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La Segretaria Elly Schlein alla direzione nazionale del PD
«Noi non siamo con Trump e col suo finto pacifismo e non siamo con l'Europa per continuare la guerra. Siamo con l'Europa per costruire una pace giusta: l'Europa e l'Ucraina devono sedersi al tavolo e l'Ue rivendicare il suo protagonismo, il suo ruolo in questa pace che ridefinirà gli assetti. Non siamo nel Far West: la pace non può essere imposta con ricatti su terre rare e satelliti».
Alla direzione del Pd, la segretaria Elly Schlein ha cercato di definire una linea il più possibile unitaria ed equilibrata, in vista delle prossime scadenze diplomatiche che vedranno confrontarsi i principali player della scena internazionale, a partire ovviamente dei negoziati per la fine del conflitto ucraino.
Come era prevedibile, la numero uno del Nazareno ha battuto sul tasto dell'ambiguità della premier Giorgia Meloni rispetto alle posizioni assunte dal presidente americano Donald Trump, chiedendo a quest'ultima di chiarire la propria linea a breve, soprattutto per ciò che riguarda l'atteggiamento dell'Italia in seno all'Ue. «Giorgia Meloni si è affrettata a dire che sarebbe stata la pontiera tra Trump e l'Europa, ma è arrivato il momento di scegliere e tra essere la prima della classe o la vassalla di progetti di disgregazione europea il passo è breve».
«Meloni», ha proseguito, «deve dire da che parte sta se sceglie la maglia dell'Italia e quindi dell'Europa o il cappellino di Trump, non si possono portare insieme. Sono giorni che tace. Questo silenzio a testa bassa per non contraddire Trump sta relegando il nostro Paese ai margini». Quindi Schlein ha rinnovato la richiesta a Meloni di riferire in Parlamento: «Abbiamo chiesto ai socialisti europei di fare un prevertice prima del Consiglio europeo del 6 marzo e abbiamo chiesto che Meloni venga in aula a discutere di quale ruolo l'Italia intende svolgere». Per quanto riguarda il processo di pace, la segretaria ha rivendicato che i dem «hanno sempre chiesto, accanto al sostegno al popolo ucraino un più incisivo sforzo diplomatico da parte dell'Europa.
Se ci fosse stato forse non ci troveremmo in questa situazione in cui l'ultimo arrivato, Trump, dà le carte. L'Europa», ha proseguito, «si trova a un bivio: è il momento del coraggio e non delle reticenze. Serve un salto quantico o sarà spazzata via. Per questo occorre superare l'unanimità: non è possibile permettere ai veti di un singolo Stato di bloccare tutto. Rischiamo altrimenti di essere stritolati tra Usa e Cina». «E dentro questo schema», ha proseguito, «c'è anche la difesa europea, che per noi non è la corsa al riarmo di ogni singolo stato dell'Unione. Se l'Europa adesso procedesse soltanto sul fronte della difesa, lasciando indietro le altre priorità ambientali e sociali, sarebbe un grave errore. La spesa in difesa non deve andare a scapito della spesa sociale».
Sul versante interno, la novità più rilevante è stata la richiesta al partito di un forte impegno a sostenere il referendum per l'abrogazione del jobs act, promosso dalla Cgil. Si tratta di un punto delicato, poiché si tratta di una legislazione introdotta da Matteo Renzi, quando quest'ultimo era presidente del Consiglio e leader del Pd. Non mancano infatti, all'interno del partito, voci discordanti su questo punto, alle quali infatti Schlein ha voluto fare riferimento. «Mi aspetto», ha detto, «che invitiamo tutti a votare, anche chi voterà diversamente. Daremo il nostro contributo, senza chiedere abiure a chi non li ha firmati tutti e non voterà in favore di tutti. Ma sul jobs act», ha aggiunto, «ce n'è uno, gli altri riguardano tematiche che l'azione Pd già copre, come le infiltrazioni criminali, la precarietà, come quello sulla cittadinanza. Ci saremo con determinazione, proposte senza chiedere abiure e fare forzature».
Infine, il rilancio dell'iniziativa politica del partito: «Il vocabolario del futuro non lo scriverà la destra. Riapriamolo sulla pagina della democrazia e dei diritti e scriviamo insieme un nuovo capitolo. È venuto il momento di discutere le nostre proposte con le migliori energie di questo paese. Per questo vi annuncio che presto lanceremo la mobilitazione del partito che ci terrà impegnati nei prossimi mesi in tutto il paese per costruire il progetto per l'Italia. In dialogo aperto con la società e le rappresentanze del lavoro e del mondo produttivo, del terzo settore e delle competenze migliori. Aperto anche ai nostri interlocutori politici, naturalmente».