Commenti 13 Dec 2019 12:35 CET

Moro, Craxi e gli altri: la politica che rigettava la soggezione alle toghe

Il discorso del marzo 1977. Lo statista ucciso dalle Br pronunciò un discorso in difesa dei leader democristiani tirati in ballo nell’affare delle presunte tangenti della Lockheed

Riferimenti alti, citazioni colte e almeno nel caso di Bettino Craxi, anche coraggiose. Il leader del Psi abbattuto da tangentopoli resta nella memoria di molti circondato da un’aura torva, non solo il pezzo da 90 di tangentopoli ma anche, e del tutto indebitamente, anche il precursore di Berlusconi e del berlusconismo.

Matteo Renzi lo ha evocato dall’al di là, quasi come ‘ teste a difesa’ insieme a un leader che invece, nell’agiografia italiana, è stato santificato dalla fine atroce, Aldo Moro. Le due citazioni ‘ pesanti’ che il ragazzo di Rignano ha scagliato ieri, negando il pur palese intento contundente, contro la magistratura riflettono in realtà situazioni distinte e molto diverse tra loro.

Aldo Moro pronunciò il suo famoso discorso nel marzo 1977, di fronte al Parlamento riunito in seduta comune per decidere la messa in stato d’accusa, direttamente di fronte alla Corte costituzionale, secondo le regole allora vigenti, due ex ministri della Difesa, il Dc Gui e il socialdemocratico Tanassi, e un ex presidente del consiglio, il democristiano Marian Rumor. Erano accusati di aver intascato una tangente pari a 61 milioni di lire per spingere l’acquisto, da parte del governo italiano, di 14 aerei Hercules 130, produzione Lockheed. «La Dc fa quadrato intorno ai propri uomini. Non ci lasceremo processare nelle piazze», scandì Moro di fronte ai parlamentari riuniti e in quell’occasione furono in molti a intravedere nella posizione del leader Dc l’arroganza di un potere politico che sino a quel momento aveva respinto ogni tentativo di indagine da parte della magistratura.

Nella legislatura 1963- 68 erano state accolte 5 richieste di autorizzazione a procedere su 75, in quella successiva le autorizzazioni erano state 4 su 69 richieste. Tra il 1972 e il 1976 il numero di richieste erano lievitate sino a 159 e ne erano state accolte 40, ma il potere politico appariva ancora come impermeabile a ogni inchiesta.

Dopo il discorso infuocato di Aldo Moro il Parlamento negò l’autorizzazione per Rumor ma la concesse per i due ex ministri. Due anni più tardi Gui fu assolto, Tanassi condannato. Il riferimento di Renzi potrebbe dunque apparire quasi un’esaltazione dei tempi in cui per il potere togato la politica era off- limits, se non fosse che il caso Lockheed non si fermò lì. Una campagna di stampa dissennata e giustizialista indicò infatti nel presidente della Repubblica ed ex premier Giovanni Leone il politico corrotto che figurava nei documenti della Lockheed col nome in codice di Antelope Cobbler.

Fu una sagra sinistra della fantasia e dell’inventiva giornalistica. Qualcuno ipotizzò che il nome misterioso derivasse da un paio di scarpe di antilope comprato dal presidente per la moglie a New York.

Qualcuno si spinse oltre e azzardò la tesi dell’errore di stampa: se quel ‘ Cobbler’ fosse stato ‘ Gobbler’ sarebbe venuto fuori ‘ il mangiatore di antilopi’: il Leone!!!

Giovanni Leone fu costretto alle dimissioni. La sua totale estraneità al mondo delle antilopi fu riconosciuta a danno fatto. Le lettere di scuse arrivarono, con decenni di ritardo. Il giornale che aveva guidato la campagna era L’Espresso.

Messe così le cose, il riferimento del leader di Iv acquista senza dubbio un diverso significato Anche la citazione ripescata dalla parabola craxiana fu pronunciata di fronte ai deputati, nel discorso del 1992 nel quale Craxi, invece di negare le accuse di corruzione che iniziavano a piovergli addosso, di fatto rivendicò chiamando in correità tutti i partiti. Anche in questo caso la citazione è meno peregrina di quanto sembri. La fondazione Open, si sa, non è l’unica in campo. L’attacco rivolto alla magistratura col quale Renzi ha proseguito il suo j’accuse va inquadrato nelle due citazioni storiche che fanno da non casuale cornice: Dico no a uno Stato etico che vuole trasformare in processo ciò che è elemento di opportunità politica. Si abbia il coraggio di dire che siamo alla barbarie’.

Nel mirino non ci sono solo i magistrati. Ci sono i giornali che dal 1992 sono la sponda privilegiata del potere togato e trasferiscono nelle piazze mediatiche i processi, come urlava Moro oltre 40 anni fa, e ci sono i partiti politici che, come ai tempi della chiamata in correità di Craxi, denunciano un sistema di cui fanno in realtà parte.

Renzi sa perfettamente di doversi difendere non solo e anzi non tanto dalla magistratura ma da quel blocco, che sinora si è sempre dimostrato invincibile.

 

 

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