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Convegno a Milano tra magistrati e avvocati
Alla vigilia dello sciopero proclamato dall’Associazione nazionale magistrati contro la riforma costituzionale della separazione delle carriere fra pm e giudici, l’Ordine degli avvocati e la Camera penale di Milano hanno organizzato ieri al Palazzo di giustizia del capoluogo lombardo un incontro dal titolo quanto mai evocativo: “L’articolo 111 della Costituzione, il grande incompreso”.
All’evento, molto partecipato e di cui Il Dubbio è stato media partner, hanno preso parte anche i capi degli uffici giudiziari milanesi che, appena il mese scorso, avevano deciso di “boicottare” la cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario dei penalisti in dissenso per come era stato affrontato il tema del pm separato dal giudice.
«La riforma della separazione delle carriere non avrà alcun effetto sull’efficienza del sistema giudiziario», ha esordito Giuseppe Ondei, presidente della Corte d’appello, sottolineando che due terzi dei processi che si celebrano in Italia riguardano il civile e dunque non saranno minimamente interessati da questa riforma. «La Corte costituzionale non ha previsto la necessità della separazione delle carriere riguardo l’attuale assetto del processo penale», ha poi aggiunto Ondei, ricordando ancora una volta che il pm, parte pubblica, è chiamato a svolgere accertamenti anche a favore dell’imputato. Ondei ha poi voluto stigmatizzare la narrazione secondo cui il giudice sarebbe condizionato dal pm. «C’è una diffidenza sulle qualità morali del giudice», sono state le parole del presidente della Corte d’appello.
Concetti sostanzialmente ripresi da Francesca Nanni, procuratrice generale di Milano: «Il pm che non svolge indagini a favore dell’imputato è semplicemente un pazzo in quanto poi l’esisto del processo dimostrerà l’esatto contrario». Il tema che invece andrebbe posto, per Nanni, riguarda la «durata del processo». «La terzietà ed imparzialità già c’è», ha puntualizzato Fabio Roia, presidente del Tribunale, citando ai presenti il ruolo dei Consigli giudiziari, dove partecipano anche gli avvocati, nelle valutazioni di professionalità dei pm.
Per Nino La Lumia, presidente del Coa di Milano, e Valentina Alberta, presidente della Camera penale, la riforma delle separazione delle carriere è indifferibile a causa proprio del processo accusatorio. «Io voglio che il giudice sia imparziale», ha detto Alberta, il pm invece deve essere «una parte, come lo è l’avvocato». «Serve - ha aggiunto - ridare credibilità alla giurisdizione, lo dobbiamo nei riguardi dei cittadini». Il tema principale, ha evidenziato La Lumia, «non è l’efficienza della giustizia, ma il processo giusto».
Il dibattito è quindi entrato nel vivo toccando gli aspetti tecnici della riforma. A parere di Nicolò Zanon, ordinario di diritto costituzionale e già vice presidente della Corte costituzionale, «è necessario un riequilibrio nei rapporti fra poteri e la riforma si inserisce in questo contesto: è innegabile, la giurisdizione si è presa degli spazi». Nella riforma ci sono degli aspetti da correggere. Zanon ne ha citati diversi, ad esempio due Csm troppo grandi. Oppure l’Alta corte disciplinare solo per i magistrati ordinari e non per i magistrati delle altre giurisdizioni. Giudizi fortemente critici sulla riforma da parte di Ezia Maccora, capo della sezione gip/ gup del tribunale di Milano, per la quale si tratta di una riforma confusa che espone l’Italia a rischi per la sua democrazia.
Molto diretto Oliviero Mazza, professore di procedura penale presso l’Università statale di Milano. «La carriera unica in magistratura fra pm e giudici risale al fascismo», ha fatto sapere Mazza. «Invocare il ritorno al fascismo per questa riforma è sbagliato» , ha aggiunto, facendo presente che la maggioranza dei cittadini alle ultime elezioni ha votato partiti che nei rispettivi programmi avevano proprio la separazione delle carriere.
Mazza ha poi messo a segno un colpo di teatro che stava per far scattare un applauso in platea. «Ma siamo sicuri che il pm sia veramente indipendente dall’esecutivo? A chiunque fa l’avvocato sarà capitato di andare dal pm per un procedimento penale ed ottenere la risposta che “bisogna aspettare l’informativa della polizia giudiziaria” prima di qualsiasi decisione». La polizia giudiziaria è ordinamentalmente alle dipendenze del potere esecutivo e i criteri di priorità della legge Cartabia hanno così accentuato la “dipendenza” del pm dal potere legislativo ed esecutivo.
«Se non serve la riforma della separazione delle carriere perché i magistrati si oppongono cosi tanto», ha aggiunto La Lumia. «Serviva una cura da cavallo dopo le degenerazioni che hanno toccato la magistratura», ha quindi puntualizzato il presidente degli avvocati milanesi, favorevole anche al sorteggio per l’elezione dei componenti togati del Csm, che «non è un organo politico ma un organo di alta amministrazione».
Secondo Luca Poniz, attuale sostituto procuratore generale ed ex presidente dell’Anm, si tratta invece di una riforma punitiva nei confronti della magistratura. E al riguardo ha citato alcuni passati interventi delle Camere penali sul punto.