Politica 15 Mar 2019 08:37 CET

Negli Usa si vince al centro. In Italia solo con le alleanze

L’ANALISI

La lezione Usa all’Italia: quando la politica si estremizza i voti moderati valgono il doppio

In quell’infinito laboratorio politico che suo malgrado è diventato il mondo anglosassone, mentre la Gran Bretagna non riesce a uscire dalle sabbie mobili della Brexit, gli Usa sono alle prese con l’avvio della campagna elettorale che deve portare alla riconferma di Donald Trump oppure al prevalere di un candidato democratico. Chi, esattamente?

La questione presenta ovvi risvolti di grandissimo interesse per tutto l’Occidente. Uno in particolare, espresso giorni fa da Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. La tesi è che l’estremismo di uno dei due contenitori politici – in questo caso quello Repubblicano che seppure obtorto collo ha sostenuto The Donald sta provocando altrettanta radicalizzazione nei Democratici. Che però se dovessero scegliere un competitor troppo ” di sinistra” – come accadde nel 1972 con McGovern asfaltato da Richard Nixon – andrebbero incontro ad una sicura sconfitta.

E’ possibile. E peraltro, appunto, è già successo non solo in Usa ma anche in Inghilterra: vedi la contrapposizione tra la Thatcher e Blair In effetti il dibattito in seno ai Democratici sta facendo emergere personaggi assai radical: dal sempiterno Bernie Sanders al recentissimo Beto O’Rourke, capace di arrivare ad un passo dalla vittoria clamorosa in Texas. Inoltre, volendo, i fan dell’Asinello avrebbero già pronta la contromossa: incornare l’ex vice di Obama, il Good Old Joe Biden, moderato e compassato, che un paio di giorni fa ha rotto gli indugi e annunciato il via alla sua corsa in un raduno di pompieri.

Si vedrà. Però l’analisi di Panebianco si presta ad alcuni approfondimenti che possono diventare illuminanti in rapporto alla situazione italiana. E’ innegabile che le competizioni elettorali si vincono al centro. Ma che accade se il centro si incattivisce e diventa “estremista”? In fondo proprio l’elezione di Trump ne è la dimostrazione. Il presidente ha vinto appellandosi ai forgotten men, a quel pezzo di classe media che la crisi ha privato di certezze e risorse e reso contendibile anche dalle estreme. Se è così, mostrarsi moderati rischia di diventare non un’opportunità bensì un boomerang. E del resto perché non possono esserci pezzi di società che l’aumento delle diseguaglianze ha portato ai limiti della sussistenza e che potrebbero essere attratti da un candidato di sinistra, o comunque riconoscibilmente radicale, che si presenti come un campione del nuovo welfare e di una ritrovata giustizia sociale? Sicuro che interpretando un simile ruolo un Democratico non possa prevalere?

Insomma il problema è la società che sta cambiando, il” sottosopra” che contraddistingue le spinte della rappresentanza politica. I candidati sono chiamati a dare voce a queste istanze e per assurdo può perfino succedere che più si radicalizza da una parte e più diventa necessario farlo anche dall’altra.

Inoltre bisogna sempre ricordarsi che stiamo parlando di meccanismi elettorali organizzati attorno al principio del bipartitismo. Che succede se lo schema di ragionamento viene trasferito in un Paese come l’Italia che bipartitica non è stata mai e che dopo una breve stagione di maggioritario uninominale è tornata ai più frequentati lidi della proporzionale?

Succede che nessun partito, forza politica o movimento possono realisticamente immaginare di ottenere il 51 per cento nelle urne. E che perciò nessuno dei contenitori politici sia di destra che di sinistra, radicale o meno, può coltivare il miraggio dell’autosufficienza. Anche da noi le elezioni si vincono conquistando l’elettorato moderato e di centro. Però a riuscirci non possono essere aggregazioni onnicomprensive e men che meno ammucchiate indistinte che volutamente cercano di coniugare il diavolo e l’acqua santa. Più ragionevole è immaginare che i voti di centro li acquisiscano forze genuinamente moderate che con questa identità si rivolgono ai cittadini.

E’ il motivo per cui a sinistra il Pd ha e avrà sempre bisogno di un partito di centro cui appoggiarsi per vincere; ed è lo stesso motivo per cui a destra la Lega difficilmente riuscirà a fagocitare Forza Italia e anzi avrà bisogno del suo indispensabile sostegno per conquistare la maggioranza.