L'Anm si divide sulla “regolamentazione della partecipazione dei magistrati alle iniziative organizzate dai partiti politici”. A prevalere, alla fine, è il fronte formato dalle correnti progressiste AreaDg e Magistratura democratica insieme con la “centrista” Unicost e Articolo CentoUno favorevole senza se e senza ma agli interventi in qualsiasi tipo di consenso. Minoritaria dunque la posizione di Magistratura indipendente, che aveva chiesto di inserire il tema all'ordine del giorno del Comitato direttivo centrale dell'Anm, il cosidetto "parlamentino", in corso a Roma: il gruppo "di centrodestra", da cui proviene il neopresidente dell'Associazione magistrati Cesare Parodi, era propenso ad un self-restraint dei colleghi.

Secondo Gerardo Giuliano "la magistratura deve essere più vicina ai cittadini e ai lavoratori del settore giustizia e più lontana dai partiti politici, sia che si tratti del Pd sia che si tratti di Fratelli d'Italia. Non vogliamo essere tacciati di collateralismo. Frequentiamo meno i circoli di partito e di più, ad esempio, i sindacati di polizia giudiziaria e il personale amministrativo".

L'esponente di "Mi" vuole evitare strumentalizzazioni e puntare il dito contro qualche collega in particolare. Ma da settimane nelle chat delle toghe non si fa che commentare due episodi. Primo: la partecipazione dell'ex presidente dell'Anm Eugenio Albamonte a un dibattito, organizzato da un circolo romano del Pd, insieme con la responsabile Giustizia dem Debora Serracchiani sulla separazione delle carriere. Secondo "caso", un'iniziativa del partito di Giorgia Meloni , organizzata a fine marzo a Napoli e incentrata proprio sulla riforma dell'ordinamento giudiziario: erano previsti gli interventi dei magistrati Giuseppe Cioffi e Luigi Bobbio che alla fine, senza spiegazioni, hanno dato buca.

Gerardo Giuliano aveva poi presentato, per "Mi", un documento in cui si leggeva: “L’Anm auspica che i colleghi declinino l’invito a partecipare ad eventi organizzati in via esclusiva da partiti politici. La partecipazione a siffatti incontri danneggia l’immagine della magistratura tutta davanti all’opinione pubblica. Chiaramente l’Anm non mancherà di esprimere la propria posizione in convegni, incontri con la cittadinanza ed in eventi organizzati dai gruppi parlamentari, nazionali o regionali, ai quali è opportuno che partecipino magistrati che ricoprono ruoli nell’ambito dell’Anm o delegati”.

A dare manforte al collega è intervenuto Stefano Ammendola: “È riprovevole” per un magistrato “andare in un circolo di partito: come disse Rosario Livatino ‘Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili’”.

Il tema è tra quelli più caldi della discussione del parlamentino dell’Anm: la questione, benché posta come primo punto dell’odg, viene congelata all’inizio della mattinata. I gruppi si riuniscono nei corridoi del Palazzaccio per tentare di arrivare ad una mozione unitaria. Nulla da fare: alla ripresa dei lavori si presentano spaccati dinanzi al Cdc. Passa a maggioranza la linea delle toghe progressiste – Area, Md - insieme anche ai centristi di Unicost e agli indipendenti dei CentoUno. Nel loro documento, invece, viene richiamata più volte la Corte Costituzionale, in particolare le sentenze n. 224/2009 e n. 170/2018 in cui la Consulta “è tornata ad affermare che il cittadino-magistrato gode certamente dei diritti fondamentali di cui agli artt. 17, 18 e 21 Cost. L’esercizio di questi ultimi diritti gli consente di manifestare legittimamente le proprie idee, anche di natura politica, a condizione che ciò avvenga con l’equilibrio e la misura che non possono non caratterizzare ogni suo comportamento di rilevanza pubblica”. Viene poi richiamato il codice etico dell’Associazione: “Il magistrato garantisce e difende, all'esterno e all'interno dell'ordine giudiziario, l'indipendente esercizio delle proprie funzioni e mantiene una immagine di imparzialità e di indipendenza. Evita qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine. Non accetta incarichi né espleta attività che ostacolino il pieno e corretto svolgimento della propria funzione o che per la natura, la fonte e le modalità del conferimento, possano comunque condizionarne l'indipendenza” ed ancora all’art. 9, ove si prevede che “il magistrato assicura inoltre che nell'esercizio delle funzioni la sua immagine di imparzialità sia sempre pienamente garantita”. La conclusione a cui si giunge è che dunque “non è necessario rivolgere alcun invito ai magistrati ad osservare regole di comportamento già evidentemente esistenti né tanto meno immaginarne ulteriori, né offrire il fianco per disegnare illeciti disciplinari di nuovo conio che vorrebbero impedire anche la mera possibilità di offrire un contributo tecnico sulle riforme in atto”.

Negli interventi dei favorevoli alla mozione di maggioranza è poi emersa la necessità di non potersi tirare indietro proprio in questo momento: bisogna poter occupare tutti gli spazi di discussione se si vuole vincere il referendum promosso dal governo e in primis dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Al termine del dibattito è giunta la critica di Stefano Celli, di Magistratura Democratica: "credo che oggi il gruppo di Mi si sia presa la responsabilità di dividere, seppur in minoranza l'Anm. Ne prendo atto con rammarico. Capisco che uno tenga a certi punti però nel momento in cui c'è un bene più grande da preservare si rinvia la battaglia per quel punto a quando le acque saranno più tranquille". Il bene superiore è quello dell'unitarietà dell'Anm, la sua compattezza nel momento in cui va affrontata la campagna referendaria, durante la quale non si può, a detta della maggioranza dell'Anm, offrire alla politica un pretesto per spaccare il fronte della magistratura, indebolire dinanzi ai cittadini, accusarla di essere politicizzata agli occhi degli elettori. Celli ha poi concluso con un riferimento all'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio: " un collega che faceva notoriamente parte di Mi - e mi riferisco all'onorevole Mantovano - dopo essere stato in Parlamento provenendo dai ranghi della magistratura è tornato in Puglia e ha fatto per anni il responsabile politico di Alleanza Nazionale. E poi è tornato a fare il magistrato ed è andato anche in Cassazione e nessuno ci ha trovato niente da ridire e io non ci trova nulla da ridire, però cari amici di Mi voi avreste dovuto trovare qualcosa da ridire e dovevate dire 'vattene' e invece ho controllato: Mantovano Alfredo risulta in aspettativa fuori-ruolo, quindi è ancora magistrato Per me il problema non c'è, il problema è per voi ed è di coerenza”.