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Paragon "spione"
Sarebbero oltre 90 le persone, anche italiane, a essere finite nel mirino dello spyware Graphite della israeliana Paragon Solution. Questo il risultato del lungo report realizzato dal Citizen Lab dell’Università di Toronto, che ha analizzato vari casi di possibile spionaggio e a cui Meta ha inviato un messaggio di allerta dopo che i ricercatori canadesi avevano condiviso le loro ricerche con la casa madre di Facebook e WhatsApp.
In Italia i casi accertati riguardano il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, e due membri della Ong Mediterranea: il suo fondatore Luca Casarini e il co- fondatore Giuseppe Caccia. Le tracce analizzate certificano che, negli ultimi due casi, nei loro telefoni ci sarebbero tracce di infezione a partire dal 23 e dal 22 dicembre scorsi.
Secondo il report di Citizen Lab, nei telefoni Android di Caccia e Casarini sono state rinvenute tracce dell’infezione, che avviene con una serie di passaggi, denominati «zero- click flow» (flusso a zero click): «L’aggressore aggiunge la sua vittima a un gruppo WhatsApp, invia al gruppo un documento in formato Pdf, il telefono della vittima analizza in automatico il file e, sfruttando le vulnerabilità, Graphite viene caricato su WhatsApp».
Lo spyware, infine, aggira la ’Sandbox’ Android e si diffonde alle altre applicazioni presenti sul cellulare. Nel rapporto viene anche citato un quarto caso di possibile attacco, stavolta su un iPhone: si tratterebbe dello smartphone di David Yambio, cui Apple già il 13 novembre 2024 aveva inviato un avviso che riportava come il suo telefono fosse stato un obiettivo di uno spyware. Nelle analisi di Citizen Lab, e confermate da Apple, un tentativo di infezione sarebbe stato portato avanti già nel giugno scorso. Tuttavia, nel caso di Yambio, non è stato possibile collegare la minaccia a «qualunque indicatore che colleghiamo ad altri tipi di spyware».
E sulla vicenda Paragon torna anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Con una lettera al premier Giorgia Meloni, Renzi fa riferimento alla vicenda dell’autogrill di Fiano Romano, l’episodio della fotografia che lo ritrae in una stazione di servizio sull’autostrada insieme a Marco Mancini, all’epoca dirigente del Dis, chiedendo di levare il segreto di Stato. «Cara signora presidente - scrive l’ex premier-, se davvero credi alla trasparenza delle istituzioni e rispetti le opposizioni, ti chiedo di essere, per una volta, coerente. Ogni giorno che passa ripeti come un mantra la frase che non sei ricattabile. Siccome non lo sono nemmeno io, permettimi di dimostrarlo. Togli il segreto di Stato che è stato apposto sulla “vicenda autogrill”. Perché è davvero una barzelletta che l’Italia che riporta a casa il criminale libico senza spiegare in che cosa consiste il segreto di Stato, che l’Italia che non riesce a dire chi ha spiato con Paragon un giornalista o un attivista politico, metta il segreto di Stato per una banalissima fermata all’autogrill di un parlamentare dell’opposizione». «Io non ho problemi a conoscere la verità. Diceva un predecessore tuo e mio, molto più autorevole di entrambi, Aldo Moro: “Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta a essere coraggiosi”. Sii coraggiosa, Giorgia, se sei capace. Io non ho nulla da temere. E sotto la mia presidenza non si sono mai verificati strani casi come quello accaduto sotto casa tua, alla macchina del tuo (ex) fidanzato, nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 2023. Strani casi in cui in un primo momento sono stati chiamati in ballo uomini della tua scorta che poi, casualmente, sono stati allontanati dal tuo dispositivo», scrive Renzi. «Tutte cose che - sia chiaro- a me non interessano. A me non interessa di te, del tuo ex compagno, della tua macchina, della tua scorta. Mi interessa del Paese. L’Italia ha messo il segreto di Stato su una sosta all’autogrill. Non ti sembra ridicolo e assurdo? Togli il segreto, tu puoi farlo. E piuttosto vieni in aula e mettici la faccia, spiegando che cosa hai fatto sulla vicenda Almasri e chi ha utilizzato in modo illegittimo Paragon. Un saluto. A presto. Matteo», conclude la missiva consegnata in Senato.