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SEBASTIANO ARDITA MAGISTRATO
Nulla di nuovo sul fronte occidentale, ha risposto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro a chi ieri gli chiedeva se ci fossero novità sulla nomina del capo del Dap, poltrona vuota da fine dicembre, dopo le dimissioni di Giovanni Russo, che aveva sbattuto la porta proprio per gli attriti con Delmastro.
Una lunga attesa diventata imbarazzante, mente gli istituti penitenziari macinano l’ennesimo suicidio, il venticinquesimo dell’anno, nel silenzio generale. Anche perché dietro la lunga attesa c’è un incidente diplomatico di non poco conto: la scelta di un successore - il numero due di Russo, attuale facente funzione, Lina Di Domenico -, con tanto di visto del Consiglio superiore della magistratura, senza avvisare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è anche Capo delle Forze armate. Una sgrammaticatura istituzionale che non è passata inosservata e che però, nonostante tutto, è ancora non sanata. Forse non soltanto per una questione di metodo, ma anche per una questione di merito.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha promesso che la nomina sarà decisa rapidamente. La scelta di Lina Di Domenico, che sembra essere la candidata principale, dovrebbe essere ufficializzata a breve. Eppure tutto rimane in stallo, mentre sul piatto, come racconta Repubblica, compare anche un altro nome: quello di Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Catania, ex consigliere del Consiglio superiore della magistratura, da sempre figura apprezzata anche dalle parti di Fratelli d’Italia, specie per il suo approccio securitario al tema carceri. E d’altronde quello del Dipartimento dell’amministrazione penitenziario è un ambiente che il magistrato conosce bene, avendo occupato la poltrona di direttore generale del dipartimento detenuti e trattamento del Dap dal 2002 al 2011. Insomma, uno che conosce le dinamiche e piace anche tanto alla Polizia penitenziaria, che dal capo del Dap dipende in toto.
Secondo l’indiscrezione di Repubblica, sarebbe stato proprio Delmastro a opporsi alla scelta di Ardita. Ma chi conosce bene i rapporti tra entrambi smentisce questa ricostruzione. «Non è vero che Delmastro si oppone alla sua nomina - spiega una fonte -. Anzi, lo vorrebbe eccome…».
Ma le bocche, sui dettagli, sono cucite. Quel che è certo, al momento, è che il procuratore aggiunto di Catania è stato contattato per saggiare la possibilità di riportarlo al Dap, ma da parte sua non ci sarebbe stata alcuna apertura. Soprattutto perché le aspirazioni di Ardita sono ben note: dopo aver tentato la corsa alla poltrona di procuratore - per lui i cittadini avevano anche organizzato una manifestazione a sostegno davanti alla procura -, poi assegnata poi a Francesco Curcio, il magistrato ha ora presentato ricorso al Tar, sperando di riuscire a far valere le proprie ragioni e ottenere l’avanzamento di carriera. Senza contare che l’ostacolo normativo alla sua nomina, legato al suo fuori ruolo al Csm, anche se superabile con qualche escamotage, ad esempio col transito nei ruoli della dirigenza o con la nomina a prefetto. “Trucchetti” che, però, non sarebbero coerenti con “l’Ardita pensiero”.
Nel frattempo, la situazione all'interno del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria continua a destare preoccupazione. Il mondo della Polizia penitenziaria è infatti in subbuglio. Lo dice chiaramente il segretario dell’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria (Osapp), Leo Beneduci, che a Delmastro dedica parole poco commendevoli. «Sono tre mesi che manca un capo Dap a causa dell’ingerenza e dell’onnipresenza del sottosegretario Delmastro che, di fatto, ha assunto questo ruolo - ha dichiarato a LaPresse -. Si dice che Russo sia andato via proprio per le ingerenze di Delmastro che si è fatto dare un ufficio al quarto piano del Dipartimento e da lì dirige tutto. È una presenza ingombrante. È incredibile il lassismo e il disinteresse del ministro Nordio di fronte a questa situazione».
E la reazione delle opposizioni non si è fatta attendere: «A distanza di otto mesi dal decreto carceri del governo Meloni la situazione se possibile è peggiorata, del lavoro del commissario straordinario per l’edilizia carceraria si sa poco o nulla e la tragedia prosegue al cospetto di un ministro immobile e assente, che commenta a sproposito e prende tempo, palesemente commissariato dal suo sottosegretario Delmastro, lo stesso che ha bocciato senza mezzi termini la separazione delle carriere che Nordio brandisce ogni giorno come vendetta verso i magistrati», hanno dichiarato i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato.
«Se la sua unica azione concreta, dopo mesi di nulla, sono i “blocchi detenzione” - hanno aggiunto -, è meglio che il governo Meloni dica a tutta Italia che non sa come affrontare l’emergenza carceri. Quei cubi di cemento porterebbero meno di 400 posti aggiuntivi (di cui Damiano Aliprandi sul Dubbio vi ha raccontato in esclusiva, ndr) in ambienti che esperti e Polizia penitenziaria hanno già definito del tutto inadeguati e disumani, per di più a scapito di spazi destinati all’attività all’aperto e al trattamento».