Politica 11 Jul 2019 18:12 CEST

Mediterraneo, quel lago militarizzato

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Pare proprio che in tema di migranti trans- mediterranei il governo si stia avvitando in una spirale perversa e priva di sbocco.

La via prescelta è quella dell’irrigidimento delle sanzioni penali e amministrative contro tutti coloro che prestano assistenza ai barconi dei disperati che dalle coste della Libia o della Tunisia cercano salvezza in un porto sicuro. Il decreto sicurezza- bis di Salvini e gli emendamenti presentati in Parlamento da esponenti della Lega prevedono tra l’altro: la multa da 150.000 a un milione di euro per il capitano e l’armatore delle navi delle Ong che si affacciano in acque territoriali italiane; l’arresto obbligatorio in flagranza per il capitano che non ottempera all’alt intimato da nave della marina o della guardia di finanza ( il reato è quello di “resistenza e violenza a nave da guerra”, contemplato dal codice della navigazione); il sequestro cautelare in vista della dell’immediata confisca della nave incorsa anche per la prima volta in tali violazioni.

Si tratta di una vera e propria criminalizzazione di chi ha prestato assistenza agli immigrati, resa possibile da una martellante campagna di Salvini e di altri esponenti della Lega che hanno sistematicamente accostato alla parola “immigrati” i termini “pericolo per la sicurezza pubblica”, così insinuando la convinzione che sia necessario difendersi dall’incombente minaccia dell’invasione di decine di migliaia di immigrati africani, che assorbirebbero le risorse che dovrebbero essere riservate ai ceti più deboli e emarginati della popolazione italiana.

Accanto alla criminalizzazione delle Ong e di chiunque presti assistenza agli immigrati è presumibile l’intervento di un secondo pilastro, cioè la militarizzazione del Mediterraneo, al fine di impedire che i barconi dei disperati possano uscire dalle acque territoriali della Libia e della Tunisia. Il controllo delle acque territoriali libiche e tunisine non può essere assolto dalla sola Marina militare, per cui dovrà intervenire anche l’aeronautica, con i suoi sofisticati strumenti quali aerei- radar, droni, aerei da pattugliamento, in grado di segnalare tempestivamente i movimenti dei migranti e consentire alla guardia costiera della Libia e della Tunisia, soprattutto quella tunisina, di bloccare i barconi all’interno delle rispettive acque territoriali.

Tra criminalizzazione delle Ong e militarizzazione del Mediterraneo si profila uno scenario quanto mai inquietante, sostanzialmente uno scenario di guerra. Gli strumenti di guerra presuppongono che vi sia un nemico, che evidentemente sarà individuato nei migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo. Prima che lo scenario divenga realtà vi è da augurarsi che l’opinione pubblica e le forze politiche di opposizione prendano coscienza che, a prescindere dai costi e dal dispendio di ingenti risorse, questa deriva militare ci porterebbe molto lontano dall’adempimento “dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” solennemente enunciati dall’art. 2 della nostra Costituzione.

 

 

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