Giustizia 7 Sep 2019 13:30 CEST

La tutela globale dell’ambiente, dilemma da risolvere con il diritto amministrativo

Nella formazione del nuovo Governo, il programma ha – o dovrebbe avere – un ruolo fondamentale. E nel programma del nuovo Governo è rafforzato il rilievo delle tematiche ambientali, estese fino a farsi carico dei cambiamenti climatici in atto e della tutela della biodiversità. Non interessa qui l’uso politico del tema ambientale. Interessa il tema, nella sua straordinaria importanza e nei suoi rapporti con il diritto.

L’impatto umano sul pianeta sta producendo effetti così rilevanti da ripercuotersi sulla scala del tempo geologico. Viviamo nel 12° millennio di un’epoca chiamata Olocene, successiva all’ultima glaciazione. Ma questi ultimi decenni sono sempre più spesso inquadrati in un’epoca geologica a sé stante, individuata dal nome di Antropocene. Un’epoca nella quale i comportamenti dell’uomo operano come agenti geologici.

In particolare, dopo la seconda guerra mondiale la crescita demografica è stata esponenziale ( da 2 agli attuali 8 miliardi di persone), con incremento altrettanto esponenziale delle attività agricole, di allevamento, edificatorie, industriali, estrattive. E poi c’è il riscaldamento globale, che pare indotto dell’emissione da parte dell’uomo di gas responsabili dell’effetto serra, e che è alla base di cambiamenti climatici presenti e futuri ( apocalittici, nelle proiezioni più cupe).

Sono problemi di portata epocale. Problemi sostanziali e non giuridici. Ma il diritto non è estraneo al tema. Se siamo di fronte a comportamenti che incidono sul pianeta, influenzandone finanche la geologia, il diritto c’entra perché può disciplinare quei comportamenti.

I problemi da affrontare rendono peraltro insoddisfacenti le categorie giuridiche tradizionali. Sono problemi di carattere globale, ai quali mal si adattano gli schemi consueti dei diritti e dei doveri nei rapporti tra i soggetti giuridici. Problemi rispetto ai quali siamo tutti coinvolti, e tutti responsabili e vittime insieme: beneficiamo dello sviluppo economico, contribuiamo a deteriorare il sistema in cui viviamo ( che dovremmo invece conservare per le generazioni future), e ne subiamo il deterioramento. Al di là delle costruzioni giuridiche che possiamo inventarci, siamo tutti esposti a eventi che possono devastare il nostro modo di vivere, sia progressivamente, sia con la potenza improvvisa che la natura esprime.

Nel Nord- est non ce l’aspettavamo. Ma a fine ottobre dell’anno scorso una tempesta chiamata Vaia ha abbattuto alberi, su un territorio di oltre 30mila ettari, per circa 8 milioni di metri cubi di legname. Oltre al disastro ambientale, anche le conseguenze economiche sono state su grande scala. Insieme al crollo del prezzo del legno, si è saturato in un colpo solo il mercato europeo. E ora è in corso un gigantesco trasporto degli alberi abbattuti in direzione Cina.

È solo un esempio. Non solo gli effetti ambientali, ma anche quelli economici sono evidentemente globali. Ed è sul piano globale che dobbiamo interrogarci sui comportamenti che incidono negativamente sull’ambiente; quei comportamenti che, con gli strumenti giuridici, vanno limitati per consentire uno sviluppo sostenibile.

Certo, all’esistenza di problemi globali non corrisponde un diritto globale. Ma la tendenza di ogni paese a porre le proprie regole è inadeguata di fronte a questi temi. E non basta il livello europeo. Dobbiamo muoverci in un’epoca nuova, nella quale la dimensione statale viene a contare meno ed è nell’ordine delle cose la cessione di sovranità a livello sovrastatale. A tacere poi del fatto che l’ambiente – inteso come ecosistema complessivo – è sì la più evidente delle problematiche globali che dobbiamo affrontare, ma non l’unica ( basti pensare alle migrazioni, allo sviluppo economico e alla redistribuzione delle risorse e al fondamentalismo, con tutte le reciproche interconnessioni).

Insomma: tutto cambia con un’accelerazione sempre maggiore e su una scala sempre più ampia. E – per far fronte alle necessità di un mondo così mutato – non possiamo usare solo categorie giuridiche vecchie di un’epoca geologica.

Però, non tutto invecchia allo stesso modo. E, in particolare, il diritto amministrativo non è il passato. Al contrario, è uno strumento utile per leggere i fenomeni in corso, per capire come intervenire ( ad esempio, rispettando passaggi logici e procedimentali di base, come la trasparenza e la partecipazione): perché la tematica delle regole di condotta poste da poteri sovraordinati – del modo di porle, di dare ad esse dei contenuti, di verificarne il rispetto – è tematica tipicamente amministrativa.

* presidente dell’Associazione veneta avvocati amministrativisti