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GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DONALD TRUMP PRESIDENTE USA
La decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di imporre dazi doganali del 10% su tutti i prodotti stranieri, con un aggravio al 25% per le auto europee, ha scatenato un vero terremoto politico ed economico. Mentre a Bruxelles si valuta la risposta europea, a Roma è scontro aperto tra maggioranza e opposizione. Il governo, intanto, corre ai ripari: Giorgia Meloni ha annullato tutti gli impegni in agenda per gestire la crisi. A Palazzo Chigi, riunione d’emergenza con i ministri Giorgetti, Lollobrigida, Foti e Urso.
L’attacco delle opposizioni: «Meloni complice, l’Italia paga»
Durissime le parole della vicepresidente del M5S, Chiara Appendino, che accusa la premier di aver puntato tutto su un legame personale con Trump, «baciandogli la pantofola», con il risultato di «tradire le imprese italiane». Sulla stessa linea anche il segretario dem Elly Schlein, la vicepresidente della Camera Anna Ascani, e il senatore Francesco Boccia, che parla di una “linea perdente” e chiede una reazione unitaria dell’Europa.
Non meno tagliente Matteo Renzi, che definisce la mossa di Trump «una guerra contro tutti» e bolla Meloni come «perfetta per MasterChef, ma non per guidare il Paese». Dura anche Maria Chiara Gadda di Italia Viva: «Brindiamo ai risultati di Meloni, il vino italiano ora sarà più difficile da esportare».
Il Pd: «La premier si tolga il cappellino di Trump»
Per il deputato dem Vinicio Peluffo, i dazi sono «una minaccia per il Made in Italy e per l’occupazione», mentre Nicola Zingaretti rilancia: «Serve un’Europa unita, Meloni rischia di essere complice della politica di Trump». Da Riccardo Magi (Più Europa) arriva l’ironia amara: «Il ponte che Meloni voleva costruire con gli USA si è rivelato più illusorio di quello sullo Stretto».
Conte: «Fallimento su tutta la linea»
Il leader del M5S Giuseppe Conte parla senza mezzi termini di “catastrofe” e accusa la premier di aver annullato l’accordo della Via della Seta «per tornare con il cappello in mano da Xi Jinping». In piazza del Parlamento, davanti ai giornalisti, rincara: «Meloni è arrivata impreparata, questo è uno tsunami economico sulle nostre imprese».
Il piano del governo: diversificare e cercare nuovi mercati
Nel frattempo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani prova a definire una strategia per limitare i danni: «Serve diversificare l’export e puntare su nuovi mercati come India, Giappone, Messico e Arabia Saudita». Anche il ministro Urso chiede cautela: «La risposta non può essere solo dazi contro dazi. Pensiamo ad accordi commerciali alternativi».
Proprio nei prossimi giorni, è atteso in Italia J.D. Vance, vicepresidente di Trump, per un incontro bilaterale con Meloni, Salvini e Tajani. Sarà un test chiave per misurare la reale influenza italiana a Washington.
L’UE si muove: «Siamo pronti a negoziare, ma anche a reagire»
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, definisce i dazi «un colpo durissimo per l’economia globale» e invita l’Europa a «difendere i propri interessi». Parole che fanno da eco alla richiesta, sempre più insistente, di un fronte comune europeo contro la «guerra commerciale più stupida della storia», come l’ha definita Ascani.
La partita è appena iniziata, ma le conseguenze per l’Italia - che esporta negli USA più di 60 miliardi l’anno - rischiano di essere pesantissime. E la politica interna si scopre di nuovo terreno di scontro, tra chi vuole più Europa e chi, come Meloni, rischia di restare con una mano tesa e l’altra vuota.