Salute 18 Nov 2019 16:28 CET

Sanità: Inail, 5.211 infortuni l’anno dovuti a temperature estreme

Studio nell’ambito del progetto Beep promosso dall’Istituto con Cnr e Regione Lazio

Roma, 18 nov. (AdnKronos Salute/Labitalia) – Sono 5.211 (1,14%) all’anno gli infortuni occupazionali attribuibili all’esposizione a temperature estreme, con una variabilità dei rischi in relazione all’età, al genere e alla dimensione aziendale. Per i lavoratori più giovani sono maggiori i pericoli legato al caldo, mentre per i meno giovani è più insidioso il freddo. Le donne sono più suscettibili rispetto agli uomini alle basse temperature, e l’effetto del caldo è più rilevante nelle piccole imprese. Questi i risultati dello studio condotto per stimare gli effetti delle temperature estreme sugli infortuni occupazionali in Italia nell’ambito del progetto Beep, promosso e sviluppato dall’Inail in collaborazione con il Cnr e il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio.
Oltre 2 milioni gli infortuni presi in esame. Lo studio è il primo di dimensione nazionale realizzato nel nostro Paese su questo tema e ha riguardato 2.277.432 infortuni sul lavoro riconosciuti dall’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro nel periodo 2006-2010. La serie storica giornaliera delle temperature ad alta risoluzione è stata utilizzata per l’analisi dell’esposizione.
I lavoratori nel settore dell’edilizia sono risultati essere i più suscettibili alle elevate temperature, mentre un maggior effetto del freddo è stato riscontrato negli occupati nei settori della pesca e dei trasporti. I risultati dello studio, identificando specifiche categorie di lavoratori particolarmente esposti al rischio di infortunio correlato all’esposizione a temperature estreme, contribuiscono a definire le misure di prevenzione.
Alla luce degli scenari di cambiamento climatico, in particolare all’intensificarsi dell’intensità e della frequenza delle ondate di calore, è necessario considerare la protezione dei lavoratori dai rischi di infortunio connessi alle temperature come una priorità.
L’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, ha indicato il tema del contrasto al cambiamento climatico e della mitigazione degli effetti sulla salute come una priorità di azione. Secondo il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), senza interventi di mitigazione, fra il 2030 e il 2050 il riscaldamento globale raggiungerà 1,5°C.