Circa l’80 per cento dei magistrati ha scioperato contro il ddl di riforma costituzionale per la separazione delle carriere: a comunicare il dato è stato il segretario generale dell’Anm Rocco Maruotti al termine dell’assemblea che si è tenuta questa mattina al Cinema Adriano di Roma, dopo il flash mob sulla gradinata della Cassazione.

I numeri saranno affinati nelle prossime ore ma si attendono comunque quelli ufficiali che verranno forniti dal ministero della Giustizia nella tarda mattinata di domani. Intanto, però, i magistrati esultano e tirano un sospiro di sollievo: l’Anm si riscopre compatta dopo il flop dell’astensione contro la riforma Cartabia che vide l’adesione solo del 48 per cento delle toghe. «Risultato molto positivo», ha commentato a caldo con il Dubbio il presidente del “sindacato” delle toghe Cesare Parodi.

Gli abbiamo chiesto anche un commento su quanto detto dal presidente della Repubblica e del Csm, Sergio Mattarella, due giorni fa durante il plenum che ha nominato il nuovo Pg della Cassazione, quando ha sottolineato la necessità di «assicurare l’irrinunciabile indipendenza dell’ordine giudiziario». «Direi che il Presidente Mattarella ancora una volta ha dimostrato una straordinaria sensibilità e intelligenza andando al cuore del problema – ha commentato Parodi -. È una garanzia per tutti noi, le sue parole sono quanto di meglio noi ci possiamo aspettare in tutte le occasioni e anche in questo caso mi pare abbia sottolineato un aspetto fondamentale del rapporto tra la magistratura e la società civile, ossia la nostra indipendenza. Se noi non siamo indipendenti non siamo in grado di garantire gli interessi e i diritti di tutti».

In prima fila sui gradini del Palazzaccio la presidente di Magistratura democratica, Silvia Albano: «Il significato di questa giornata è cercare di far conoscere ai cittadini le conseguenze della riforma della Giustizia. D’altro canto, il governo in più occasioni ha lasciato intendere quali siano gli obiettivi. Ogni volta che sono stati adottati provvedimenti sgraditi alla maggioranza di governo è stato detto “ci vuole la riforma della giustizia”. Mi pare che gli obiettivi reali di questa riforma siano molto chiari».

Mentre in tutta Italia si tenevano le manifestazioni pubbliche dei magistrati, dalla riunione di maggioranza di Palazzo Chigi filtravano voci di una possibile apertura al dialogo con Anm, ma a frenare il tutto ci ha pensato lo stesso Maruotti nel suo intervento ufficiale: «Lo voglio dire ancora una volta, chiaramente: di fronte ad una riforma così non ci sono margini per una trattativa, in quanto autonomia e indipendenza della magistratura non sono negoziabili, semplicemente perché sono beni comuni e non sono nella disponibilità dei magistrati, per cui, sia chiaro, che non ci sono per noi soluzioni di compromesso o possibili accomodamenti al ribasso». Diverse le reazioni alla giornata di astensione.

«Scioperare è legittimo», ha detto il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, a margine del question time in Senato. «Il problema è che lo sciopero non crea problemi al governo, allunga però i tempi dei processi». Mentre Tommaso Calderone, capogruppo FI in Commissione Giustizia alla Camera: «Desidero complimentarmi, pubblicamente, con i magistrati italiani che hanno deciso di non aderire a uno sciopero, sostanzialmente, contro una legge e quindi contro i poteri dello Stato». Severo anche il giudizio del senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli, segretario della Commissione Giustizia di Palazzo Madama: «La sollevazione di arroccamento corporativo organizzata dall’Anm contro il disegno di riforma costituzionale della separazione delle carriere appare viziata nel merito, inaccettabile nel metodo, ed eversiva nei fini».

Diverso il parere del segretario nazionale di Sinistra italiana Nicola Fratoianni: «Giorgia Meloni è molto attiva nell’attaccare i magistrati, cui va tutta la nostra solidarietà perché scioperano per difendere la Costituzione. Lei, che ha detto tante volte di aver cominciato a fare politica per Paolo Borsellino, oggi forse dovrebbe fare una riflessione di fronte a tutta la magistratura, tutte le componenti, a prescindere dagli orientamenti politici, che scioperano unitariamente per difendere l’autonomia e la Costituzione».

Gli ha fatto eco Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, per cui i magistrati «hanno il nostro totale sostegno, noi abbiamo anche partecipato ad alcune loro iniziative: noi siamo al loro fianco, le sosteniamo perché in realtà loro stanno difendendo la Costituzione del nostro Paese». Ha parlato anche l’ex magistrato Antonio Di Pietro: «L’agitazione di oggi dell’Anm non la considero né eccessiva né contro il governo, ma semplicemente incomprensibile. Lo sciopero si fa quando c’è una parte debole contro una forte, come ad esempio lavoratori che rischiano il licenziamento. Ma in questo caso siamo di fronte a poteri dello Stato che hanno tutte le sedi per confrontarsi, che non sono la piazza, ma le commissioni Giustizia in Parlamento, il Csm e poi c’è il Capo dello Stato che coordina tutto».