Dazi del 25 per cento sulle auto prodotte all'estero e del 20 per cento su tutto l’import dall'Unione europea, a partire dalla mezzanotte di oggi. Lo aveva annunciato ampiamente qualche giorno fa, e lo ha confermato nella lunga e solenne conferenza stampa tenuta alla Casa Bianca ieri pomeriggio, tarda sera in Italia.

Il presidente Donald Trump, dunque, è passato dalle parole ai fatti, condendo la notizia delle nuove tariffe sulle merci importante con una cospicua razione di slogan da campagna elettorale. «Il 2 aprile 2025», ha detto, «sarà ricordato per sempre come il giorno in cui l'industria americana è rinata. Per decenni il nostro Paese è stato saccheggiato, depredato, violentato e depredato da nazioni vicine e lontane, sia da alleati che da nemici, e in alcuni casi l'amico è stato peggiore del nemico». «Oggi (ieri, ndr)», ha aggiunto, «introdurremo dazi reciproci per i Paesi di tutto il mondo; questa è la nostra dichiarazione di indipendenza economica.

Stanno per accadere cose bellissime che aspettavamo da tempo. Il 2 aprile sarà ricordato per sempre perché è il giorno in cui ritorneremo a fare rinascere le finanze americane». Poi, l'annuncio di «uno storico ordine esecutivo che istituisce dazi reciproci sui Paesi di tutto il mondo. Reciproci significa che loro lo fanno a noi e noi lo facciamo a loro.

Molto semplice. Non potrebbe essere più semplice di così». «Per anni», ha detto ancora il presidente americano, «i lavoratori e le aziende statunitensi sono rimasti a guardare mentre altri Paesi si arricchivano a nostre spese, ma non sarà più così: ora è il nostro turno di prosperare. Migliaia di miliardi di dollari che utilizzeremo per ridurre le tasse e ripagare il nostro debito pubblico». Prima di mostrare ai presenti nel giardino delle rose della Casa Bianca un tabellone coi dazi a suo avviso vessatori che gran parte delle nazioni del mondo stanno attualmente applicando, accanto a quelli più “morbidi” che gli Usa applicheranno, Trump ha passato la parola ad un operaio metalmeccanico che ha manifestato tutto il proprio appoggio alla politica protezionistica.

Nel frattempo, sul versante politico interno, Trump si è trovato ad affrontare le prime avversità, con conseguenti fibrillazioni: dopo la sconfitta del candidato sostenuto dai repubblicani e in particolare da Elon Musk per la Corte Suprema nel Wisconsin, a beneficio del candidato targato dem, nel pomeriggio di ieri il sito Politico. com aveva pubblicato un retroscena secondo cui il presidente americano avrebbe riferito ai suoi più stretti collaboratori la notizia che Musk sta per abbandonare il suo incarico al DOGE, il dipartimento da lui guidato per condurre una severa spending review nella pubblica amministrazione a stelle e strisce. Secondo Politico, pur essendo soddisfatto del lavoro di Musk, Trump avrebbe detto che il miliardario preferirebbe tornare ai propri affari.

L'indiscrezione ha provocato un immediato rialzo delle azioni Tesla, a riprova che gli azionisti preferirebbero vedere il tycoon concentrato sulle sue aziende, ma poi è arrivata la smentita ufficiale da parte della Casa Bianca, attraverso un post della portavoce Biana Karoline Leavitti: «Questo ' scoop' è spazzatura», ha scritto Leavitt, «Elon Musk e il presidente Trump hanno entrambi dichiarato pubblicamente che Elon lascerà il servizio pubblico come dipendente governativo speciale quando il suo incredibile lavoro al Doge sarà completato». Qualche ora dopo, sullo stesso tweet è arrivato anche il commento tranchant del diretto interessato: «E' una fake news».