Editoriale del Direttore 15 Oct 2019 13:48 CEST

Quel caos che piace a Grillo

Il punto è che Grillo se la può cavare indossando una maschera da Joker e facendo sberleffi.

Quando Beppe Grillo sostiene – beninteso: qualunque cosa significhi – che il caos «è la più grande forma di democrazia» non fa sfoggio di iperboli surreali. Piuttosto descrive lo stato del sistema politico italiano. Il MoVimento da lui creato ne è un esempio. Giuseppe Conte, che non è iscritto, viene subissato di applausi a Napoli e poi corre ad Avellino alla riunione dei “vecchi” Dc. Il “capo politico” Luigi Di Maio viene invece contestato dai parlamentari. Popolo contro Palazzo: però alla rovescia.

Ci sarebbe spazio anche per un gelido contrasto tra i due sulla manovra: ma non vale, è smentito. Non meglio il Pd. Zingaretti vuole trasformare l’intesa di governo in alleanza elettorale, prima nelle amministrative e poi nelle politiche. A Roma e altrove esplodono le polemiche. Di Maio smentisce con spallucce, Zinga puntualizza. Il Nazareno beccheggia forza nove: il peso politico di Goffredo Bettini si fa sentire. Per non parlare di Forza Italia. Berlusconi ha sfogliato per giorni la margherita del “vado non vado” alla manifestazione di sabato prossimo a Roma indetta dalla Lega e da Fdi. Quando è rimasto senza petali ( o quasi) ha deciso di andare. Anche da quelle parti il rollìo è mica male.

Quanto a Renzi, le oscillazioni ce le ha incorporate. E anche l’altro Matteo, a ben vedere, ha un partito che gira vorticosamente su sè stesso in attesa di capire se il vento sarà sempre alle sue spalle oppure se si bloccherà e addio traversate trionfali. Qualcuno dice che alla maggioranza giallorossa e al governo manca l’anima e un progetto: in realtà per come sono nati e ( mal) amalgamati sarebbe assai strano il contrario.

Il punto è che Grillo se la può cavare indossando una maschera da Joker e facendo sberleffi. invece Pd e M5S la maschera se la devono togliere per spiegare agli italiani dove li stanno portando. L’importante è che lo sappiano. I principali indicatori economici continuano a dare brutte notizie e la bonaccia dei mercati e dello spread non deve ingannare: finché l’Italia paga gli interessi sul debito nessun default è possibile. Ma neppure alcuna crescita, concreta e duratura. Il caos sarà pure democratico, tuttavia ha l’inquietante caratteristica di auto- alimentarsi. Con una certezza: nel caos, pagano i più deboli. Sempre.

 

 

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