È una vicenda che sta facendo discutere tutta la città di Catania e ha già varcato i confini regionali. E si è verificata nella stessa città dove alcuni anni fa venne filmata dalla polizia, mentre protestava al porto, l’ex giudice Iolanda Apostolico, che pochi anni dopo, da magistrato del tribunale di Catania, ha disapplicato il “decreto Cutro”. Come allora anche oggi a suscitare attenzione sarebbero alcuni filmati effettuati dalla polizia durante alcune manifestazioni, ma direttamente all’interno del corteo, con uno stratagemma che non sarebbe potuto passare inosservato per tanto tempo.

L’episodio sarebbe accaduto nel corso degli ultimi tre cortei catanesi svoltisi nelle ultime settimane e riguarderebbe un poliziotto che si sarebbe finto giornalista di una testata catanese per infiltrarsi nelle manifestazioni munito di telecamera e filmare i manifestanti. Gli episodi si sarebbero verificati, a detta degli organizzatori, durante uno sciopero intrafemminista, poi nella settimana successiva in occasione di uno sgombero di un immobile occupato abusivamente. E infine il 30 marzo, durante un corteo pro Palestina che è sfilato per via Etnea, il corso principale della città. In tutte e tre le occasioni i manifestanti si sarebbero trovati a sfilare in corteo con quest’uomo, che si sarebbe presentato ad alcuni organizzatori come un giornalista, ma che in realtà sarebbe poi risultato un poliziotto successivamente individuato accanto alle camionette della polizia.

Il fatto in sé stesso non avrebbe avuto la valenza che ha avuto successivamente se l’agente non si fosse presentato come un giornalista, con telecamera munita di logo de “La Sicilia”, il quotidiano cartaceo della città. In una occasione, sostiene un manifestante sentito dal giornalista della testata on line “Meridionews” ( che ha divulgato per prima la notizia), i sospetti giornalisti muniti di telecamera con logo del quotidiano sarebbero stati addirittura due. Sulla vicenda è intervenuta anche la direzione de “La Sicilia”, che ha categoricamente smentito che il cronista appartenga alla sua redazione.

Nello stesso tempo il responsabile della redazione ha reso noto, attraverso una dichiarazione pubblicata sul sito della testata, che «i giornalisti de “La Sicilia” non adoperano telecamere durante i loro servizi e che l’investigatore in questione ha potuto garantirsi una copertura agendo di propria iniziativa e senza che la redazione ne fosse al corrente. Del fatto conclude la direzione del quotidiano - è stata da noi informata tempestivamente la Questura che, attraverso i propri vertici, ha garantito un intervento immediato e risolutivo».

Sulla vicenda è intervenuta anche l’associazione siciliana della Stampa e la sua sezione di Catania che riferendosi a quanto sarebbe accaduto durante le ultime manifestazioni, ha considerato l’episodio «un’azione inappropriata e in contrasto con i principi di trasparenza che devono contraddistinguere l’operato delle forze dell’ordine». Gli episodi sono stati fortemente stigmatizzati anche dagli organizzatori di alcune delle manifestazioni “prese di mira”.

Per l’avvocato Pierpaolo Montalto, segretario regionale di Sinistra Italiana e primo firmatario della richiesta di autorizzazione per la manifestazione Pro Palestina ha commentato gli episodi. «Un poliziotto che si finge di essere giornalista in un contesto cittadino dove ci conosciamo tutti fa un maldestro tentativo di passare inosservato. L’episodio è grave sotto il profilo della tutela del giornalista perché da domani un reale cronista che dovesse trovarsi all’interno un corteo in piazza rischierebbe di suo. Viene anche sminuita la figura del giornalista che è in quel corteo solo per raccontare i fatti. La cosa che più mi è dispiaciuta è che l’intensificarsi dei filmati delle forze dell’ordine si verifica quando tutto il comitato “Catanesi solidali col popolo palestinese” di cui Sinistra italiana fa parte, coinvolge all’interno dei cortei i giovani arabi che si sono aggregati alla manifestazione del 30 marzo. Ecco questa, secondo noi, è la cosa più grave».