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Il pm Musolino e il consiliere Csm Aimi
La partecipazione del Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria, Stefano Musolino, a un evento promosso dal Centro Sociale Nuvola Rossa – schierato contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto – ha suscitato una serie di reazioni istituzionali e mediatiche. A esprimere le sue riserve è stato il consigliere laico del Consiglio Superiore della Magistratura, Enrico Aimi, che ha affidato a una dichiarazione ufficiale le sue considerazioni critiche.
«Se è vero che ogni cittadino ha diritto di esprimere il proprio pensiero – ha affermato Aimi – è altrettanto innegabile che un magistrato, soprattutto in posizione semidirettiva, debba evitare qualsiasi occasione che possa compromettere la percezione della sua terzietà».
Nel merito, il Csm ha respinto la richiesta di trasferimento d’ufficio del dottor Musolino per incompatibilità ambientale, stabilendo che non vi siano i presupposti previsti dalla legge. Tuttavia, per Aimi la vicenda pone questioni più profonde e delicate, che toccano il rapporto tra il ruolo pubblico della magistratura e la libertà individuale dei suoi componenti. «Partecipare attivamente a eventi con una forte connotazione politica e critiche all’operato del governo – ha sottolineato – rischia di offuscare l’immagine di imparzialità che la magistratura deve sempre garantire».
Secondo il consigliere, la figura del magistrato richiede un «rigore istituzionale” che va ben oltre il rispetto formale delle norme. È anche una questione di immagine, fiducia e responsabilità nei confronti della collettività. «Il magistrato non deve solo essere imparziale, ma anche apparire tale. Un po’ come Pompea Silla, la seconda moglie di Cesare: non doveva solo essere onesta, ma anche apparirlo».
Aimi ha quindi richiamato l’esigenza di una “riflessione seria” sui limiti del diritto di espressione per chi esercita funzioni giudiziarie, affinché la magistratura continui a rappresentare un baluardo di equità e terzietà. Il rischio, ha avvertito, è che l'opinione pubblica maturi la percezione che non basti riformare la magistratura, ma che si debba addirittura rifondarla.
Critiche anche le consigliere di centrodestra Isabella Bertolini e Claudia Eccher, che avevano presentato la pratica. «Oggi (ieri, ndr) abbiamo compreso che è impossibile pretendere dai magistrati italiani riserbo e sobrietà quando parlano in pubblico. La maggioranza del Consiglio superiore della magistratura, con il voto compatto di tutti i togati, ha infatti bocciato la nostra richiesta di incompatibilità ambientale nei confronti del dottor Stefano Musolino, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, che nelle scorse settimane aveva partecipato ad un dibattito presso il Centro sociale “Nuvola Rossa” di Villa San Giovanni ed aveva aspramente criticato i recenti provvedimenti legislativi in materia di contrastato alla criminalità. Critiche che erano state poi reiterate in una sequela di sue interviste e comparsate televisive – si legge in una nota -. Il Csm non ha colto l’assoluta inopportunità della condotta di Musolino che mina in radice il principio costituzionale di terzietà ed imparzialità del magistrato. Anzi, durante il dibattito in Plenum abbiamo addirittura ascoltato da alcuni illustri magistrati che "è un bene che si sappia quali siano le idee politiche del magistrato" e che non bisogna quindi farne mistero. Peccato solo che i cittadini non possano scegliere da quale magistrato farsi giudicare. Ringraziamo la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano per aver voluto, invece, ricordare l’importanza del riserbo per il magistrato, fondamentale ai fini del suo prestigio e della sua considerazione».
Per l’indipendente Andrea Mirenda, «le consigliere Bertolini e Eccher si riferiscono all’intervento di Cosentino (Area). Ferma la fantasiosa ipotesi di un art.2 lg, come pure della rilevanza disciplinare di quel fatto, sono del tutto contrario alle considerazioni di Antonello Cosentino. Condivido, invece, la riflessione di Marco Bisogni, lì dove ieri diceva che in ufficio, per prudenza, nasconde anche i giornali che legge. E così che si deve fare – ha dichiarato -. Naturalmente le mie considerazioni critiche colpiscono anche i nostri capi di gabinetto, i nostri sottosegretari, i nostri parlamentari magistrati che dell’immagine di terzi età indipendenza hanno fatto strame…Insomma, è un problema che va aldilà della destra e della sinistra e mette al centro il senso dell’istituzione. E io pure ho improntato il mio comportamento esterno a questo principio, anche a tutela dell’indipendenza da me stesso e dal mio bias confirmation. Non credo, difatti, sia fruttuoso continuare a vivere nella bolla degli anni ‘60/70/80, dov’è effettivamente la magistratura giocó un ruolo importantissimo nell’attuazione dei principi costituzionali, specie nel passaggio dalle c.d. norme programmatiche a quelle dispositive. Come ho ricordato ieri in plenum, quel ruolo meritorio suppliva alla carenza dei corpi intermedi tra Stato e cittadino nella società civile di quegli anni. Ora, invece, nel III millennio – ha aggiunto -, si assiste ad un florilegio dei corpi intermedi, con tutti che dibattono di tutto, grazie anche ai social media. In questo contesto, allora, l’intervento del Magistrato - che ho definito, come avrebbe detto Giancarlo Pajetta del PCI - una sorta di “mosca cocchiera del movimento di avanguardia politica“ - appare frutto di una singolare reinvenzione della realtà, vista sotto la lente deformante del nostro pensiero autoreferenziale( cit. Berkeley). Un pensiero, purtroppo, anacronistico poiché indifferente ad una sensibilità sociale che, a torto o a ragione, oramai mal tollera la figura dell’arbitro-allenatore. In breve, fermo la libertà di manifestazione del pensiero anche per il Magistrato, il vero nucleo del mio ragionamento e se ciò giovi alla magistratura oppure no mettere becco su tutto senza averne la legittimazione politica, data la nostra legittimazione. Il dibattito logorante di ieri (oltre due ore e mezzo…) e i trancianti echi giornalistici di oggi ne danno prova lampante: quando entriamo nel dibattito politico, contribuiamo solo alla confusione generale che impedisce di capire chi fa che cosa.
Perdonate lo sfogo».