Alla vigilia di quello che Donald Trump ha ribattezzato il "Liberation Day", cresce la tensione per l’annuncio dei nuovi dazi commerciali che gli Stati Uniti si apprestano ad applicare. Dopo il 25% già introdotto su acciaio e alluminio, Trump ha promesso misure contro tutti i Paesi che, a suo dire, “hanno approfittato degli Stati Uniti”. L’Italia, guidata dalla premier Giorgia Meloni, sceglie un approccio prudente: diplomazia, è la parola d’ordine per evitare un impatto devastante sull’export tricolore, in particolare nei settori dell’agroalimentare, della moda e della meccanica.

Un’occasione di dialogo potrebbe arrivare con la visita del vicepresidente USA J.D. Vance prevista entro fine mese. Secondo fonti governative, l’ambasciata americana avrebbe chiesto un incontro ufficiale tra Vance e Meloni. La speranza dell’esecutivo è che questo faccia a faccia apra uno spiraglio per mitigare le conseguenze delle nuove tariffe.

Sul fronte politico, il vicepremier Matteo Salvini ha criticato le dichiarazioni della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sulla "vendetta" contro gli Stati Uniti, definendole “inopportune” e ribadendo la necessità di un dialogo diretto tra Roma e Washington. Al contrario, il ministro degli Esteri Antonio Tajani frena: “La trattativa spetta alla UE, ma dobbiamo difendere le imprese italiane senza piegarci”.

Secondo Confindustria, i dazi mettono a rischio 67 miliardi di esportazioni italiane verso gli USA, a fronte di 25 miliardi di importazioni. La Coldiretti stima un impatto diretto di 2 miliardi per i consumatori americani solo nel comparto agroalimentare: colpiti in particolare vino, olio, pasta e formaggi, con danni fino a mezzo miliardo per singole filiere.