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“La considerare esattamente nella stessa maniera”. Tra gli applausi scroscianti dei delegati, Matteo Salvini ha portato a compimento il vero coup de théâtre della prima giornata del congresso della Lega, quando ha annunciato alla platea e intervistato in diretta, in videocollegamento, il tycoon statunitense e stretto collaboratore di Donald Trump, Elon Musk . Che ci potesse essere l'ospitata di uno dei personaggi più influenti e controversi del mondo, in realtà, era nell'aria da giorni, ciò però non ha attutito l'impatto della partecipazione di Musk, anche in virtù di quello che quest'ultimo ha detto, soprattutto sulla questione dei dazi appena introdotti dal presidente Usa, rispetto al quale il patron di Tesla sembra aver assunto una posizione più morbida, forse a causa della reazione a dir poco negativa dei mercati globali.
Rispondendo a una precisa domanda sui dazi del leader leghista , Musk ha risposto di sperare che "gli Usa e l'Europa riescano a realizzare una partnership molto stretta, c'è già un'alleanza ma spero sia più stretta e forte. E riguardo ai dazi", ha aggiunto, " spero che ci spostereremo in una situazione di zero dazi nel futuro , verso una zona di libero scambio. È la mia speranza per il futuro e questo è il consiglio che ho dato al presidente", ha concluso con Salvini che annuale convinto.
L'intervista è durata una ventina di minuti, e non si è parlato solo di dazi: l'illustre ospite del congresso leghista ha usato toni quasi apocalittici quando Salvini lo ha interpellato sui rischi di un ritorno in Europa del terrorismo , facendo anche l'esempio degli attacchi alle auto Tesla da lui prodotte: “Vediamo un aumento enorme del numero di attacchi in Europa e in Italia”, ha detto, “l'uccisione di persone è sempre più frequente, alla fine vedremo uccisioni di massa in Europa. Questa è la tendenza e porterà un vero e proprio massacro in Europa, i vostri amici e le vostre famiglie sono a rischio”.
Impossibile, a questo punto, eludere la questione del conflitto ucraino e delle altre guerre in corso: "Non ho rispetto", ha detto Musk, "per chi incoraggia la guerra, per coloro che vogliono che continui per sempre e per i loro motivi. È qualcosa di veramente malvagio, se si parla con la sinistra dice 'non possiamo cedere alla Russia'. Ma non avete nessun piano per il futuro. Stiamo mandando a morire queste persone tutti i giorni senza alcun piano, per sempre. È crudele e inumano, non ha alcun senso ".
Prima dell'intervento del tycoon, la questione dei dazi aveva tenuto banco nel dibattito e negli interventi dei delegati, preceduti da quello del segretario (che si ripresenta come candidato unico e sarà eletto per acclamazione domani), il quale aveva ribadito la necessità di “contrattare con i nostri amici americani nel nome della qualità. La trattativa”, aveva aggiunto, “ci deve essere, sarà delicata, ma è sempre meglio dialogare che guerreggiare". Salvini ha dunque ribadito la linea della trattativa separata con gli Usa, non senza suscitare qualche reazione preoccupata, come quella del segretario lombardo e capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, che ha sottolineato il rischio per le imprese del Nord di essere irrimediabilmente danneggiate. Al di là delle considerazioni di merito, il leader del Carroccio è riuscito nel tentativo di ripristinare il filo diretto con l'amministrazione americana, che nei mesi scorsi sembrava orientato verso la premier Meloni, ora oggettivamente in difficoltà, stretta tra gli obblighi comunitari e la simpatia politica per Trump.
Ma dagli interventi dei delegati (più di 700), soprattutto di quelli più importanti, è emerso l'altro tema di giornata, e cioè il pressing deciso del segretario per convincere la presidente del Consiglio a farlo tornare al Viminale, dopo l'assoluzione al processo Open arms. Sul palco, tutti gli esponenti più in vista del partito, in maniera non certo casuale, hanno chiesto a Meloni di rinominare Salvini ministro dell'Interno. Un Salvini, come si diceva, candidato unico ma in cerca di un partito unitario. Il tentativo di tenere insieme le origini federaliste e il presente sovranista è il leitmotiv evidente di questa occasione congressuale, a partire dal video di apertura della kermesse, avvenuta con un suggestivo video in cui si è idealmente tracciata una linea storica di continuità tra Pontida, Lepanto e la lotta della Lega contro l'oppressione della tecnocrazia europea, e di riflesso una successione tra l'ideologo Gianfranco Miglio, il fondatore Umberto Bossi, Roberto Maroni e infine lo stesso Salvini.
L'applausometro della grande sala della Fortezza da Basso, al di là del leader e di Musk, ha chiaramente preferito il governatore del Veneto Luca Zaia , seguito con attenzione da Salvini seduto in prima fila accanto al “padre” dell'autonomia Roberto Calderoli e al presidente della Camera Lorenzo Fontana . Un intervento, quello del presidente veneto, interamente speso per spronare il partito affinché solleciti il centrodestra a far ripartire al più presto l'iter della legge Calderoli. Ma Zaia non ha mancato di dire la sue anche sulle questioni statutarie, con parole come sempre non banali, soprattutto su Roberto Vannacci e sull'ipotesi che diventi vicesegretario: "Ad oggi non è possibile un vicesegretario che non abbia fatto militanza nella Lega visto che lo Statuto prevede la presenza della tessera. La tessera è fondamentale per fare il vicesegretario ".