Editoriale del Direttore 13 Sep 2019 12:28 CEST

La Politica che non ha più parole

Non ci sono parole. O meglio, la Politica ne fa a meno

No, non ci sono parole. O meglio, la Politica ne fa a meno: ed è contenta. Il fatto che provochi una voragine nella coscienza del Paese ( ma dai, ma cos’è, di che parliamo…), e anche e soprattutto un abisso nella comprensibilità degli accadimenti politici da parte dei cittadini, che dunque vivono decisioni e scelte del Palazzo come lunari e surreali, attualizzando ciò che Freud diceva dei sogni dove vige il “principio di non contraddizione”, poco importa. Meglio: nulla. Così capita che si verifichi un oplà di maggioranza da un capo all’altro opposto, senza che nessuno – fatte salve sporadiche eccezioni – avverta l’esigenza di spiegare agli elettori il perché di una capriola così ampia e sorprendente. Al più surroga la piattaforma Rousseau, lavacro che tutto assorbe e accoglie.

Era già capitato. Per esempio a Matteo Renzi e al Pd. Che non hanno avvertito l’esigenza di illustrare, magari pagando il prezzo di un esame interno duro e “sanguinoso”, le ragioni per cui – con un uno- due micidiale: referendum e voto politico – un pezzo così vasto del Paese gli si sia rivoltato contro. Col risultato che per un anno e mezzo di governo gialloverde, “il peggiore di sempre”, l’uno e l’altro siano rimasti in silenzio, sotto botta e afasici. Salvo poi risvegliarsi per riprendere il cammino che porta al governo. Nessun esame di coscienza, svogliate disamine di scarsa profondità, vaghe analisi col timbro di maniera. All’insegna di piroette sconcertanti: se portano o tolgono voti, si vedrà col tempo.

Per non parlare del Capitano, il personaggio politico più potente e importante fino a una manciata di settimane fa e ora piuttosto sorprendentemente e con una capriola concettuale dei suoi avversari del tenore di quelle di prima, retrocesso ad agitprop di piazza. Anche dentro la Lega c’è chi si chiede le ragioni che hanno fatto precipitare la crisi senza spiegare perché, e i tanti che si affollano attorno alla Bestia o sotto al palco dei suoi comizi, attendono che arrivi un cenno chiarificatore.

Sbaglia chi parla solo di trasformismo o strumentalità. Ci sono entrambi, ma la verità è che la Politica non sente il bisogno di chiarire, non ha più parole perché il suo pensiero è corto. Si nutre del presente, vagola nell’immediato, pascola nel qui e ora. Il pensiero lungo, lungimirante, abbisogna di spiegazioni. A quello corto, basta un tweet. Il resto, appunto, è silenzio. Che basta a sè stesso.

 

 

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