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PIETRO GAETA
È l’avvocato generale dello Stato Pietro Gaeta il nuovo procuratore generale della Cassazione. Il plenum del Csm lo ha scelto come successore di Luigi Salvato, che dall’11 marzo lascerà il posto a Palazzo Cavour per sopraggiunti limiti d’età, con 20 voti contro i nove accordati a Pasquale Fimiani, anche lui avvocato generale. A votare per lui anche Salvato e la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano, che lo affiancherà assieme a Fabio Pinelli nel Comitato di presidenza.
Nessun accenno, durante la discussione - presieduta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella - alle polemiche che hanno spaccato la V Commissione, quando l’invito del Capo dello Stato ad arrivare con una candidatura unica è stato disatteso. Ad agitare la Commissione le ormai arcinote chat di Palamara, tirate fuori dalla laica della Lega Claudia Eccher, relatrice della pratica pro Fimiani. Secondo l’interpretazione dei laici di centrodestra, Gaeta – candidato di Magistratura democratica, la corrente più osteggiata dal governo Meloni, la cui candidatura era sostenuta dal laico di Iv Ernesto Carbone – avrebbe cercato di ottenere un incontro con Palamara nel periodo in cui era in ballo per una promozione. Non direttamente, ma attraverso l’intermediazione di Pina Casella, sostituto procuratore generale della Cassazione in quota Unicost, la stessa corrente di Palamara. Fu lei ad organizzare un incontro tra i due, del quale non si hanno notizie. La promozione di Gaeta arrivò a febbraio 2019, quando Palamara non era più al Csm. Era comunque il candidato più titolato, l’unica scelta possibile per quel posto in ballo, tanto che venne approvato all’unanimità dal plenum. Il sostegno di Palamara, dunque, non era necessario, né vi sono prove che effettivamente ci sia stato. Ma la vicenda è stata il pretesto per spaccare nuovamente il Consiglio. La polemica era stata poi annacquata durante la stesura delle relazioni, quando i riferimenti all’ex presidente dell’Anm sono stati cancellati, proprio per evitare polemiche davanti al Capo dello Stato. Eccher non ha però rinunciato ad un piccolo riferimento al caso, sottolineando come Fimiani non sia mai stato «attenzionato dagli organi di informazione» e non sia mai stato al centro di «polemiche», ma citato esclusivamente «per l’attività giuridica». Un vero e proprio «modello per i giovani magistrati», ha sottolineato, di fatto tirando l’unica piccola stoccata concessa in un momento così solenne. Eccher ha poi lodato tutti i magistrati - quattro in totale - che si sono candidati al prestigioso ruolo, così come hanno fatto tutti gli altri consiglieri intervenuti. Lo stesso Mattarella ha riconosciuto l’alto valore di tutti i candidati, dicendosi sicuro che «le qualità di Gaeta gli consentiranno di assicurare una guida salda alla Corte di Cassazione, dove è già un punto di riferimento». E dove contribuirà in maniera positiva, ha sottolineato, «all’attività di questo Consiglio», che avrà il compito, tra le altre cose, di dare attuazione completa alla riforma Cartabia. Ma non solo: Mattarella ha rinnovato al Consiglio «l’augurio di procedere con impegno nella sua attività di così alto valore costituzionale, concorrendo, attraverso il governo autonomo, ad assicurare l’irrinunciabile indipendenza dell’ordine giudiziario e di contribuire alla serenità della vita istituzionale».
Il voto ha registrato la spaccatura di Magistratura indipendente, con quattro voti a favore di Gaeta e tre a favore di Fimiani. Complice, come raccontato dal Dubbio, il ruolo di Gaeta quale accusa nei procedimenti disciplinari in occasione del Palamaragate, quando il neo nominato procuratore generale chiese e ottenne la sospensione di alcuni esponenti di Mi, facendo anche parte del team di Piazza Cavour che mise sotto accusa l’attuale segretario generale di Mi, il giudice d’appello Claudio Galoppi (che fu poi “assolto”).
Tra le file di Mi è stata Bernadette Nicotra la prima a esplicitare la sua preferenza per Fimiani, esprimendo rammarico «per non essere riusciti a portare in plenum una indicazione unitaria e condivisa». Pur trattandosi di «due nomi di indiscutibile ed eccezionale levatura», Fimiani sarebbe stato, a suo dire, il candidato in possesso delle caratteristiche necessarie per occupare un ruolo direttivo, ovvero «umiltà, onestà intellettuale, disponibilità al dialogo e al confronto» e propensione alla «ricerca di soluzioni condivise», per una «gestione partecipata degli uffici» che rappresenta il «miglior antidoto al verticismo». Gaeta, ha però sottolineato Cassano, anche lei di Mi, ha evidenziato le «alte idealità sottese» al suo impegno lavorativo, la «costante ricerca della metodica del dubbio per sfuggire a risposte precostituite alle sempre più sofisticate domande di giustizia». Un magistrato caratterizzato da «riserbo, rigore morale, sobrietà e capacità reale di ascolto delle ragioni altrui». Una figura, ha sottolineato, che «onora l’intero ordine di appartenenza e che con la sua testimonianza fornirà un contributo rilevante per rinsaldare la fiducia nell'amministrazione giudiziaria». Forte anche l’endorsement di Salvato, che pur evidenziando - come tutti - l’eccellente professionalità di entrambi, «per me collaboratori preziosi», ha scelto Gaeta come suo successore. «È un vanto, per l’ufficio della procura generale» avere due figure di così alto livello, a «dimostrazione dell’elevato livello qualitativo» dell’ufficio. Una funzione complessa, quella di procuratore generale, «per la dimensione nazionale, per la molteplicità dei compiti» al cui interno «non si può operare da solisti». E «ferma la stima grandissima per entrambi, la storia professionale di Gaeta mi conduce ad esprimere il mio voto per lui», in magistratura dall’età di 23 anni, «segno di una professionalità» e di una «capacità tecnica fuori dal comune». Un uomo il cui ego, ha sottolineato, è sempre stato meno importante dell’ufficio nel suo complesso.
A margine è stata proprio Eccher a commentare il voto: «Ho votato convintamente Fimiani» perché «lo ritenevo il più titolato fra i vari candidati, tutti comunque di eccellente livello, avendo in tutta la sua carriera effettuato sempre attività giurisdizionale – ha dichiarato -. Peccato che la maggioranza dei togati abbia fatto scelte diverse, preferendogli il dottor Pietro Gaeta che per quasi un decennio è stato lontano dalle aule di giustizia ricoprendo l'incarico fuori ruolo di assistente di un giudice della Corte costituzionale. Incarico sicuramente prestigioso ma molto distante dalla quotidianità dell'esercizio della funzione giudiziaria richiesta per ricoprire il ruolo di pg della Cassazione. Non vorrei – ha concluso – che, a parte le polemiche apparse sui giornali in questi giorni, il voto dei togati sia stato condizionato dalle solite dinamiche che caratterizzano le correnti della magistratura».