Molto difficilmente in questa legislatura la legge Severino verrà modificata. Cosi come non vedranno la luce altri provvedimenti in tema giustizia diversi da quelli già incardinati in Parlamento.

È quindi destinata a rimanere una dichiarazione di principio il post pubblicato su X dal deputato di Forza Italia Enrico Costa, e poi amplificato dal “Fatto quotidiano”, a proposito della esclusione di Marine Le Pen dalle prossime elezioni: “Che una sentenza di primo grado non le consenta di candidarsi è giuridicamente incivile”.

I partiti di maggioranza, dopo la riunione con il ministro Carlo Nordio a via Arenula dello scorso 11 marzo, avevano concordato un road map di fine legislatura sulla giustizia, un programma che sarà quanto mai essenziale: priorità alla separazione delle carriere, evitando provvedimenti non indispensabili che possano solo inasprire la tensione con l’Associazione nazionale magistrati. Fra i dossier da “sacrificare”, ad esempio, la cosiddetta “legge Tortora”, che avrebbe dovuto istituire la giornata per le vittime degli errori giudiziari, o il ddl che avrebbe dovuto formalizzare l’avvio di una commissione d’indagine sulla magistratura. Il rischio che il centrodestra ha convenuto di dover scongiurare è quello di generare un clima negativo intorno la campagna referendaria sulla riforma costituzionale, dando alle opposizioni, e alla stessa magistratura associata, argomenti per parlare di un “regolamento di conti” con le toghe.

La parte più contestata, da sempre, della legge Severino da parte di Forza Italia attiene agli amministratori che sono stati condannati ma non in maniera definitiva, di fatto in contrasto con l’articolo 27 della Costituzione. La Consulta, però, si è espressa in merito, ritenendo infondate le questioni di legittimità, ribadendo la natura cautelare della sospensione e la sua aderenza al principio del venir meno dei requisiti soggettivi per l’accesso alle cariche pubbliche.

Il tema, comunque, è se un amministratore condannato non abbia più i requisiti di onorabilità che si richiedono a chi sia chiamato a gestire la cosa pubblica. Secondo i deputati azzurri della commissione Giustizia, si dovrebbe in ogni caso attendere l’esito finale del processo, ben sapendo che data la lentezza della giustizia una eventuale sentenza di assoluzione, come capita spesso in secondo grado, arriverebbe dopo la conclusione dell’incarico politico.

L’abrogazione di quella parte della legge Severino, va detto, non lascerebbe vuoti legislativi, perché il giudice può già disporre sanzioni di interdizione dai pubblici uffici temporanee o perpetue. “Sponsor” dell’abrogazione delle contestate norme sulla sospensione degli amministratori locali è anche il togato indipendente del Csm Andrea Mirenda. Il magistrato è stato fra i firmatari di alcuni referendum sulla giustizia promossi quattro anni fa dal Partito radicale e poi dalla Lega, fra cui, appunto, quello sull’abolizione della legge Severino. «Adesso è sufficiente un ‘ buffetto’ di una Procura per destabilizzare il quadro politico. Penso ad Antonio Bassolino, 17 azioni giudiziarie finite nel nulla», fu il commento di Mirenda.

All’idea di un fine legislatura concentrato, nel campo della giustizia, sulla separazione delle carriere, sono state associate poche eccezioni, per le quali il capogruppo di FI al Senato Maurizio Gasparri ha insistito molto. Si tratta di tre provvedimenti che sono già stati approvati da almeno uno dei due rami del Parlamento: la legge proposta da Pierantonio Zanettin sui 45 giorni per le intercettazioni (che infatti è stata approvata in via definitiva pochi giorni fa), la legge sul sequestro degli smartphone, la riforma della prescrizione. Va anche detto che un autorevole esponente di FdI, il partito più “prudente” in questa fase sulla giustizia, il ministro Tommaso Foti, è autore della riforma sulla giustizia contabile che sta per approdare in Aula alla Camera e che è centrata sulla necessità di liberare ulteriormente gli amministratori e in generale la Pa dalla “paura della firma”.

L’attenzione che il governo continua a riservare alla “liberazione” di sindaci, amministratori locali e, in generale, delle amministrazioni pubbliche, potrebbe forse tenere aperto un piccolo, ma davvero esiguo spiraglio circa la riforma della legge Severino.