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Sara Campanella e Ilaria Sula
Due nomi, due storie spezzate, due tragedie avvenute a pochi giorni di distanza. Ilaria Sula e Sara Campanella, entrambe 22enni, sono le ultime vittime della lunga scia di femminicidi che continua a sconvolgere il Paese. Le loro vite sono state strappate con ferocia, in due città diverse ma con un unico denominatore: la violenza maschile.
Roma: Ilaria trovata senza vita in una valigia
Era scomparsa da San Lorenzo, a Roma, lo scorso 25 marzo. Il suo corpo è stato ritrovato il 1° aprile, chiuso in una valigia e gettato in fondo a un dirupo in un’area boschiva del Comune di Poli, in provincia di Roma. Si chiamava Ilaria Sula, studentessa di Statistica alla Sapienza, originaria di Terni. A dare l’allarme erano state le coinquiline, preoccupate per la sua sparizione.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, sarebbe stata uccisa a coltellate in un appartamento nel quartiere Africano e poi occultata in modo brutale. Un 23enne di nazionalità filippina, con cui Ilaria aveva avuto una breve relazione, è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere.
Messina: Sara uccisa per strada dal suo persecutore
Solo due giorni prima, un altro delitto aveva sconvolto l’Italia. Sara Campanella, studentessa universitaria a Messina, è stata accoltellata in pieno giorno, nei pressi dello stadio della città. L’assassino è Stefano Argentino, 27 anni, di Noto, che la perseguitava da tempo. Dopo due anni di ossessione, pedinamenti e attenzioni indesiderate, l’ha seguita fino a quel maledetto pomeriggio e l’ha colpita almeno due volte, una delle quali al collo, lasciandola morire in un lago di sangue.
Poco prima di essere aggredita, Sara aveva inviato un messaggio a un’amica: «Dove siete che sono con il malato che mi segue». Dopo la fuga, il 27enne è stato rintracciato in un B&B di Noto, riconducibile alla madre.
La riflessione che l’Italia non può più rimandare
Due giovani donne, due vite normali, spezzate da uomini incapaci di accettare un rifiuto o la fine di un rapporto. Ancora una volta, l’ennesima. Due delitti che sollevano domande urgenti sulla prevenzione, sulla protezione delle vittime, sull’efficacia degli strumenti legislativi e culturali per arginare una piaga che non accenna a diminuire.
Come ha sottolineato il procuratore di Messina, Antonio D’Amato, «La vittima non si era accorta del vero pericolo che correva. Non aveva mai denunciato».