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DANIELA SANTANCHE' MINISTRA TURISMO
Per Giorgia Meloni questo scorcio di legislatura sembra sempre più vicino ad una corsa a ostacoli. Niente di letale per la sopravvivenza del governo, s'intende, ma una serie di grane (alcune molto rilevanti, altre meno) che nel complesso stanno rendendo non agevole la navigazione dell'esecutivo.
Dopo aver tentato (se con successo o meno è ancora da verificare) di congelare almeno per un paio di settimane il duello rusticano tra Matteo Salvini e Antonio Tajani chiedendo a ciascuno dei due di gettare acqua sul fuoco con reciproche e pubbliche attestazioni di stima, Meloni si troverà nelle prossime ore a doversi districare con ancor maggiore circospezione nei rivoli di un quadro internazionale sempre più conflittuale, senza ancora aver trovato la chiave per coniugare al meglio gli impegni europei col rapporto speciale con la Casa Bianca.
Dopodomani ci sarà a Parigi il vertice dei cosiddetti "volenterosi", promosso come sempre dal Primo Ministro britannico Starmer e dal presidente francese Macron, all'interno del quale la posizione del nostro governo è decisamente defilata e sospettosa soprattutto per le manovre dell'inquilino dell'Eliseo, deciso a contrastare la linea americana, considerando anche l'ipotesi di inviare truppe in Ucraina, avversata da Roma.
Nel momento di impasse che si è determinato, è stato abile ad inserirsi il leader leghista, che si è offerto senza remore come garante in Italia del nuovo corso a stelle e strisce, incassando segnali compiaciuti di attenzione da Washington, primo fra tutti la telefonata col vicepresidente J. D. Vance, che in un colpo solo ha fatto infuriare Tajani e irritare Meloni.
Quest'ultima appare dunque pressata su entrambi i fronti: su quello statunitense dall'incalzare di Salvini, e su quello della lealtà europeista dal Quirinale, che non si era mai spinto verso toni così espliciti nella critica ai dazi annunciati da Donald Trump, definiti "inaccettabili" nel corso di un confronto con alcuni studenti. E proprio mentre Giorgia Meloni è impegnata nel tentativo di scongiurare contraccolpi sul piano del consenso elettorale, fissando un Consiglio dei ministri per tentare di rendere in qualche modo operativi i centri per il trattenimento dei migranti allestiti in Albania, dopo aver lanciato una rovente polemica ideologica con l'opposizione sul Manifestto di Ventotene, si è palesato un altro evento che non farà piacere alla presidente del Consiglio.
Si tratta della probabile scelta della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, di adottare una tattica dilatoria per il procedimento a suo carico che la vede accusata di truffa ai danni dell'Inps per la cassa Covid relativa ai lavoratori di Visibilia, dopo che sia Palazzo Chigi che gli esponenti più in vista di Fratelli d'Italia si erano esposti per far giungere alla diretta interessata un segnale univoco del gradimento di un passo indietro, in caso di rinvio a giudizio su questa vicenda. Un esito che appare assai probabile, ma che alla luce delle ultime decisioni di Santanchè e del suo staff legale sarà inevitabilmente spostato in avanti nel tempo. La ministra ha infatti sostituito, nel suo collegio difensivo, l'avvocato Salvatore Sanzo col collega Salvatore Pino, che andrà ad affiancare Nicolò Pelanda.
Secondo la prassi, Pino ha già preannunciato una richiesta al Gup di "termini a difesa", sulla quale domani il giudice Tiziana Gueli dovrà decidere. Con ogni probabilità, l'istanza sarà accolta e l'udienza preliminare slitterà. Essendo ancora aperta la fase delle questioni preliminari, dopo la decisione della Cassazione sulla competenza territoriale, è verosimile che servano almeno altre due udienze prima di arrivare alla decisione sul rinvio a giudizio, senza contare che la gup passerà ad altro incarico il 31 marzo anche potrebbe rimanere applicata a questo procedimento per concludere questa udienza preliminare.
Una strategia legittima, che però non ha impedito a parlamentari di primo piano del partito della premier di ribadire il proprio punto di vista severo sulla questione: per il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami, «cambia poco, perché secondo noi il ministro ha detto cose chiare quando è venuta in Aula di fronte alla legittima mozione di sfiducia delle opposizioni. Noi riteniamo, come ha detto il ministro stesso, che nel momento in cui ci dovesse essere un rinvio a giudizio – e lei ha detto che questo sarebbe oggetto di profonda riflessione – si arriverebbe ad una presa d’atto della necessità di rilasciare l’incarico, non perché stia governando male il turismo, dove anzi abbiamo dei dati premianti – ma per garantire a lei la possibilità di difendersi nel modo più sereno possibile».
Gli ha fatto eco il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli: «Queste sono vicende», ha detto, «strettamente legate alle scelte degli avvocati, così personali che riguardano così le dinamiche processuali che non sono politiche. A noi interessa la politica. Daniela Santanché, come ministro del turismo ha operato e sta operando bene e lei stessa ha detto in aula che in caso di rinvio a giudizio sarà lei a dimettersi».
Il reato di cui è accusata la ministra, viene ritenuto uno di quelli "sensibili" sul piano del consenso, perché relativo ai rapporti tra datore di lavoro e dipendenti, e come tale particolarmente sentito da gran parte dell'elettorato.