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UNIVERSITA' FACOLTA' DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA
Gli ostacoli del percorso accademico, le difficoltà di accesso al mondo del lavoro e i redditi mediamente bassi rendono la professione forense un obiettivo sempre meno allettante per le nuove generazioni. Molti neodiplomati, attratti da percorsi di studio considerati più sicuri e vantaggiosi in termini di sbocchi professionali, stanno progressivamente abbandonando una facoltà un tempo apprezzata per la sua solida struttura didattica e per il prestigio delle carriere giuridiche. Questo fenomeno si inserisce in un più ampio cambiamento del panorama accademico italiano, in cui sempre più studenti scelgono corsi con una forte componente pratica e interdisciplinare.
Una tendenza confermata dal “Rapporto sull’avvocatura 2025”, elaborato da Cassa Forense in collaborazione con il Censis. Il calo è evidente già tra gli iscritti alla facoltà di Giurisprudenza: tra il 2010/ 2011 e il 2023/ 2024, le immatricolazioni sono diminuite di oltre 10.000 unità. Nel 2010 si contavano 28.029 nuovi iscritti, pari a circa 50 diciannovenni su mille, mentre nel 2023 il numero è sceso a 16.989, con meno di 30 studenti su mille che hanno scelto questa facoltà. Un calo del 39,4% in poco più di un decennio.
Il Rapporto evidenzia inoltre come il numero complessivo di iscritti abbia subito una graduale contrazione. Rispetto all’anno accademico 2010/ 2011, preso come riferimento ( indice 100), il dato ha toccato nel 2023/ 2024 il minimo storico del 65,5%. A questa diminuzione hanno contribuito non solo il naturale ricambio generazionale, ma anche un alto tasso di abbandono degli studi, un fenomeno critico non solo per Giurisprudenza, ma per l’intero sistema universitario italiano. Il numero più elevato di laureati si è registrato nell’anno accademico 2016/ 2017, con un incremento del 58% rispetto all’indice base.
La riduzione degli iscritti è attribuibile a una serie di fattori interconnessi. Il percorso di studi è impegnativo, sia per la mole di studio sia per le lunghe tempistiche necessarie al conseguimento del titolo. A ciò si aggiungono le difficoltà di accesso al mondo del lavoro: chi aspira alle professioni giuridiche più tradizionali deve affrontare ulteriori anni di formazione obbligatoria e tirocini prima di poter partecipare ai concorsi.
L’ingresso nella professione e la precarietà economica rappresentano un ulteriore deterrente. Il mercato dell’avvocatura è saturo e i redditi spesso inferiori a quelli di altri laureati magistrali. Di conseguenza, molti laureati scelgono percorsi alternativi, orientandosi verso impieghi nel settore pubblico o privato. Tuttavia, le aziende si trovano spesso a dover colmare il divario tra la formazione accademica e le competenze richieste dal mercato, a causa di un sistema universitario ancora troppo teorico.
Un ulteriore fattore che ha inciso sulla crisi della facoltà è l’esame di abilitazione alla professione forense, che negli anni ha subito diverse modifiche. Si è passati da tre prove scritte e un orale a due orali nel periodo Covid (2020- 2022), mentre dall’anno scorso l’esame prevede una prova scritta e una orale. Dal 2020 al 2023 il numero di candidati è drasticamente calato: dai 22.750 del 2020 ai 17.925 del 2021, ai 14.395 del 2022 fino ai 9.703 del 2023. Nel 2024, con l’esame ancora in corso, i candidati sono 10.316, in lieve aumento rispetto all’anno precedente.
Un altro dato significativo riguarda il tempo che intercorre tra il conseguimento della laurea e l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati. La fascia più numerosa è rappresentata da chi consegue la laurea in un periodo compreso tra quattro e sei anni ( 34,2%), seguita da chi impiega tra tre e quattro anni ( 28,2%). Solo una minoranza, poco più di un laureato su cinque ( 22,3%), riesce a rispettare i tempi previsti.
Infine, il 15,3% impiega sei o più anni. E dopo l’iscrizione all’Ordine il percorso verso l’autonomia economica si rivela spesso lungo e complesso. Solo il 19,8% degli avvocati riesce a raggiungerla entro i primi due anni di attività, il 17,8% impiega tra tre e quattro anni, mentre il 21,8% ci arriva dopo un periodo compreso tra cinque e sei anni. Più o meno la stessa percentuale ( 21,1%) è di coloro che necessitano di oltre sei anni per ottenere una stabilità economica. Importante, infine, il dato relativo a chi non l’ha ancora raggiunta: il 19,6% degli avvocati