«Fu una storia drammatica. Una vergogna non averlo fatto tornare in Italia per curarsi in libertà». Vittorio (Bobo) Craxi, figlio dello statista socialista, ex sottosegretario agli Esteri del governo Prodi, ripercorre con Il Dubbio gli “anni dell'esilio di Hammamet”, a 25 anni, il 19 gennaio, dalla morte di suo padre Bettino, a soli 65 anni. «Non c’è alternativa democratica e socialista se non si fanno i conti con lui», sottolinea.

Che ricordo ha dell'ultima volta in cui lo vide?

Feci capolino nella sua stanza il giorno prima di partire, era un martedì ( il 18/ 1). La sera precedente mi aveva richiamato da lui dicendo che aveva qualcosa da dirmi. Si era dimenticato, “ripassa domattina”, cosa che feci, ma riposava lo lasciai dormire. Ebbi un attimo di presentimento ma non ne diedi conto. E fu quella l’ultima volta che l’ho sentito respirare.

VITTORIO MICHELE CRAXI, DETTO BOBO, POLITICO ITALIANO
VITTORIO MICHELE CRAXI, DETTO BOBO, POLITICO ITALIANO
VITTORIO MICHELE CRAXI, DETTO BOBO, POLITICO ITALIANO (IMAGOECONOMICA)

Furono anni dolorosi di esilio, come lo statista socialista lo ha sempre definito. Craxi, contrariamente alla vulgata che lo definiva latitante, era rifugiato politico dello Stato tunisino. Come ripensa a quel periodo di cui ha parlato nel libro con Gianni Pennacchi ' Route El Fawara' ( Sellerio)?

Non fu una passeggiata per nessuno, né per lui né per chi gli è stato vicino in quegli anni. Eravamo pur sempre degli espatriati che vivevano una esistenza condizionata e limitata. Ne ho scritto assieme a Gianni venti anni or sono perché so che dopo un po’ di anni la memoria si disperde. È una Storia scritta in presa diretta, drammatica ma anche una “Storia d’Avventura” come la definì il mio amico Francesco De Gregori, non certo scritta dal “buco della serratura” come asserisce l’invidioso.

Chi dall'Italia rimase più vicino a suo padre e come si comportarono i tunisini con lui, a cominciare dall'allora presidente Zine El Abedine Ben Alì, che ha resistito a tutte le richieste di estradizione?

Incominciamo innanzitutto a sottolineare il fatto che Ben Alì non “resisteva”, ma applicava con rigore il trattato bilaterale Italo- tunisino in materia di estradizione in cui non sono contemplati reati “politici” o connessi alla politica. Ma egli fece di più: sapendo che la sua vita era anche nel suo territorio in pericolo adottò una cintura di sicurezza molto ampia composta da molti uomini appartenenti alla guardia presidenziale. Questa premura tuttavia non impedì a quella difesa di essere penetrata. L’ho già raccontato: io fui vittima di due incidenti stradali causati dalla manomissione del sistema frenante e dell’allentamento dello sterzo delle macchine, di cui facevamo uso e sulle quali era solito salire. Molti italiani si recarono a fargli visita, semplici compagni, dirigenti politici, nuove leve della seconda Repubblica, ma soprattutto semplici cittadini. C’erano degli “attendenti di campo” che vivevano in Tunisia e si alternavano, chi scriveva e chi rispondeva al telefono, ci fu per un certo periodo un infaticabile supporto di giovani rimasti fedeli. come Luca Iosi che assieme a Serenella Carloni, purtroppo poi scomparsa, tenne aperta una bottega romana in attesa del suo improbabile ritorno. Mio padre fu uno che non si perdette mai d’animo e soprattutto trovava e aveva sempre un gran daffare.

Ma lei pensa che lo rivolevano davvero per mandarlo a S. Vittore ( sarebbe stato un caso unico delle democrazie occidentali: mandare un ex premier in carcere ) oppure faceva comodo che restasse laggiù?

L’ala “golpista” italiana avrebbe voluto il suo scalpo traducendolo in galera, quella della vendetta avrebbe voluto la sua soppressione; quella più politica del “nuovo che avanzava” gradiva quello stato di cose. Lontano e dimenticato. Su questo la linea di ex comunisti, ex fascisti e berlusconiani collimava.

Dall'Italia ci fu il no di Borrelli a far rientrare Craxi per essere curato in stato di libertà. E la Francia, attraverso l'allora portavoce di Jospin, Manuel Valls, oggi al governo, respinse la richiesta di far operare al cuore Craxi, intervento che a Tunisi non erano in grado di fare. Non crede che sia stata una vergogna per l'Italia e per l'Europa?

Assolutamente sì. Borrelli d’altronde era terrorizzato dal fatto che sapeva che doveva al Psi il gradimento alla sua nomina. Si figuri che mi fece persino condannare da un tribunale compiacente per averlo detto. Ho incontrato dopo due decenni Manuel Valls a Barcellona, mi confessò che il loro governo era troppo debole per potere assumersi una decisione così impegnativa e che la destra di Chirac e Le Pen li avrebbe azzannati.

L'unica autorità italiana che andò, in forma privata, da suo padre ad Hammamet ancora in vita fu il presidente emerito, Francesco Cossiga. Possiamo dire l'unico che ebbe coraggio?

Cossiga ebbe coerenza perché dai Socialisti di Craxi ebbe pieno sostegno alla sua Presidenza. Poi certamente fu, non so dire quanto consapevole o inconsapevole, responsabile di avere aperto la strada al “picconamento” della Prima Repubblica e le sue dimissioni finirono per spalancare le porte al “golpe Bianco”. Detto questo fu una visita assai commovente, serbo di lui un ricordo indelebile.

Cosa si aspetta dal centrodestra e dalla sinistra per la memoria di suo padre a 25 anni dalla morte? Finora il centrodestra, con Forza Italia e Lega, è andato a Hammamet con delegazioni ufficiali, il Pd no, tranne singoli esponenti a titolo personale.

Sono anni che la Destra tenta un’appropriazione indebita della sua memoria. E in questo purtroppo è complice il disorientamento politico di molti socialisti, che si attardano in posizioni e analisi superate. Il Msi fu in prima linea, coi suoi uomini politici e nell’apparato dello Stato, a sostegno di Mani Pulite gazzarre in piazza ed in Parlamento. Il fatto di Sigonella oggi da loro esaltata fu considerato all’epoca un grave atto di insubordinazione all’alleanza atlantica. Non la “sinistra” in quanto tale, che è cosa ampia e plurale, ma gli eredi del Pci ostili ai Socialisti nella Storia sono favoriti da questo abbraccio dei reazionari, possono evitare di fare i conti con questa Storia e con i gravi errori commessi all’epoca, la loro contaminazione con il giustizialismo che spalancò le porte al populismo dell’anti- politica, in definitiva alla destra. Eredi del Msi e del Pci cavalcando l’onda giustizialista han trovato fortuna. Oggi i nodi però vengono al pettine; difficile costruire un’alternativa di sinistra socialista e democratica senza fare i conti con la storia di Bettino Craxi. Penso che le nuove generazioni più aperte e avvedute sapranno farlo con spirito di Giustizia e di Verità rinnovato.