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Giro di vite sulle procure che trattano l’indagato da colpevole: il bis garantista di Cartabia
L’accordo in maggioranza sulla riforma della giustizia, dopo giorni di trattative serrate, sembra avvicinarsi. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, infatti, ai ministri è stato distribuito un testo con le riformulazioni degli emendamenti governativi al ddl penale. «È un possibile accordo», spiega una fonte di maggioranza. Ora il nodo è capire «quanto sarà pesante lo scontento», dice un deputato che segue il dossier. Spiegando che «per motivi diversi, la mediazione non piace a FI e nemmeno ai Cinquestelle». L’accordo proposto non modifica il testo base sui tempi dei processi di appello e Cassazione, ma introduce la possibilità di ottenere proroghe per non far scattare la prescrizione in processi per reati di mafia e terrorismo, come chiedevano i pentastellati, oltre a quelli per traffico di droga e violenza sessuale, inseriti dopo le richieste della Lega. Il punto su cui restano le perplessità del Movimento riguarda sia la cosiddetta complessità dei reati a cui non applicare la prescrizione, criterio ritenuto troppo generico - spiega sempre la fonte parlamentare -, sia l’esclusione dell’aggravante per mafia dalla platea dei processi "prorogabili". Se «tutti saranno scontenti il giusto per non far ballare il governo in aula, la partita sarà chiusa», non usa mezzi termini un’altra fonte parlamentare. «I processi che riguardano i reati del 416 bis.1, che agevolano l’attività delle associazioni di tipo mafioso o si avvalgono dell’appartenenza alla mafia oltre al concorso esterno, non possono concludersi con un nulla di fatto. Cioè sulla mafia non si transige»: è quanto trapela dai vertici del M5S. «Per intenderci - spiegano le fonti - si tratta di casi come il tentato omicidio, corruzione, tentata strage, estorsione, riciclaggio, sequestro di persona commessi per agevolare la mafia».