Analisi 24 Aug 2019 12:00 CEST

L’ineccepibile lezione del presidente Mattarella

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Ineccepibile lezione di diritto costituzionale del Presidente della Repubblica. Nelle sue concise dichiarazioni di giovedì, Mattarella ha detto – o lasciato intendere alcune cose cruciali. In primo luogo, nella premessa che l’Italia ha un ruolo e una responsabilità inabdicabili nel quadro mondiale e in quello europeo, i governi si fanno e si disfano in Parlamento ( a giudizio di chi scrive, discutere della natura parlamentare o meno della crisi del governo Conte appare formalistico). In secondo luogo, il Capo dello Stato ha il dovere di verificare se esista una stabile maggioranza politica, in grado tendenzialmente di avere un orizzonte di legislatura.

Ineccepibile lezione di diritto costituzionale del Presidente della Repubblica. Nelle sue concise dichiarazioni di giovedì, Mattarella ha detto – o lasciato intendere – alcune cose cruciali. In primo luogo, nella premessa che l’Italia ha un ruolo e una responsabilità inabdicabili nel quadro mondiale e in quello europeo, i governi si fanno e si disfano in Parlamento ( a giudizio di chi scrive, discutere della natura parlamentare o meno della crisi del governo Conte appare formalistico). In secondo luogo, il Capo dello Stato ha il dovere di verificare se esista una stabile maggioranza politica, in grado tendenzialmente di avere un orizzonte di legislatura, giacché c’è una regola costituzionale di durata quinquennale del Parlamento. L’argomento della stabilità – ed è il terzo punto – sembra escludere le due ipotesi che pure sono state ventilate, di un governo di minoranza grillino o di un governo di minoranza di centro- destra, che possano poi cercare i voti in Aula. In quarto luogo, il riferimento alla rottura polemica tra le due forze della coalizione conferma che non sarà questo governo dimissionario a portare il paese alle elezioni: governi elettorali, fatti solo per gestire le elezioni, sono stati nominati tipicamente nelle fasi di grave crisi politica ( 1972,1979, 1987) e, pur da considerarsi eccezionali, trovano il loro fondamento in situazioni particolari che hanno caratterizzato la rottura del patto governativo. In quinto luogo, Mattarella vuole rimanere arbitro della situazione: avrebbe potuto dare un mandato esplorativo ad un esponente del partito di maggioranza relativa, ma ha preferito svolgere direttamente il secondo giro di consultazioni. Che probabilmente sarà l’ultimo: si può ipotizzare che il Presidente ne uscirà comunque con un incarico, o per la formazione del governo politico, o per la formazione di un governo per gestire rapidamente le elezioni ( rimane il problema di come questo governo si presenterà in Parlamento, se cioè potrà raccogliere qualche consenso o sarà destinato ad ottenere solo voti contrari).

La responsabilità della decisione sulla prosecuzione o meno, e con chi, della legislatura spetta, come è evidente da punto di vista istituzionale, al partito di maggioranza relativa, il Movimento 5 Stelle, che deve decidere se passare una fase matura della sua esperienza politica o rimanere nella vaghezza di una dimensione di protesta. Nel confronto con il Pd, non pare insuperabile il tema della riduzione del numero dei parlamentari ( basterà legarlo, rinviando la quarta lettura, alla prima approvazione di una riforma elettorale e del bicameralismo); così come non appaiono distanti le posizioni sul regionalismo differenziato e sulle altre politiche ( immigrazione, ambiente). I veri temi di confronto saranno l’ancoraggio all’Europa ( con il Movimento che finora ha oscillato) e una riforma della giustizia che non ceda alle visioni estremiste dei grillini. Certo, c’è il rischio di politiche economiche che perdano di vista l’attenzione alle fasce produttive del paese, puntando a meccanismi di tassazione eccessiva ( ma questo, come sulla giustizia, dipenderà anche dal messaggio che saprà mandare Forza Italia).

 

 

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