Politica 7 Jul 2019 11:51 CEST

Caso Sea Watch/Io sto con i finanzieri che difendono il nostro Paese

Caso Sea Watch/Contro

Non è mia intenzione entrare nel merito della diatriba politica, né sindacare sulla natura della decisione assunta dalla Gip di Agrigento che ha disposto la scarcerazione della comandante della Sea Watch Carola Rackete. Sulla questione, però, sono doverose alcune riflessioni.

Per la Gip di Agrigento, a scriminare la condotta della Rackete sarebbe stato “l’adempimento del dovere”, ai sensi dell’art. 51 del Codice Penale. Dunque, la comandante non sarebbe punibile poiché avrebbe agito adempiendo ad un dovere che, pur non essendo stato imposto dall’Autorità dello Stato, sarebbe stato dettato da uno stato di necessità. Anche la guardia di Finanza a bordo della motovedetta, in quel momento, stava adempiendo un dovere, nel pieno rispetto della legge e senza infrangere regola alcuna.

A questo punto dei due comportamenti solo uno può essere legittimo.

Dobbiamo pensare che quello illegittimo sia stato quello dei colleghi della Guardia di Finanza? Hanno rischiato la vita per violare la legge? Ma a quale scopo? Se il loro natante si fosse danneggiato o distrutto a questo punto avrebbero dovuto risponderne anche patrimonialmente?

Questo è un paese che sembra andare alla rovescia. I tutori della legge delegittimati anche da chi ha responsabilità istituzionali e, chi attenta alla loro vita, “osannato”.

Con buona pace della politica la violenza va condannata in quanto tale e non in base al colore di bandiera.

Il messaggio che resterà dopo questa vicenda è devastante. Da oggi sarà possibile opporsi alle forze dell’ordine, mettendo a rischio anche la loro incolumità, in nome di una ragione o di uno stato di necessità dimostrabile a posteriori.

Nessuno più di coloro che vestono una divisa potrà sentirsi tutelato dal proprio paese e agirà nel timore.

Non credo sia questo il modello di sicurezza che il nostro paese desidera.

Come troppe volte è già accaduto quando la politica non ha la capacità di affrontare e gestire le varie criticità, il “cerino” resta in mano alle forze dell’ordine. Troppo facile e troppo comodo.

Dal primo giorno di giugno ad oggi, abbiamo contiamo 78 feriti in ben 46 episodi di aggressioni alle forze dell’ordine. Una conta interminabile e che potrà solo crescere se si continuerà a delegittimare chi veste una divisa e tutti i giorni serve il nostro paese per consentire una convivenza civile nel rispetto delle leggi.

Per questo motivo abbiamo lanciato l’hashtag # IOSTOCONIFINANZIERI. Perché i cittadini in divisa non siano lasciati soli.

Stefano Paoloni

Segretario Generale Sindacato Autonomo di Polizia ( Sap)

 

 

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