Commenti 12 Nov 2019 13:20 CET

Quando il razzismo suona al citofono

Il razzismo più o meno subliminale, il meccanismo super collaudato: sollecitare indignazione e sospetti, dicendo senza dire.

Una volta era la stella di Davide stampata sulla porta, oggi basta una telecamera, un filmatino su Facebook e l’immagine del citofono di una casa popolare bolognese pieno di nomi stranieri. Eccoli, guardateli, a loro assegnano le case, a noi no.

Fratelli d’Italia copia il metodo della Bestia social salviniana e fa il giro del web con le sue due simil iene postfasciste: un deputato, Galeazzo Bignami, e un consigliere comunale, Marco Lisei, passati da Forza Italia alla Meloni anima e svastica. La campagna elettorale in Emilia Romagna s’avvicina e il leit motiv non cambia: immigrati e stranieri sono l’unico nemico.

I temi economici, le povertà, la disoccupazione, evidentemente colpiscono poco l’immaginario collettivo, anche perché a Bologna l’amministrazione funziona, ospedali e uffici pubblici pure, e dunque è più difficile denigrare. Il razzismo più o meno subliminale funziona assai meglio, il meccanismo è super collaudato: sollecitare indignazione e sospetti, dicendo senza dire.

E la panna montata social si gonfia, nessuno fa caso al sindaco che precisa: le case popolari vengono assegnate in base al reddito, non in base al colore della pelle. Avrebbe potuto aggiungere, maligno: nemmeno in base alla religione. Morale: i meloniani sono stati denunciati al pubblico ludibrio per incitamento all’odio razziale; i due hanno detto di infischiarsene se hanno violato la privacy delle famiglie sul citofono. Nessuno gli farà nulla. C’è solo da augurarsi che qualche nazista non si presenti con le taniche di benzina, come fanno a Roma con le librerie.

 

 

Notizie correlate