Fabrizio Cicchitto, che di scontri tra politica e magistratura ne ha vissuti tanti, spiega che «la sentenza Delmastro sembra tanto una manifesto politico di quella parte di magistratura che non vuole la separazione delle carriere» ma che oggi «maggioranza e governo oggi sono meno sotto schiaffo della magistratura rispetto a Tangentopoli e anche al periodo berlusconiano».

Presidente Cicchitto, cosa ne pensa del caso Delmastro e la recente sentenza che lo ha condannato a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio?

Penso che sia tutto paradossale. Sembra una sentenza fatta apposta per smentire la faccenda della separazione delle carriere, per cui i pm diventano garantisti e chiedono l’assoluzione, e il magistrato giudicante lo condanna. È un elemento paradossale, vista la situazione di scontro tra quasi tutta la magistratura e il governo. Se dovevano fare un manifesto elettorale questo era perfetto. Parliamoci chiaro, non avviene quasi mai che i pm chiedano l’assoluzione e la magistratura giudicante punisca. Quindi il dubbio che sia stato un manifesto elettorale io lo esprimo.

Il caso partì dalle accuse di Donzelli ai parlamentari Pd che avevano parlato con dei mafiosi in carcere: vista la sentenza, FdI si tirò la zappa sui piedi?

Intanto diciamo che nel merito non sono in grado di valutare giuridicamente se ci sia stato o meno lesione del segreto, che secondo i pm non c’è stata, ma al netto del “manifesto” è una sentenza problematica. Dopodiché però aggiungo che la scenata messa in atto sulla base della dritta data da Delmastro a Donzelli era destituita di fondamento, fatta solo da chi o forza troppo le cose o ignora come vanno le visite dei parlamentari in carcere. Avendone fatte tante, so come funzionano. Magari uno vuole visitare un carcerato, te lo fanno visitare, ma per buon senso e intelligenza il direttore del carcere ti fa fare un giro del carcere, per cui poi uno parla anche con altri detenuti. Io ho incontrato brigatisti, stupratori, mafiosi, ma questo che vuol dire? Avevo forse un rapporto preferenziale con questi individui? Ma per favore…

In ogni caso le opposizioni hanno chiesto le dimissioni Delmastro così come quelle di Santanchè, che per ora rimangono al loro posto.

Le dimissioni sono una questione di opportunità politica. Si è colpevoli al terzo grado di giudizio, poi c’è una valutazione di opportunità e di senso politico che prescinde dalle “regole”. Il caso Delmastro è tutto politico e dunque non c’è “obbligo” di dimissioni ed è tutta una partita politica. Il caso Santanché è diverso perché l’errore è all’origine. Non doveva essere nominata ministra e per di più mettendola al Turismo si peggiorano solo le cose. Un conto è un reato “politico” come quello di Delmastro, altro conto sono i reati di cui accusata Santanchè. Ma è una mia opinione.

Tutto questo influisce sul dibattito tra governo da un lato e opposizione e magistratura dall’altro?

Indipendentemente dall’attuale e nuovo capo dell’Anm, c’è un ingranaggio infernale sotto la storia della non separazione delle carriere. Non è solo una questione di “andare a prendere il caffè insieme”. È molto peggio. Essendo il Csm diventato un carrierificio e siccome le correnti sono tutte fatte da pm, succede che con il Csm unico in effetti i pm di fatto intervengono anche sulle carriere della magistratura giudicante. C’è anche una questione che attiene alla logica del processo, cioè bisogna far sì che difesa e accusa siano messe sullo stesso piano e che la magistratura giudicante sia totalmente terza. È una catena che va fatta saltare e infatti vediamo le resistenze che questa riforma provoca.

Ci sono legami tra queste vicende e i casi Almasri e Paragon, che tanto stanno facendo discutere?

Bisogna vedere le cose da tutti i lati. Sulla faccenda Almasri molte cose sono ancora da chiarire. Intanto non capisco perché non sia stato messo il segreto di Stato. In secondo luogo il dibattito parlamentare, che ho seguito, è stato disgustoso. E nessuno ha fatto un discorso di verità. La Cpi ha giocato sporco, perché non è possibile che si permetta a un personaggio del genere di girare per giorni in Europa, compresa la Germania, e appena mette piede in Italia lo fai arrestare. Il governo si è attaccato a clausole leguleie, l’opposizione ha fatto un’indegna cagnara demagogica e nessuno ha fatto un discorso di verità, e cioè che se lo tenevamo in galera ci saremmo trovati qualche bomba agli impianti dell’Eni, con duemila italiani che lavorano in Libia a rischio e con decine di barconi di immigrati pronti a partire. Serviva il segreto di Stato, punto.

A proposito di rapporto tra politica e magistratura, Forza Italia ha proposto la reintroduzione dell’immunità parlamentare in toto. È d’accordo?

L’immunità parlamentare è sacrosanta. Si dice sempre che la nostra Costituzione sia la più bella del mondo, ebbene nella Carta c’era l’assoluta autonomia della magistratura ma c’era anche l’immunità per come l’abbiamo sempre conosciuta. Non come riformata nel 1993. Si dovrebbe ripristinare l’autorizzazione a procedere e ripristinare con cifre vere il finanziamento pubblico ai partiti dopo l’operazione ignobile e ipocrita del 1974. Ma l’immunità deve per essere accompagnata da una realizzazione dell’effettiva democrazia interna dei partiti. Se do finanziamento pubblico ai partiti non è che vale solo per l’attuale segretario e maggioranza di quel partito.

Cosa è cambiato rispetto agli scorsi decenni nel rapporto tra governo e magistrati?

Quel che è cambiato è che maggioranza e governo oggi sono meno sotto schiaffo della magistratura rispetto a Tangentopoli e anche al periodo berlusconiano. Questo deriva da vari fattori, in primis il fatto che questo governo gode di un buon consenso popolare. Inoltre c’è un’opposizione rappresentata da Pd e M5S che è molto meno forte di quanto fosse quella del PCI. In terzo luogo, e infine, c’è un presidente della Repubblica che è garantista.