Commenti 11 Jan 2020 10:45 CET

Il vincolo di mandato per le capriole del M5S è un impiccio, ma non per colpire i dissidenti

Il M5S sta caldeggiando di nuovo l’abrogazione dell’articolo 67 della Costituzione, un’autentica fissazione, tanto irragionevole quanto interessata

 

di PIETRO DI MUCCIO DE QUATTRO

Oggi, purtroppo, la coerenza non viene considerata una virtù, mentre l’incoerenza sembra un pregio anziché un difetto, quasi la manifestazione di un carattere forte e versatile, non debole e insicuro. Abbiamo dovuto constatare che il M5S, dopo essere diventato maggioritario soprattutto facendo bella mostra di fermezza e purezza, fino al punto di perorare l’abolizione del divieto di mandato imperativo perché vieterebbe di conformare in tutto e per tutto le opinioni e gli atti dei rappresentanti alla volontà dei rappresentati, ha poi senza pudore, passando dal ruolo di opposizione alla funzione di governo, immediatamente e smaccatamente contraddetto se stesso e le sue sbandierate posizioni e qualità. Se fosse stato in vigore quel mandato imperativo, il cui divieto osteggiano in quanto, a loro dire, antidemocratico perché lascia ai parlamentari libertà d’azione, i grillini non avrebbero potuto fare quelle capriole che oggi tentano di giustificare nascondendo l’incoerenza. Hanno dimostrato con fatti inoppugnabili che, per loro, la coerenza è facoltativa quanto è opzionale il mandato imperativo. Si sono serviti della libertà di mandato, che detestano, per realizzare ciò che aborrivano. Più inaffidabile di così può immaginarsi un partito?

Ciò nonostante il M5S sta caldeggiando di nuovo l’abrogazione dell’articolo 67 della Costituzione, un’autentica fissazione, tanto irragionevole quanto interessata, sia perché quel divieto non è affatto assoluto ma limitato da norme e prassi che salvaguardano la responsabilità politica degli eletti verso gli elettori ( disciplina di partito e di gruppo, candidatura, ecc.), sia perché, quando un avversario se ne serve per favorire loro, non hanno nulla da obiettare. A parte sono da considerare poi gl’innumerevoli altri vincoli di mandato che i partiti escogitano sebbene di dubbia liceità quando non addirittura sicuramente illeciti. Si tratta di vincoli per lo più nulli, che tali sarebbero dichiarati se dedotti in giudizio ( dimissioni in bianco, contratto di dimissioni, dimissioni per espulsione dal partito, penale pecuniaria per cambio di casacca o voto in dissenso non autorizzato, ecc.). Tuttavia solo un ingenuo ricaverebbe dalla nullità giuridica l’inefficacia politica di questi vincoli. Tuttaltro. I vincoli indiretti di mandato, spesso riservati, costituiscono mezzi di pressione efficaci perché coinvolgono la figura politica del “reprobo”, che deve ben considerare quanto la sua presentabilità e credibilità possano essere svilite dalla pubblicità di legami e patti che, quantunque riprovevoli e illegali, egli aveva nondimeno accettato e sottoscritto in segreto.

Non solo al mandato imperativo anela il M5S, ma pure al “recall”, cioè alla rimozione dalla carica del parlamentare inadempiente, per così dire. I grillini devono essersi innamorati della novità girando per il Sudamerica dei Maduro e dei Morales. Anche in Italia un parlamentare può perdere il seggio per cause dichiarate dalla Camera di appartenenza. Ma la decadenza che hanno in testa i grillini ha a che fare con un giudizio di idoneità o conformità nell’esecuzione del mandato, che potrebbe essere pronunciato in ogni momento dagli elettori o dal partito o, più probabilmente, addirittura in esclusiva dagli iscritti alla piattaforma Rousseau. Così l’idea eversiva della democrazia parlamentare, che invece è basata sul rapporto fiduciario insito nel mandato rappresentativo, risulta enunciata nella sua completa drammaticità. Per il M5S il rappresentante parlamentare dovrebbe essere un delegato specifico dell’elettore del partito, un procuratore speciale obbligato ad agire secondo l’incarico ricevuto, un mandatario tenuto a compiere con diligenza gli obblighi assunti con il mandato e a renderne conto al mandante. Il deputato e il senatore somiglierebbero ad una sorta di rappresentanti legali degli elettori, alla stessa stregua di un genitore, di un tutore, di un curatore, ai quali poter revocare la patria potestà, la tutela, la curatela se non facessero gl’interessi dei minori, degl’incapaci, degl’inabilitati. Sarebbero i pupilli a giudicare gli adulti? Sennonché qui non è in ballo la rappresentanza legale, ma la rappresentanza politica; non gl’interessi privati, ma l’interesse pubblico; non particolari situazioni individuali “de iure condito”, ma le prospettabili convenienze generali “de iure condendo”; non i rapporti civilistici tra soggetti giuridici, ma le funzioni istituzionali collettive determinanti la politica nazionale. Mettendo insieme il mandato imperativo, il “recall”, il taglio di un terzo dei senatori e deputati, ne risulta un agghiacciante mostro politico e costituzionale sotto sembianze di pseudo Parlamento formato da fantocci eterodiretti, privi d’iniziativa, senza autorità e autonomia, da poter mettere a cuccia come cani al guinzaglio.