Editoriale del Direttore 19 Jun 2019 17:45 CEST

I quattro cantoni e la botola

Trump vs Draghi

Le coincidenze, si sa, appassionano. Sia che si dimostrino combinazioni del Caso, sia – più frequentemente – che obbediscano a regie inconsapevoli e tuttavia illuminanti. A qualunque categoria appartengano quelle che si sono manifestate ieri, provocano un senso di stordimento. Infatti all’interno di un brevissimo lasso di tempo, accade che il capo dello Stato invii un saluto all’assemblea di Confartigianato ribadendo la necessità «di tenere i conti in ordine» e subito dopo, di fronte alla medesima platea, il vicepremier Matteo Salvini lo ignori affermando che la colpa dei nuvoloni neri sull’economia italiana «è dell’austerity della Ue» e che bisogna procedere a tappe forzate sulla flat tax, poco importa se in deficit, perché «è la vera priorità». Chiaro?

A diecimila chilometri di distanza, il Commander inChief

che Salvini ha scelto come uomo- guida della sua azione politica, Donald Trump, inveisce contro Mario Draghi colpevole di aver annunciato possibili tagli dei tassi per sostenere l’eurozona: mossa che la Casa Bianca considera «concorrenza sleale» nei riguardi di sua Maestà il Dollaro. Proprio il biglietto verde che il ministro Tria evoca ( con sarcasmo?) per ribattere al titolare dell’Interno: «Per importare le ricette Usa serve il dollaro. Noi abbiamo l’euro». La divisa che Draghi difende per stimolare la crescita. E così si chiude il cerchio. Solo che contemporaneamente si apre una botola. Anzi una voragine: quella del debito italiano. Salvini che fa spallucce a Mattarella e Trump che attacca Draghi sono la plastica rappresentazione di uno scontro che non richiede dosi massicce di lungimiranza per capire che è destinato a non portare nulla di buono. Roma- Washington è un asse da salvaguardare. E le botole, ovviamente, non aiutano.

 

 

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