«È un magistrato o un medico?», è stato l’ironico commento, durante il plenum di questa settimana, del togato indipendente Andrea Mirenda all’ennesima richiesta di “fuori ruolo” per un magistrato. Saturati da tempo tutti i posti possibili presso i ministeri, ad iniziare ovviamente da quello di via Arenula, adesso è il turno delle Commissioni parlamentari d’inchiesta come quella “Sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus Sars-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica”.

La Commissione, presieduta dal senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, ha chiesto ed ottenuto dal Consiglio superiore della magistratura il collocamento fuori ruolo della pm napoletana Paola Izzo. «Visto che non è allegato il curriculum della collega, sarebbe interessante conoscere se ha precedenti esperienze o studi in ambito sanitario o epidemiologico», ha aggiunto Mirenda, astenendosi, insieme ai togati Tullio Morello e Antonino Laganà, oltre al laico Michele Papa, dal votare la pratica. Quest’ultima, va detto, era però formalmente corretta in quanto nella richiesta di fuori ruolo non bisogna elencare le pregresse esperienze professionali del magistrato.

La circolare sui fuori ruolo, recentemente modificata, non prevede infatti da parte del Csm alcuna valutazione del curriculum del magistrato richiesto, confidando nella bontà della scelta ministeriale o parlamentare, limitandosi a dare il via libera con una motivazione “a stampone”. «Sussiste un interesse oggettivo dell’amministrazione della giustizia, in relazione alle ricadute positive dello svolgimento dell’incarico per l’esercizio della giurisdizione; tanto più considerando quanto importante è la presenza, in tale incarico, non di un funzionario proveniente da altra amministrazione bensì di un magistrato, portatore della cultura e della conoscenza della giurisdizione, nonché della propria autonomia ed indipendenza», è la frase standard con cui il Csm autorizza il fuori ruolo.

Ottenuto il via libera, la toga napoletana, fino al termine della legislatura, dovrà adesso supportare i lavori della Commissione nelle verifiche, ad esempio, relative all’acquisto di «banchi a rotelle per le istituzioni scolastiche allo scopo di garantire il distanziamento tra gli alunni», già peraltro oggetto in questi anni di numerose inchieste da parte di diverse procure. A parte ciò, la Commissione dovrà «accertare l’eventuale esistenza di un piano sanitario nazionale per il contrasto del virus Sars-CoV-2 e le ragioni della sua mancata pubblicazione e divulgazione, verificare i compiti e valutare l’efficacia e i risultati delle attività della task-force incaricata di coordinare ogni iniziativa relativa al virus Sars-CoV-2», e ancora «verificare il rispetto delle normative nazionali, europee e internazionali in materia di emergenze epidemiologiche e Piano pandemico».

Non poteva mancare, infine, una verifica e valutazione del «rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali costituzionalmente garantite nell’adozione e applicazione delle misure di contenimento adottate dal governo nelle fasi iniziali e successive della pandemia» e la valutazione dell’adeguatezza e della proporzionalità «delle misure adottate per la prevenzione e la gestione dei contagi in ambito scolastico, tra cui l’adeguatezza e l’efficacia delle misure di chiusura delle scuole e di approvvigionamento dei dispositivi di didattica a distanza, dei relativi software e degli strumenti igienico-sanitari».

«Qualcuno mi deve spiegare a cosa serve una magistrato in questa Commissione», ha aggiunto Mirenda, poi accusato dai colleghi in plenum di voler far polemica per cercare una facile visibilità. Il fuori ruolo della pm Izzo ha avuto anche un curioso antefatto. Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri l’altro giorno, nel suo periodico appuntamento nella trasmissione “Otto e mezzo” condotta da Lilli Gruber su La7, aveva duramente criticato la decisione del Csm di non voler ripianare l’organico del suo ufficio. Lo stesso Gratteri, però, proprio riguardo il fuori ruolo della sua giovane sostituta, aveva dato il mese scorso parere positivo, senza sollevare alcun rilievo sul punto.

Questa continua collocazione di fuori ruolo non può non stridere con le continue discussioni sulla mancanza di toghe da parte dell’Associazione nazionale magistrati. Il cortocircuito è di tutta evidenza: mancano magistrati nei tribunali e quei pochi che ci sono vengono mandati fuori ruolo in posti dove, come dichiarato dal togato Mirenda, rimane difficile comprendere quale possa essere il loro contributo.