Pensieri & Parole 4 Jul 2019 17:13 CEST

L’ amara solitudine dei “riformatori” e le battaglie impossibili di Pannella

Marco Pannella, in anni neppure troppo lontani ci esortava a occuparci dell’Africa: perché non farlo avrebbe comportato che sarebbe stata l’Africa ad occuparsi di noi.

L’amara solitudine. È questione da riprendere, quella che pone il direttore de Il Dubbio Carlo Fusi ( 2 luglio), a proposito della solitudine amara dei riformisti ( direttore, mi consenta la variante – non solo lessicale! – di riformatori). Non c’è dubbio che si tratta di una lunghissima “marcia del sale”, un faticoso procedere verso una terra promessa che si vagheggia e intravede; ma che chissà come e quando sarà raggiunta: che il destino del riformatore è più simile a quello di un Abramo che di un Giosué.

Dunque sì: le cose “si possono cambiare, ma solo passo dopo passo, con caparbietà e ‘ compassione’”. E sono indispensabili fantasia, pragmatismo, duttilità e al tempo stesso fedeltà rigorosa ai propri valori; capacità di dialogo e di “esempio”… Per stare alle “cose” della quotidiana cronaca: Marco Pannella, in anni neppure troppo lontani ci esortava a occuparci dell’Africa: perché non farlo avrebbe comportato che sarebbe stata l’Africa ad occuparsi di noi. Ricordo nitidamente l’irrisione di molti; le critiche di esser diventati “papalini” e venduti al Vaticano, per via delle marce di Pasqua che partivano da Porta Pia a Roma per sfociare in piazza San Pietro, in Vaticano, dopo aver lambito i luoghi istituzionali della Repubblica: Quirinale, Parlamento, presidenza del Consiglio. Anche allora in tanti, saggi di nessuna saggezza, moralisti di nessuna morale, a dire quello che molti, dicono oggi: prima gli italiani. In quegli anni Pannella elabora un “manifesto” politico contro la nuova Shoah, lo sterminio per fame nel mondo, che in pochi giorni viene sottoscritto da oltre cento premi Nobel di ogni disciplina e orientamento politico e religioso. Non è mai accaduto un qualcosa di analogo, prima e dopo. A rileggere quelle righe, secondo la leggenda vergate sulla busta di un pacchetto di sigarette in pochi minuti, ma evidentemente “ruminate” da lungo tempo, c’è da restare stupefatti; c’è tutto: quello che accadeva, che sarebbe accaduto; come scongiurarlo… Si dovrebbero riconoscere le miopie di allora, identiche a quelle di oggi; per quel che riguarda l’oggi si dovrebbe prestare davvero molta attenzione a come operano, con estremo cinismo e spregiudicatezza, paesi come la Cina, la Russia: in Africa e in Sud America. La nomina di un cinese ai vertici della FAO, grazie al voto dei paesi africani, è un chiaro segnale.

Gli Stati Uniti d’America ( questi del presidente Donald Trump, non diversamente da quelli di Barack Obama) non hanno strategia, non hanno ‘ visione’; sono dotati solo di maldestra tattica. In quanto all’Unione Europea, neppure a parlarne. I cosiddetti sovranisti, al pari di quanti difendono questa Europa, sono facce di stessa medaglia. Di giorno fingono di litigare, la notte si spartiscono il bottino.

C’è poi l’Italia, gli italiani. E’ tempo di recuperare alcuni termini, che esprimono concetti precisi. Per esempio: decoro. C’è una urgenza: organizzare una riscossa civica. E’ importante aver recuperato nelle scuole la materia “Educazione civica”. Ma, è noto, “verba docent, exempla trahunt”. Bene: un ministro della Repubblica non può, non deve dire, pubblicamente, orgogliosamente: “Mi sono rotto le palle”. Non può, non deve dire: “Deve marcire in galera” ( soprattutto prima che si celebri un processo, si emetta una sentenza); non può, non deve abbandonarsi a ripetute, compiaciute volgarità e sguaiataggini. Non può. Non deve. Riscossa civica significa, per esempio, ritenere inaccettabile che siano qualificate come “aggressioni giudiziarie” casi di corruzione e malcostume con risvolti penali, diffusi e capillari. I magistrati – lo vediamo bene da quello che emerge in questi giorni nel Consiglio Superiore della Magistratura e dintorni – hanno un’infinità di colpe anche molto gravi; ma questo non significa che i diffusi e capillari episodi di corruzione e malcostume debbano essere accettati e giustificati con l’appartenenza politica; non è accettabile che l’appartenenza politica sia più importante della legalità e del diritto. Essere indifferenti, “abituarsi”, diventa colpa, connivenza. Per quello che riguarda la “solitudine” del riformatore: credo che si sia isolati, poco e male “organizzati”, ma non soli; e certamente di più di quanti non si creda. E’ alle porte il 41 Congresso del Partito Radicale ( a Roma, all’Auditorium Antonianum di viale Manzoni 1, dal 5 al 7 luglio). “Alzare tutte le bandiere, rilanciare tutte le lotte”, è l’ambiziosa e insieme realistica parola d’ordine. Si tratta di una sorta di imperativo per quanti credono ancora che abbiano un senso e una prospettiva termini come “Democrazia”, “Repubblica”, “Popolo”. E si pongono il problema urgente della crisi delle democrazie liberali. A cominciare dal diritto al diritto; dal diritto civile e umano alla conoscenza.

 

 

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