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MARIASTELLA GELMINI - POLITICA
Il dibattito sul fine vita si riaccende in Italia dopo l’approvazione della legge regionale in Toscana, che apre alla possibilità di accedere al suicidio medicalmente assistito per i malati che soddisfano le condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale. Un tema delicato, che divide la politica e che porta l’ex ministra degli Affari Regionali, Mariastella Gelmini (Noi Moderati-Centro Popolare), a esprimere forti perplessità sulla norma toscana.
«Non possiamo permetterci una legislazione Arlecchino, il fine vita è una materia nazionale e non può essere affrontata con iniziative regionali», afferma Gelmini, sottolineando il rischio di un approccio disomogeneo sul territorio italiano. Secondo la senatrice, il Parlamento dovrebbe affrontare il tema in modo unitario, evitando forzature che portino a una deriva eutanasica.
Gelmini: «La sanità serve per curare, non per fornire il suicidio assistito»
La discussione sul fine vita è esplosa nel 2019, quando la Corte Costituzionale ha stabilito che il suicidio assistito non è punibile in determinate circostanze. Tuttavia, per Gelmini, questa sentenza è stata spesso interpretata in modo errato: «Si dà per scontato che il diritto al suicidio assistito sia stato già riconosciuto e che ora si tratti solo di disciplinarne l’applicazione. In realtà, la Consulta ha ribadito il principio dell’indisponibilità della vita e ha definito solo un’eccezione alla regola generale», spiega l’ex ministra.
Gelmini avverte anche sulle implicazioni per il Servizio Sanitario Nazionale, che a suo avviso non dovrebbe diventare un fornitore di suicidio assistito: «Il sistema sanitario è nato per curare, non per accompagnare alla morte. Dire che oggi lo Stato debba offrire il suicidio assistito come servizio è un salto logico pericoloso».
Una legge nazionale per fissare “paletti chiari”
Nonostante la sua contrarietà personale a una normativa sul suicidio assistito, Gelmini riconosce che il Parlamento debba affrontare la questione con un dibattito rispettoso e costruttivo, per evitare zone d’ombra e perimetrare le eccezioni da depenalizzare senza lasciar spazio a interpretazioni eccessivamente estensive. «Non si può legiferare sulla morte come se fosse un qualsiasi tema sociale. Il dolore è intimo, personale, non riducibile a una norma. Per questo serve una discussione approfondita che non cada nella polarizzazione tra chi è a favore o contro l’eutanasia», conclude la senatrice. Intanto, il prossimo 4 aprile è prevista una manifestazione nazionale a cura dell’Associazione Luca Coscioni.