Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, rischia una condanna severa per il caso dei falsi assistenti parlamentari. Secondo quanto emerso, potrebbe affrontare cinque anni di carcere, di cui due con pena detentiva, una multa di 300 mila euro e cinque anni di ineleggibilità. La sentenza, attesa per il 31 marzo, potrebbe compromettere la sua possibilità di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027. Nonostante la gravità della situazione, Le Pen ha dichiarato con serenità al quotidiano Le Figaro: «Non ci penso affatto» e ha aggiunto che «la paura non elimina il pericolo». Tuttavia, ha sollevato preoccupazioni sul possibile “scandalo del secolo” se venisse emessa una condanna con esecuzione provvisoria.

Al momento, il partito non ha organizzato riunioni strategiche per gestire una possibile condanna, ma alcuni membri esprimono preoccupazioni sul futuro di Le Pen come candidata. In caso di esclusione della leader, Jordan Bardella, attuale presidente del partito, potrebbe essere il candidato di sostituzione, ma la sua capacità di raccogliere consenso rimane incerta.

Qualunque sia l'esito della sentenza, la vicenda non sembra destinata a concludersi presto. Le Pen ha già annunciato che, salvo un’assoluzione che considera improbabile, presenterà ricorso in appello. Il caso dei falsi assistenti parlamentari coinvolge Le Pen e altri membri del Rassemblement National accusati di appropriazione indebita di fondi europei. Secondo l'accusa, tra il 2004 e il 2016 il partito avrebbe messo in piedi un sistema di contratti fittizi per finanziare i propri assistenti.