Che l'intelligenza artificiale sia la strada del futuro, di un futuro ineluttabile, è idea ben chiara all'intera avvocatura. C'è però una comunità, all'interno della professione, che sperimenta già da tempo l'impatto dell'algoritmo: si tratta di Uncat, l' Unione Camere nazionali avvocati tributaristi , che chiude oggi la propria due giorni congressuale a Venezia, e che ha scelto non a caso di intitolare l'evento alla “Riforma tributaria al tempo dell'intelligenza artificiale” .

E sì: sul rapporto fra il contribuente e il potere tecnologico dell'amministrazione fiscale si gioca un match decisivo, per chi vuole scongiurare che il cittadino si riduca a “suddito”. L'associazione guidata negli ultimi due anni da Gianni Di Matteo è pienamente consapevole di quanto siano delicate le questioni in gioco, e così ha incrociato la «giusta celebrazione dei nostri primi 25 anni», come dice il presidente nella propria relazione introduttiva, col rilancio di un «alert sulla necessità che, alle informazioni raccolte dall'amministrazione finanziaria nelle proprie banche dati, corrispondano proporzionati strumenti difensivi».

Si festeggia, dunque, a Venezia. In una cornice semplicemente miracolosa: la bellezza delle volte e degli affreschi custoditi nella sede scelta per il congresso, la Scuola grande di San Rocco, e un clima che ricorda la Florida risarciscono, in qualche modo, l'Unione dei tributaristi. La premiano per aver fatta carico di un peso inusuale, nel panorama delle associazioni forensi specialistiche: condurre battaglie a beneficio non solo dei propri iscritti ma dell'intera avvocatura. «La guida fiscale che abbiamo presentato nello scorso mese di febbraio presso l'auditorium di Cassa forense è già un punto di riferimento per tutti i colleghi», rivendica con legittimo orgoglio Di Matteo, «tanto che le Camere territoriali degli avvocati tributaristi insistono, al pari dei Coa, nel chiederci repliche di quell'evento». Ma appunto, oltre a essere il “faro” di tutta la professione forense per gli adempimenti fiscali, l'Uncat è una vera e propria avanguardia nell'impegno per un uso corretto e bilanciato dell'Ia. Dal processo tributario da poco riformato può derivare un paradigma in grado di riverberarsi in tutti gli altri ambiti della giustizia e, quindi, dell'attività legale.

Si diceva della cornice straordinaria. Michele Tiengo , presidente della Camera tributaria veneta e “padrone di casa”, esprime una visibile soddisfazione, mista a sollievo, nelle parole che hanno aperto ieri mattina la due giorni e preceduto la relazione del presidente Di Matteo: «Noi siamo davvero degli anticipatori, nell'uso dell'Ia in ambito giudiziario e forense. Era centrata sull'impatto dell'algoritmo già la movimento di Uncat al congresso di Lecce. Abbiamo appena ricevuto la convocazione per le nuove assise nazionali forensi di Torino, in programma a ottobre: ​​sarà l'occasione per ribadire urgentizze a noi ben presenti». L'intelligenza artificiale negli accertamenti fiscali, nella fase cioè che precede l'eventuale contenzioso fra l'amministrazione e il contribuente, è un perfetto esempio del conflitto fra la pretesa di una giustizia «celere» e la «tutela del diritto di difesa», ribadisce Tiengo.

La relazione inaugurale della due giorni è, per Di Matteo, anche l'occasione per un bilancio di questi due anni di presidenza, «scanditi dalla riforma ordinamentale e da quella del processo tributario», così come «dalla sempre positiva interlocuzione con il viceministro dell'Economia Maurizio Leo , che è stata di per sé un riconoscimento dell'eccellenza rappresentata, ormai da Uncat». E Leo, nel videocollegamento con cui saluta le centinaia di avvocati accorsi da tutta Italia al congresso di Venezia, insiste sul fatto che «l'intelligenza artificiale sarà uno strumento a disposizione anche del contribuente. Oltre a quanto già sancito dallo statuto riguardo al concordato preventivo», osserva il numero due del Mef, «c'è anche la possibilità, per i soggetti di minori dimensioni, di accedere all'interpello in modo semplificato, proprio grazie alla consultazione delle banche dati dell'amministrazione finanziaria». Idea di un già possibile equilibrio condiviso dal direttore generale dell'Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone , intervenuto anche lui da remoto. Naturalmente i nodi da sciogliere restano: riguardano, fa notare Di Matteo, «le ben oltre 100 banche dati di cui, secondo l'analisi della Cgia di Mestre, l'amministrazione finanziaria dispone» (esattamente 170, come ricorda l'ufficio comunicazione di Uncat, ndr ). «Una quantità di informazioni così vasta che», aggiunge il presidente degli avvocati tributaristi, «lo Stato ammette di non aver ancora individuato il sistema per servirsene appieno». D'altronde già esiste un uso, di fatto ancora da disciplinare, di quei dati: è nella «analisi del rischio» condotta sul contribuente, da cui deriva il “destino” di quest'ultimo, cioè la possibilità di «sottoporlo o meno ad accertamento tributario: riteniamo un vulnus grave che tale impianto si regga su presunzioni, e che non si sia dato sufficiente spazio a quella prova per testimonianze che potrebbe costituire il solo valido bilanciamento».

Il confronto a cui si sono prestati Leo e Carbone ha visto impegnati, sul versante Uncat, non solo Di Matteo e Tiengo ma anche i rappresentanti di tutte le altre singole Camere territoriali che, nel resto della prima giornata, hanno sviluppato relazioni tecniche su diversi specifici argomenti. E tutti i problemi che la dialettica Uncatgoverno ha, di fatto, squadernato saranno materia per l'ulteriore dibattito che, stamattina, si svolgerà su un piano istituzionale: tra gli interlocutori ci saranno il vertice del Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria Carolina Lussana , il presidente del Coa di Venezia Tommaso BortoluzziFiorenzo Sirianni , che al Mef dirige il dipartimento delle “liti fiscali”. Di temi, la giornata di ieri ne ha proposti ancora altri, a cominciare dal «rapporto costante», ricordato ancora da Di Matteo, «con il Cnf e l'Ocf», a Venezia rappresentata dal segretario Accursio Gallo , «rapporto che si concretizza nella forte presenza di Uncat all'interno della commissione Diritto tributario del Cnf» coordinata da Vittorio Minervini .

Il presidente definisce la propria Unione come una «eccellenza»: è un titolo che l'avvocatura non esita a riconoscere, e che è destinato ancora a fare dei tributaristi una comunità “al servizio” dell'intera professione.