Di seguito la nota inviataci dall’Onorevole de Raho in replica all’articolo del Dubbio dell’ 11 febbraio intitolato “Ma de Raho pensa davvero che sia giusto punire gli innocenti?”

Nell’interrogazione veniva evidenziata l’importanza della completa rappresentazione da parte dell’Italia del sistema delle misure di prevenzione e dell’autonomia del procedimento penale rispetto a quello della prevenzione, che non è fondato sulla responsabilità penale, ma sulla pericolosità sociale, che ha presupposti diversi.

L’interrogazione è stata presentata a seguito dell’intervento del procuratore generale presso la Corte di cassazione nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2024, sull’importanza delle confische di prevenzione e sull’evoluzione della normativa e della giurisprudenza, in materia. Il Ministero ha risposto evidenziando che alla Corte Europea, con diffuse argomentazioni, è stata sottolineata la differenza tra «partecipazione» e «appartenenza» ad una associazione di tipo mafioso ed è stata esposta la normativa internazionale ed europea in tema di

confisca. È stato adeguatamente sottolineato che nei procedimenti interni, in relazione al caso “Cavallotti”, non è ravvisabile alcuna violazione convenzionale. Ed è stato anche sottolineato che il giudizio nel procedimento di prevenzione non presuppone un giudizio di colpevolezza e non è fondato su un nuovo apprezzamento della responsabilità penale personale in ordine al reato precedentemente contestato, in quanto il tema della responsabilità penale è aspetto secondario per la diversità strutturale dei relativi presupposti.

Nell’interrogazione veniva richiamata l’attenzione del Ministro sulla migliore esposizione alla Corte Europea del sistema della prevenzione, affinché non si cadesse nell’equivoco dell’applicazione della misura di prevenzione sugli stessi elementi che avevano determinato l’assoluzione e che ciò fosse avvenuto in violazione di norme convenzionali.