Non sono ancora del tutto sveglia quando mi compare un scena che dovrebbe essere un varietà e invece è sempre più una parola tedesca. Musica, trombe, ilarità, tanto e tutto entusiasmo, una scatola di legno con la scritta “FRAGILE” in rosso che pare un po’ bara un po’ contenitore di quadri dalla forma strana (o forse quella cosa in cui il mago fa entrare la sua assistente o una gentile volontaria dal pubblico per essere tagliata a metà). Entusiasmo l’ho già detto?, si apre la scatola, esce una tipa vestita luccicosa. È molto bella e sorridente. “Chi è l’ospite misterioso?”.

Mi fanno male gli occhi perché non sbatto le palpebre da troppi secondi. “Benvenuta doc”, dice Alessandro Cattelan mentre mi sta andando per traverso il caffè. La doc è una psicologa ormai famosa su Instagram – qualunque cosa significhi – che si chiama Stefania Andreoli. I suoi post sono spesso #giftedby, #supplied e molte altre cose che mi fanno male agli occhi a leggere.

Ma il male agli occhi me lo tengo volentieri, ci mancherebbe. Quello che non mi tengo è una domanda: ma perché? Ma perché tutto deve diventare una festa delle medie? Ma è compatibile questa scena con un lavoro che ha un codice deontologico (a protezione della categoria e dei loro pazienti)?

Io vorrei chiedere a chi commenta entusiasta: ma davvero? Siete talmente abituati al filtro Tik-Tok che vi pare normale tutto? Che va bene che un professionista sculetti per raccattare clienti o consenso e un medico faccia i balletti per la stessa ragione? Ma vi fidate di questi esseri umani privi di senso del ridicolo? Va bene pubblicare le foto al mare, le foto in montagna, le foto col cane, le foto con libro su organi esterni che poi però devi commentare il libro?

Lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione” (articolo 28). Ma perché? Certo, i cuoricini sull’internet. Ma è rimasto qualche spazio su Marte in cui possiamo essere meno scomposti? Potreste chiedere se qualcuno vi presta la faccia che state facendo una brutta figura?

Non mi sento bene. E lo so, sono più domande. E io ho nostalgia della guerra fredda e di Giovanni Spadolini. Vorrei non sapere niente delle vite altrui (lo so, non sappiamo niente comunque nonostante questa pornografia ma vorrei che alcuni buchi della serratura rimanessero serrati anche sulla illusione di conoscerci).

Poi forse sono diventata una vecchia moralista ma se pago un medico, uno psicologo, un professionista vorrei proprio non trovarmelo sull’internet a fare le mossette e le smorfie e le dirette sponsorizzate e i balletti. Certo, sono libera di cambiare medico o psicologo.

Siamo diventati tutti scemi? Quando è successo? Quando abbiamo deciso che infantilizzare tutto fosse una buona idea? Si sopravvive a questa cosa? È possibile tornare indietro? Perché somiglia quasi tutto alle promesse scioglipancia e alle scimmie di mare?

Questa non è l’apologia della seriosa fatica da miniera, sebbene abbia confessato la mia nostalgia estetica per il secolo scorso. Io ho fatto il mio esame di storia della filosofia leggendo Luciano De Crescenzo perché i manuali mi annoiavano a morte e forse pure la storia della filosofia.

De Crescenzo, quanto mi manchi. De Crescenzo, il mio filosofo di riferimento ( poi della devastazione filosofica sull’internet parliamo un’altra volta). Nessun codice deontologico e nessun dio riuscirà mai a proteggerci e a evitare di renderci ridicoli, tutti Gigi Baggini su un tavolo “con la sua bella scarpa bianca” a elemosinare chissà cosa. Ma almeno un po’ meno di così si potrebbe?