Commenti & Analisi 27 Mar 2019 07:48 CET

I guastatori renziani non mollano

Il corsivo

Ieri, su questo spazio, ho suggerito a Nicola Zingaretti di impegnarsi per dare al Mezzogiorno una politica ed un’organizzazione degna di un partito del socialismo democratico. Matteo Renzi, che aveva promesso il lanciafiamme per bruciare ( politicamente) i notabili, li ha invece convertiti e assunti al renzismo clientelare, reclutando anche residuati della destra, fuoriusciti da Forza Italia.

Nella fase in cui il Pd di Renzi era in ascesa e governava, tutto si giustificava, si teneva e si digeriva. Poi sono venute le sconfitte e il Pd di Renzi alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 è sceso al 18,8% con una legge elettorale scritta da un renziano di ferro che ha reso più pesante la sconfitta dato che ha avvantaggiato soprattutto i grillini. Renzi e il suo manipolo non si sono rassegnati. La responsabilità delle sconfitte, secondo loro, non è da ascrivere al capo assoluto ma ad un complotto interno, al “fuoco amico”, a chi lo criticava. Dopo la sconfitta, per un anno il Pd è stato impegnato a preparare quel che chiamano congresso, cioè le primarie, mentre il senatore semplice Renzi, anziché competere con una sua lista, ha preferito lanciare messaggi equivoci e fare interventi politici con la pretesa di dettare la linea. Alle primarie ha giocato su due liste, quella di Giachetti e Ascani e quella di Martina e Richetti. Lista, quest’ultima che, in Basilicata, era sostenuta dai fratelli Pittella.

Entrambi questi fratelli, renziani di potere, hanno continuato a sostenere Renzi. Le elezioni in Basilicata sappiamo come sono andate. Sappiamo anche chi ha scelto il candidato presidente e chi ha fatto le liste. Tuttavia, il tenue mutamento del vento dovuto alla segreteria di Zingaretti ha spinto il centrosinistra al 33%. Nel 2018 il Pd di Renzi e di Pittella ebbe in Basilicata il 16,14%. Ebbene, oggi sui giornali leggo le vergognose dichiarazioni di Ascani ( adesso è anche vicepresidente del Pd di Zingaretti) la quale ha detto: «Abbiamo finito di esaltare per il secondo posto» ? Infatti, con Renzi erano al terzo posto. E il renziano deputato Luciano Nobili ha dichiarato: «Senza Renzi tutti felici a perdere». Con Renzi, invece, sappiamo com’è andata. E i Nobili erano nobilmente felici e contenti. Occorre osservare che queste sortite sono significative perché ci dicono quali sono i propositi del Capo: ci sarà la guerriglia anziché una battaglia politica aperta e leale con una corrente. Renzi non si rassegna, ma proprio questo comportamento ne fa solo un guastatore senza più prospettive politiche. La sua stagione politica è finita e se non se ne fa una ragione danneggerà soprattutto se stesso.

 

Commenti 14 Mar 2019 15:57 CET

Zingaretti stai alla larga dai “notariati”

Il corsivo

Guardo con attenzione, anche apprensione, cosa farà il nuovo segretario del Pd, Nicola Zingaretti, per ricostruire un partito di sinistra democratica in tutto il territorio nazionale. Vorrei anticipare le obiezioni di qualche cretino che osserverà: “volete rifare la “Ditta”, cioè un partito che somigli al Pci”. Siccome io avrò tanti limiti e difetti ma non sono un cretino, ripeto quel che ho detto altre volte: penso che occorra all’Italia e all’Europa un partito che nel 2019 guardi al futuro, a ciò che è, e può essere, la sinistra nell’epoca in cui viviamo.

Senza cancellare la storia – perché non si costruisce nulla sul nulla cogliendone quel che è vivo e quel che è morto. E la sinistra, a mio avviso, non è un cadavere da seppellire ma una storia che ha bisogno di un continuo rinnovamento in rapporto a quelle che sono le coordinate economiche, sociali, civili della società. Quindi, fare un partito di sinistra oggi significa radunare energie che gli diano una base politico- culturale sulla quale sia possibile indicare gli obiettivi di oggi nell’agone politico e quelli di una prospettiva a cui tendere.

Fatte queste considerazioni, vorrei dire a Zingaretti che se, come si legge sui giornali senza smentite e chiarimenti, vuole comporre la sua segreteria con tutti i segretari regionali vuol dire non volere costruire un gruppo dirigente e radunare quelle energie cui ho accennato.

Occorre, piuttosto, con pazienza e gradualità, esaminare cosa esattamente sia il Pd soprattutto nel Mezzogiorno, dove il tradizionale trasformismo si è moltiplicato in questi anni.

Berlusconi, nel Sud, ebbe una folla di adesioni. Poi, negli anni in cui il Pd è stato al governo, specie con Renzi, i residuati dei partiti di centro e di destra, politicamente disoccupati, si arruolarono per restare a galla nel potere locale.

La trasmigrazione è nelle cose che si son viste. Oggi, infatti, c’è la corsa verso la Lega di Salvini che, partendo da zero, tende a primeggiare. Comunque, ancora oggi nel Pd meridionale prevale un notariato multicolore. E tanti giovani che hanno, anche istintivamente, una vocazione politica di sinistra e fanno esperienze in tante associazioni, nel sindacato e nel volontariato, potrebbero e anche vorrebbero addirittura impegnarsi nella battaglia politica, in un partito che abbia un profilo chiaro e un quadro che lo possa esprimere.

So bene che non è questa un’opera che si possa realizzare dall’oggi al domani. Ma bisogna cominciare e dal centro bisogna inviare segnali forti dicendo che in questo partito si vuole raddrizzare la barra. La costruzione di un gruppo dirigente che si proponga questi obiettivi può essere il segnale di cui parlo.