Editoriale del Direttore 19 Apr 2019 10:27 CEST

Le macerie della stagione dei veleni

Mancano trentasei giorni alle elezioni Europee e i miasmi delle liti contrapposte e generalizzate appaiono inondare il quadro politico.

La stagione dei veleni è in pieno svolgimento.

Mancano trentasei giorni alle elezioni Europee e i miasmi delle liti contrapposte e generalizzate appaiono inondare il quadro politico. Lo scontro all’interno della maggioranza (ma c’è ancora?) è diventato strutturale coinvolgendo perfino lo Stato maggiore della Difesa e le prerogative di sindaci e Prefetti; mentre l’azione di governo segna il passo. Ma quel che più inquieta è la ricomparsa alla grande del dossier che da trent’anni pesa come un macigno sul Paese: la strumentalizzazione delle inchieste a fini politici.

Nelle ultime 48 ore, sulla base delle indagini dei magistrati, ci sono state le dimissioni della presidente della Regione Umbria, la pd Catiuscia Marini e l’indagine a carico del sottosegretario leghista Armando Siri.

A quest’ultimo il ministro Toninelli ha tolto le deleghe, mentre Luigi Di Maio ne ha chiesto le dimissioni. Sul fronte opposto Salvini: «Resti pure, ha la mia fiducia».

Contemporaneamente l’ex Ad dell’Ama, Lorenzo Bagnacani, ha presentato ai giudici materiale contro la sindaca Raggi.

Stavolta è partito l’attacco della Lega: due ministri, Centinaio e Stefani, e i capigruppo di Camera e Senato, hanno chiesto le dimissioni della prima cittadina romana.

Insomma invece di registrare una campagna elettorale centrata sulla Ue ( qualcuno se ne ricorda?) si assiste ad una sorta di tutti contro tutti che produce macerie.

Già. Ma poi chi ricostruisce?

 

Editoriale del Direttore 4 Apr 2019 06:37 CEST

Avanti così, in rigoroso ordine sparso

Il commento

A dispetto dei tanti che lo considerano un vecchio arnese da rottamare oppure il ricettacolo delle inconcludenze, in ventiquattr’ore il Parlamento ha dimostrato di essere il giusto teatro dove la politica si mostra ai cittadini. Martedì, infatti, l’aula della Camera ha votato all’unanimità la legge che vieta le porno vendette via social.

Al di là degli aspetti prettamente giuridici, si tratta di una maggiore tutela per i più deboli, soprattutto donne. Ieri, al contrario, sempre a Montecitorio è andata in scena la spaccatura della maggioranza su un ordine del giorno riguardante la castrazione chimica. Appoggiato da Lega e Fratelli d’Italia, il documento è stato bocciato da una convergenza tanto numerosa quanto sbilenca: Cinquestelle più Pd, con l’aggiunta di Forza Italia. E’ ovvio che si tratta di una convergenza puramente numerica e non politica. E’ però altrettanto ovvio che dimostra la frantumazione degli equilibri politici: tutti, non solo quelli pur decisivi della coalizione gialloverde.

I Cinquestelle si sono affrettati a sottolineare come quel voto sancisca l’impossibilità di una maggioranza alternativa di tutto il centrodestra. Indirettamente, è la conferma che è proprio ciò che temono: dopo le urne europee di maggio, un’alleanza a guida leghista con i numeri per governare. Ma la presenza di Forza Italia tra i contrari alla castrazione inquina qualsiasi combinazione basata sull’accordo – peraltro impraticabile – tra M5S e Democratici. Insomma quello che c’è non funziona, però non esiste nient’altro che possa sostituirlo. Come si esce dall’impasse? Matteo Salvini aveva immagina una strada per lui trionfale: vincere le Europee, sostenere che i numeri parlamentari non rappresentavano più i reali rapporti cdi forza politici, reclamare un rimpasto per guadagnare ministeri chiave. Strategia però abortita di fronte alla scontata indisponibilità pentastellata e alle perplessità del Quirinale. Tuttavia il nodo rimane: come si può andare avanti? Traccheggiare come negli ultimi mesi per continuare a detenere fette di potere è prospettiva suadente. C’è un sol problema: il precipizio della recessione. E lì furbizie e manovrette non possono bastare.

 

Commenti & Analisi 28 Mar 2019 07:20 CET

Crescita zero, l’Italia è ferma

Le previsioni del governo si infrangono sulla realtà. E adesso?

