Tre assist dal ddl sui decreti ingiuntivi: ai creditori, ai Tribunali e all’economia

Una riforma in tal senso era ampiamente auspicata sia dai professionisti del settore ma soprattutto dai soggetti che si trovano coinvolti, loro malgrado, nelle procedure monitorie per recuperare le somme loro dovute.

ALESSANDRO PARROTTA*

Da alcuni giorni è finalmente iniziato l’esame, da parte della commissione Giustizia di Palazzo Madama, del disegno di legge n. 755, a firma del senatore ( e avvocato) Andrea Ostellari, in materia di procedimento monitorio abbreviato. La riforma, senz’altro condivisibile, ha il fine di rendere più agevole, veloce, semplice e flessibile la procedura per ottenere la corresponsione di un credito certo, liquido ed esigibile. Attualmente, come noto, il giudice, verificata la sussistenza dei presupposti dell’articolo 633 del codice di procedura civile, procede con l’emissione di un decreto ingiuntivo su una formula che è già predisposta in calce al ricorso dal medesimo difensore. Si tratta insomma di una mera verifica cartolare ( quasi di tipo notarile, come osservato da Ostellari, che della commissione Giustizia è presidente) priva di qualsiasi momento di analisi giurisdizionale. Il nuovo disposto normativo sarebbe, come visto, chiarissimo: al giudice, che attualmente in materia non ha alcun potere d’indagine particolare ma si limita a verificare la presenza di alcuni requisiti, verrebbe sostituito l’avvocato, il quale secondo il nuovo articolo 656 ter c. p. c. avrà dei precisi obblighi di verifica dei presupposti di liquidità, esigibilità e certezza. I suddetti obblighi sono accompagnati dalla previsione di sanzioni disciplinari e civili e non mancheranno, anche, i rimedi di carattere penale per i casi distorti.

Inoltre il ddl introdurrebbe anche l’articolo 492 ter c. p. c. in materia di ricerca preventiva con modalità telematiche dei beni da pignorare: secondo tale nuova disposizione, su istanza del creditore ( che può essere proposta preventivamente e prima dell’avvio di ogni azione giudiziaria volta al recupero del credito), il presidente del Tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare.

Una riforma in tal senso era ampiamente auspicata sia dai professionisti del settore ma soprattutto dai soggetti che si trovano coinvolti, loro malgrado, nelle procedure monitorie per recuperare le somme loro dovute. La proposta di Ostellari non ha elementi che depongano a suo sfavore: come osservato dallo stesso proponente, vi sarebbe una netta riduzione dei costi, delle tempistiche e del carico giudiziario, già fortemente appesantito. In particolare, il cittadino non dovrebbe in questa maniera più pagare alcun contributo unificato in pendenza del giudizio, rimettendoci ulteriori spese di tasca propria. In secondo luogo, i tempi per ottenere la corresponsione del credito verrebbero notevolmente ridotti dagli attuali tre mesi ai futuri quindici giorni. Inoltre, i Tribunali ordinari e gli uffici del Giudice di Pace verrebbero sgravati rispettivamente di circa 490mila e 430mila procedimenti monitori ogni anno. Pare superfluo soffermarsi sui vantaggi che un simile cambiamento avrebbe per la giustizia italiana, di cui uno dei problemi principali è proprio il carico dei numerosi procedimenti.

Ancora, è doveroso osservare che la proposta porterebbe il sistema monitorio del nostro ordinamento in linea con gli standard europei che, sul punto, impongono il rispetto del principio di effettività degli strumenti di tutela processuale.

Oltre ai cittadini e al sistema giustizia ne trarrebbe giovamento, peraltro, tutto il Paese dal punto di vista economico: infatti l’odierna procedura lenta e farraginosa genera sfiducia negli operatori economici nazionali ed europei, con un impatto nefasto sul nostro sistema produttivo. Come biasimare d’altronde le aziende restie nell’operare in un Paese il cui ordinamento non garantisce la piena ed effettiva tutela dei diritti di credito?

L’ulteriore importante novità riguarda, come visto, la possibilità, preceduta da un necessario vaglio giuridico, di ricerca dei beni del debitore: anche in questo caso alcuna criticità può essere mossa alla proposta 775.

La ratio di una tale riforma sarebbe esclusivamente la tutela del creditore. Questa, di pari passo con la tanto attesa riforma della giustizia, è uno dei tasselli- chiave volto al forte interesse di avvicinare sempre di più l’Aula giudiziaria al comune cittadino. D’altra parte il trend è quello di liberare dai formalismi e dalle pastoie burocratiche le basi della piramide giudiziaria; va nel medesimo senso la riforma che ha da poco licenziato la modifica del fallimento con l’introduzione del nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

* avvocato, direttore Ispeg – Istituto per gli Studi politici economici e giuridici

 

 

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