Con un verdetto atteso da settimane e pronunciato in diretta televisiva, la Corte Costituzionale della Corea del Sud ha confermato oggi l’impeachment del presidente Yoon Suk Yeol, decretando la sua definitiva rimozione dall’incarico per aver proclamato la legge marziale il 3 dicembre scorso. Una decisione drammatica che chiude ufficialmente il mandato presidenziale di Yoon e che apre ora a una nuova fase politica per il Paese, con elezioni anticipate da convocare entro 60 giorni, probabilmente già il 3 giugno, secondo indiscrezioni della stampa sudcoreana.

Un colpo di mano sventato

Yoon era finito sotto accusa a dicembre per aver ordinato l’arresto di esponenti politici e per aver schierato l’esercito presso l’Assemblea nazionale, con l’obiettivo di impedire ai parlamentari di annullare il suo decreto. Un gesto che l’opposizione ha bollato come un tentativo di colpo di Stato, immediatamente stigmatizzato sia in patria che all’estero. Tuttavia, grazie alla prontezza del Parlamento, numerosi deputati sono riusciti a riunirsi e ad annullare la legge marziale appena sei ore dopo la sua proclamazione.

Il verdetto

La sentenza letta dal presidente supplente della Corte, Moon Hyung-bae, è immediatamente esecutiva. Si tratta di una decisione storica che segna una frattura profonda nella vita democratica della Corea del Sud, già scossa da mesi di paralisi politica e tensioni crescenti tra presidenza e Parlamento.

Le giustificazioni di Yoon

Yoon ha sempre negato qualsiasi intento golpista, sostenendo che la proclamazione della legge marziale fosse un “segnale d’allarme” per denunciare la presunta ostruzione dell’opposizione e la presenza, a suo dire, di “forze anti-statali” filonordcoreane nel tessuto istituzionale. Nella sua dichiarazione finale del 25 febbraio aveva invocato un appello al popolo per superare la “paralisi decisionale” e difendere l’autorità dello Stato.

Cosa succede ora

Con la destituzione ufficiale, la Corea del Sud entra in una fase di transizione delicata. La Costituzione impone l’organizzazione di elezioni presidenziali anticipate entro 60 giorni, e i partiti sono già in fermento per preparare una campagna elettorale che si preannuncia infuocata.

Il caso Yoon potrebbe avere ripercussioni durature sia sul piano interno, in termini di fiducia nelle istituzioni democratiche, sia sul piano internazionale, dove Seul è osservata con attenzione per i suoi equilibri strategici in un’area geopoliticamente sensibile come quella dell’Asia orientale.