Crescita 0,1 per cento. Ma che crescita è? Crescita zero. Dobbiamo rifare i conti? La realtà bussa alla porta della campagna elettorale infinita e alle lenzuolate di propaganda che la avvinghia. Una realtà col volto della sofferenza. Matteo Salvini se la cava con una battuta: «Sono gufi», condito con il consueto “tanto non ci azzeccano mai”,; Di Maio è meno tranchant: «Preoccupazioni serie». La verità è che i dati della Confindustria fotografano una situazione economica disastrosa. L’Italia è ferma, i consumi sono al palo, lo spread ha falcidiato le risorse. Il crollo della fiducia delle imprese è diserbante per l’occupazione che infatti mostra segnali regressivi. I lavoratori dipendenti, scrive Confindustria, «sono tendenzialmente fermi, c’è un calo del lavoro a termine ma non è ancora compensato dai contratti a tempo determinato». Quanto a quota 100 e reddito di cittadinanza si tratta di misure che «daranno un contributo seppure esiguo» alla crescita, ma sono fatte in deficit, cioè con soldi che non ci sono. E perciò hanno avuto un impatto negativo sulla fiducia e sulle potenzialità di sviluppo.

Il governo correrà ai ripari con un provvedimento ad hoc che il Consiglio dei ministri dovrebbe varare domani. Chissà se basterà. Il nodo vero, tuttavia, è il Documento economico- finanziario che il ministro Tria deve predisporre per legge entro il 10 aprile. Il fatto è che il governo ha costruito la legge di Bilancio prima e su di essa lo scontro con la Commissione Ue dopo, sulla base di previsioni di crescita all’epoca considerate ultra ambiziose del 2 per cento, poi dimezzate.

Adesso i peggiori incubi sembrano materializzarsi. La crescita è fantasmatica, il rapporto deficit- pil è tornato sul livello giudicato mesi addietro inaccettabile e ora al contrario confermato. Su queste basi è l’intero impianto dei conti pubblici che va rivisto. La domanda è: chi lo fa?

In teoria la risposta è ovvia: il governo in carica. Però, appunto, è lo stesso governo che ha puntato su pilastri rivelatisi farlocchi. E poi dopo le elezioni europee di fine maggio, che governo ci sarà: quello attuale o un altro, rimpastato o sostitutivo? O addirittura si precipiterà verso elezioni anticipate?

Sia Salvini che Di Maio, e a maggior ragione il presidente del Consiglio Conte, assicurano che nulla cambierà e che la maggioranza gialloverde arriverà compatta a fine legislatura. Può essere. Tuttavia il cuore del problema non cambia. Se il binomio Lega- M5S proseguirà appaiato, dovrà presumibilmente mettere mano ad una manovra correttiva entro l’estate, e poi per forza di cose allestire una Finanziaria per l’anno prossimo che se non proprio lacrime e sangue dovrà contenere interventi drastici per riportare i conti sotto controllo e impedire fiammate sui tassi e manovre speculative dei mercati.

Se e come ci riuscirà, non è facile stabilire. Per prima cosa, in un quadro siffatto le incursioni a favore della flat tax appaiono fin troppo disinvolte. Per non dire lunari. E poi solo per disinnescare l’aumento dell’Iva che il governo si è giocato come una fiche alla roulette servirebbero 32 miliardi. Da prendere dove? L’idea iniziale, appunto, era che la crescita avrebbe consentito di centrare il traguardo. Adesso che la crescita è sparita, che si fa?

Le diminuzioni annunciate dei prezzi di gas e luce sono manna dal cielo per le pencolanti fortune gialloverdi. Ma rischiano di evaporare dinanzi alla necessità di interventi assai impopolari. Di qui nascono i boatos di possibili elezioni politiche anticipate: classico stratagemma per aggirare le problematicità. Che però hanno la tendenza a ripresentarsi. Senza contare che rimane inevasa la domanda principale: anche se Conte dovesse cadere, quale altro governo potrebbe prendere sulle spalle un fardello così gravoso e quale altra maggioranza darebbe il via libera a nuove tasse e rincari?

Insomma un gioco dell’oca pure questo infinito e stucchevole. La crescita del debito pubblico e l’azzeramento della crescita producono un mix micidiale. La politica dovrebbe aiutare a risolvere: quando è parte del problema sono guai per tutti.