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MATTEO SALVINI MINISTRO INFRASTRUTTURE, LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI
Ora che sui dazi il presidente americano Donald Trump è passato dagli annunci al fatto compiuto, per la premier Giorgia Meloni la questione è divenuta di drammatica urgenza e di una complessità, se possibile, ancora maggiore di quanto si potesse pensare.
Lo testimonia il fatto che la giornata si è aperta con la comunicazione, da parte dello staff di Palazzo Chigi, della cancellazione della presidente del Consiglio di tutti gli impegni inizialmente previsti in agenda, che nella fattispecie consistevano in una missione in Calabria per presenziare all'inaugurazione di una caserma dei carabinieri. A metà mattinata, infatti, è stata convocata in tempo record una riunione di una vera e propria task-force di governo per esaminare la situazione e concordare una risposta unitaria da parte della maggioranza, ma soprattutto compatibile coi passi che l'Unione europea stabilirà di assumere nelle prossime ore. Alla riunione, oltre alla premier, hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani (in videocollegamento) e Matteo Salvini, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro dell'agricoltura Francesco Lollobrigida e quello per gli Affari europei Tommaso Foti.
Ovviamente, tutti hanno convenuto sulla necessità di scongiurare una guerra commerciale con gli Usa, a dispetto dei toni trionfalistici e aggressivi usati mercoledì sera da Trump nel giardino della Casa Bianca, ma sul come procedere concretamente si profila all'orizzonte una divaricazione di vedute potenzialmente insidiosa anzitutto per la coesione del centrodestra, e secondariamente per i rapporti dell'Italia con l'Ue e per quelli istituzionali tra Palazzo Chigi e il Quirinale.
Non a caso poche ore prima della conferenza stampa di Trump, Sergio Mattarella era stato chiaro come mai prima nel definire “un errore” i dazi e nel sollecitare una risposta unitaria dell'Unione europea. Il problema è che, coerentemente a quanto affermato da Matteo Salvini già nei giorni scorsi, la Lega ha colto la palla dell'annuncio dei dazi al balzo per intensificare il pressing su Meloni per rompere con Bruxelles e trattare separatamente con l'amministrazione americana. Una posizione difficile da sostenere per la premier, nel quadro degli impegni assunti dal nostro governo a livello comunitario, ma soprattutto indigeribile per il leader azzurro Antonio Tajani, già da tempo ai ferri corti col suo omologo del Carroccio.
Per figurarsi ciò che potrà avvenire a breve, basta prendere in considerazione come il gruppo dirigente di via Bellerio si è mosso nelle ultime 24 ore: dopo l'annuncio della riunione d'urgenza a Palazzo Chigi da parte di Meloni, una nota ufficiale della Lega informava del fatto che Salvini si fosse confrontato «con il gruppo economico della Lega, ribadendo che se gli Stati Uniti hanno deciso di tutelare le proprie imprese, è necessario che l'Italia continui a difendere con determinazione il proprio interesse nazionale anche alla luce dei troppi limiti dell'Europa».
Poi, come spesso accade, il segretario ha affidato al suo vice Andrea Crippa alcune considerazioni più esplicite e spregiudicate sul da farsi: «Dal nostro punto di vista», ha detto Crippa, «gli Stati Uniti tratteranno in maniera bilaterale, non con l'Ue ma con in singoli Stati, e un governo amico degli Usa può fare un buon servizio al paese. La soluzione per il futuro quindi è sicuramente quella di trattare Italia-Stati Uniti, non reagire in maniera spropositata e sconsiderata con una guerra commerciale che, se dovesse decidere di farla l'Europa, sarebbe un sbaglio, come peraltro ha sempre sbagliato negli ultimi anni».
Da parte sua, prima di convocare verosimilmente un vertice europeo nel minor tempo possibile, von der Leyen ha ribadito che «ricorrere alle tariffe come primo e ultimo strumento non risolverà il problema. Ecco perché, fin dall'inizio, siamo sempre stati pronti a negoziare con gli Stati Uniti, per rimuovere qualsiasi barriera residua al commercio transatlantico. Allo stesso tempo», ha aggiunto, «siamo pronti a rispondere. Stiamo già ultimando un primo pacchetto di contromisure in risposta alle tariffe sull'acciaio».
Più duri, a livello nazionale, i toni usati da Parigi e Berlino. Il presidente francese Emmanuel Macron, incontrando all'Eliseo i rappresentanti delle aziende francesi ha bollato come «brutale e infondata» la scelta di Trump e ha invitato i suoi ospiti fermare tutti gli investimenti negli Usa. Per il ministro dell'Economia tedesco Robert Habeck «si tratta degli aumenti tariffari più destabilizzanti degli ultimi novant'anni» e proprio per questo ci sarà bisogno di una risposta compatta da parte dell'Europa, proprio come nel caso dell'invasione russa dell'Ucraina.