Non era l’aula delle grandi occasioni, ma nemmeno quella semideserta che ha ospitato il primo round della mozione di sfiducia. A Montecitorio, la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha replicato punto per punto alle accuse mosse dall’opposizione e contenute nella richiesta di estromissione dal governo (la seconda), che poi è stata votata in serata con un risultato largamente prevedibile: 206 voti contrari,134 a favore e un astenuto.

Rispetto alla seduta del 10 febbraio, che aveva ospitato la discussione generale della mozione, quella di oggi ha vissuto alcuni sussulti (niente di trascendentale, al di là di qualche grido o applauso) poiché Santanchè aveva già annunciato di voler intervenire in sede di replica. E lo ha fatto coi toni che tutti si attendevano, invocando cioè la presunzione d’innocenza per i procedimenti a suo carico (nella fattispecie il rinvio a giudizio per le false comunicazioni sociali di Visibilia), contestando gli interventi delle opposizioni di due settimane fa e passando al contrattacco sul processo mediatico a cui ritiene di essere stata sottoposta.

Al suo fianco, tra i banchi del governo, una decina di colleghi, tra cui spiccavano la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati e quella dell’Università Anna Maria Bernini, che l’hanno abbracciata subito dopo la fine dell’intervento, oltre - tra gli altri - al ministro della Cultura Alessandro Giuli, a quello degli Affari Regionali Roberto Calderoli e dello Sport Andrea Abodi. Presente anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha conversato in aula con Santanchè nel corso della commemorazione dell’assassinio dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, per poi lasciare alla fine della cerimonia l’emiciclo.

«Nella battaglia per il garantismo», ha detto, «e per lo stato di diritto credo che con me ci sia la maggioranza degli italiani». E proprio sul tasto della presunzione d’innocenza ha voluto insistere Santanchè, citando una serie di casi bipartisan, di colleghi costretti a dimettersi per la pressione dei media e poi dichiarati innocenti a fine processo: «Lupi, Mastella, Storace, Di Girolamo, si sono dovuti dimettere e poi assolti per non aver commesso il fatto. Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi, Mario Mantovani, mio amico, oggi parlamentare, entrambi arrestati e processati e poi assolti. Ma anche Matteo Renzi, ex premier. In questa raccapricciante lista di inchieste e accuse lo merita un posto d'onore l'ex senatore del Pd Stefano Esposito, perseguitato per anni e poi assolto. Non vorrei far parte di questo elenco. Non intendo scappare, intendo difendermi nel processo, dimostrando le difficoltà per quel periodo che molti hanno dimenticato».

A questo punto la ministra ha colto l’occasione per fare ammenda su alcuni atteggiamenti giustizialisti avuto in passato, ma ha accusato alcuni deputati di opposizione di nutrire ostilità nei suoi confronti, a causa del suo stile di vita, della sua “collezione di borse”, e dei “tacchi a spillo” e di voler «combattere la ricchezza anziché la povertà».

Ma verso la fine del suo intervento, Santanchè è entrata nel merito delle vicende giudiziarie che la interessano, informando l’aula del fatto che valuterà seriamente le dimissioni sulla base di ciò che i giudici decideranno sul versante della presunta truffa all’Inps: «Lo farò dopo l'udienza preliminare di marzo con me stessa, ma senza nessuna costrizione o paventati ricatti, solo rispetto per il governo, per l'amore che ho per il mio partito, dove certo non vorrò mai diventare un problema, ma essere una risorsa».

A differenza della maggioranza, che non ha schierato tra gli oratori alcun dirigente, per l’opposizione hanno parlato i due leader di partito presenti a Montecitorio, e cioè il presidente del M5s Giuseppe Conte e la segretaria del Pd Elly Schlein. «Odiamo la ricchezza?», ha tuonato Conte, «ma non dica baggianate, voi fate la guerra ai poveri. Sa cosa odiamo: la disonestà. A noi interessa la responsabilità politica». Sia Conte che Schlein hanno però puntato il dito sulla presidente del Consiglio Meloni, per l’atteggiamento a loro avviso remissivo assunto finora in questa vicenda: «A lei avrei poco da dire», ha detto Conte, «perché quando c’è una presidente del Consiglio che disonora le istituzioni la sua indisciplina ha un rilievo secondario».

«Ministra Santanché», ha detto Schlein, «Giorgia Meloni l'ha scelta alla guida del ministero del Turismo, oggi però fa finta di conoscerla. Non la vediamo qua. Il governo pensa alle borsette, non alle bollette...l'ha scaricata come lei ha scaricato i suoi dipendenti». Tra gli interventi a difesa della ministra, rilevante quello di Enrico Costa, per FI, imperniato sulla difesa dei principi garantisti: «Oggi siamo di fronte a un bivio: ci esprimiamo non su una persona ma sulla teoria del M5s di subalternità della politica all'autorità giudiziaria. Noi ci opponiamo a questa teoria e auspichiamo una cultura che porti a competizione politica nobile, sana, senza scorciatoie e senza sgambetti».

In mattinata si era svolta la discussione generale relativa ad una mozione di sfiducia indirizzata ad un altro ministro, a quello della giustizia Carlo Nodio per la vicenda Almasri. Il Guardasigilli era presente in aula assieme al collega dell’Interno Matteo Piantedosi. Non ha preso la parola, riservandosi di farlo quando in sede di replica, nelle prossime settimane.