Noi avvocati del Comitato per il Tribunale della Pedemontana non possiamo più restare in silenzio. A maggior ragione dopo le ultime retoriche iniziative che tanto unilaterale eco han avuto sulla stampa.

Far passare l’idea che il progetto del Tribunale della Pedemontana sia un lusso, che il Veneto non può e non si deve permettere, è sterile ed egoista propaganda. È invero il progetto indicato quale modello dal Ministero della Giustizia per la imminente revisione della vecchia riforma della Geografia Giudiziaria. Sminuire, affossare o cercare di ridicolizzare chi crede nella bontà del progetto e si impegna a realizzarlo, con battute inaccettabili in un dialogo costruttivo, non è decoroso ma indice di mancanza di validi argomenti.

Non è spreco l’istituzione in Regione di un ottavo Tribunale, baluardo di legalità, strumento lungimirante, strategico ed economico per un Veneto tutto più sicuro e attrattivo. Al contrario, spreco è non utilizzare la Cittadella della Giustizia creata proprio per l’ottavo Tribunale del Veneto, e controproducenti sono gli effetti di un’organizzazione giudiziaria non corrispondente e non all’altezza delle esigenze di cittadini, famiglie, aziende e professionisti.

È infatti inequivocabile che con l’improvvida chiusura del Tribunale di Bassano e delle sedi distaccate venete si è registrata una crescente disaffezione e distanza dal sistema giustizia: molti, scoraggiati dalle difficoltà, dalle inefficienze e dall’aumento dei costi, hanno rinunciato a far valere i propri diritti in tribunale, come certifica anche Banca d’Italia. E molti operatori anche stranieri hanno rinunciato a investire nel territorio.

La volontà politica di riorganizzare la geografia giudiziaria in modo coerente e conforme al dettato costituzionale, istituendo l’ottavo Tribunale e aumentando anche visivamente la presenza dello Stato in Veneto, va a vantaggio di tutti. Il Tribunale della Pedemontana è occasione imperdibile per un’iniezione di forze e risorse in Veneto altrimenti impensabile, con benefici anche per i Tribunali di Vicenza, Padova e Treviso che, alleggeriti in circoscrizioni territoriali più snelle, offriranno una giustizia più rapida ed efficiente. Una più equa distribuzione del carico di lavoro oggi concentrato nelle tre sedi provinciali, riduce altresì il divario con le altre regioni quanto al rapporto Tribunale-numero di abitanti, qui oggi decisamente sfavorevole.

Oggettivo, poi, è come le due lamentele reiterate in questi giorni siano del tutto infondate. Quelli del no al Tribunale della Pedemontana (avvocati, magistrati, politici, sindaci) insistono dicendo che sfilerebbe personale ai Tribunali di Vicenza, Padova e Treviso; in realtà, in più occasioni, sia il Ministro Nordio che i suoi due Sottosegretari hanno garantito che verrà costituito un adeguato organico ad hoc non sottratto ai tre Uffici contermini.

Quelli del no al Tribunale della Pedemontana, poi, sembrano avere un altro mantra: “Sarà un tribunalino nemico della specializzazione!”. In realtà, il Dubbio dello scorso 17 marzo, riferendosi al progetto ministeriale, ha riportato: “L’organico del nuovo Tribunale è stato fissato in 28 magistrati giudicanti, con 84 amministrativi, e in 10 pm, con 36 amministrativi” (dimensioni da Tribunale grande e numeri di magistrati e personale tali da consentire l’agognata specializzazione).

Invitiamo quindi a guardare con ottimismo e rispetto all’istituzione del Tribunale della Pedemontana. Il progetto non è un’operazione contro qualcuno o contro aree vicine ma è il riconoscimento di un diritto calpestato e negato in un territorio particolarmente attivo, virtuoso, produttivo e troppo a lungo trascurato e sottovalutato. È un’opportunità per rafforzare la fiducia nelle istituzioni, la giustizia di prossimità, il dinamismo economico.

Firmato: Cristina Bertoncello Brotto, Antonio Mauro, Roberto Pozzobon, Francesco Savio, Giulia Vigna