura di essere eversiva. Accusa eccessiva?
Nella polemica politica ( e questa è politica) anche per la giurisprudenza ordinaria il linguaggio può essere più duro dell’ordinario. Ora se lo dimenticano ma quando furono gli avvocati - che peraltro lottavano per quel “giusto processo” che oggi tutti glorificano ma all’epoca era avversato proprio dai pm e dalla giurisprudenza- ad essere definiti da Scalfaro “eversori” per uno sciopero, i magistrati applaudirono mica ci difesero. Alti esponenti dell’Anm dell’epoca dissero che le nostre non erano astensioni ma “serrate”, cioè un reato. Non ci siamo offesi e alla fine il 111 della Costituzione lo cambiammo noi, loro erano contrari.
I casi Renzi, Salvini, Delmastro non dimostrano che non esiste un appiattimento del giudice sul pm?
Sono vicende diverse. Quelle di Renzi e Salvini dimostrano solo che alcune imputazioni erano un azzardo (e anche venate da coloriture estranee alla normale dialettica giudiziaria come ci raccontano i whatsapp di Palamara per Salvini). Il caso di Delmastro (di cui si dovrebbe chiedere le dimissioni tutti i giorni per le enormità che dice sui detenuti) lo capiremo quando saranno depositate le motivazioni. Per ora si può solo dire maliziosamente che se fosse stato giudicato dal tribunale che si è occupato di Storari probabilmente sarebbe stato assolto. Battute a parte, dimostrare la terzietà del giudice in un caso in cui il pm chiede reiteratamente l’assoluzione e il giudice condanna in fin dei conti è uno spot per la separazione delle carriere. Infatti, i casi in cui i giudici, e la giurisprudenza, sono più inquisitori dei pm non sono rari; la terzietà è soprattutto equidistanza tra la pretesa punitiva e libertà del cittadino che si sbilancia quando il giudice finisce per tutelare maggiormente la prima a discapito della seconda. Per questo ci vuole la separazione delle carriere.