Giustizia 16 Jun 2019 21:41 CEST

Le lacrime di Amanda per Peter Pringle, 14 anni nel braccio della morte e poi scagionato

Modena, il Festival della giustizia penale

Un festival che oscilla tra errore giudiziario e populismo giudiziario». Così il primo festival della giustizia penale di Modena è stato descritto dal presidente della Camera penale modenese, Guido Sola. La definizione è stata condivisa dal professor Luca Luparia Donati, direttore dell’Italy Innocence Project, il quale ha spiegato l’obiettivo della manifestazione: «Avvicinare alla cittadinanza il diritto penale, facendone comprendere i risvolti e in particolare il dramma dell’ingiusta detenzione».

Ieri, la giornata di convegno si è aperta con una tavola rotonda su “L’errore giudiziario, oggi”, durante la quale hanno preso la parola giuristi, ma anche vittime di errori giudiziari. Applauditissimi, sono intervenuti per raccontare la loro storia di malagiustizia l’irlandese Peter Pringle, che ha scontato 15 anni nel braccio della morte prima della revisione del processo, e Angelo Massaro, che ha scontato ingiustamente 21 anni di carcere. «Mi hanno accusato di aver ucciso un poliziotto durante la rapina e sono stato condannato alla pena di morte, per impiccagione – ha raccontato Pringle -. Io ho sempre gridato la mia innocenza: nei lunghi anni di carcerazione mi hanno salvato la meditazione e lo studio della giurisprudenza». Oggi Pringle racconta la sua esperienza ovunque lo chiamino, insieme alla moglie Sunny, conosciuta perché anche lei ingiustamente condannata in America. «Nella mia cella ero piantonato tutto il giorno da tre agenti penitenziari per evitare che mi suicidassi: quando lo stato decide di ucciderti, non può consentire che tu lo faccia a modo tuo. Un giorno li ho sentiti parlare della mia esecuzione: dicevano che uno avrebbe azionato il meccanismo, gli altri due dovevano stare in fondo alla botola, per tirarmi le gambe e assicurarsi che la corda mi avesse spezzato il collo», ha raccontato.

Molto commossa anche la testimonianza di Massaro. Condannato per omicidio e arrestato nel 1996, si è sempre professato innocente: «Nel mio caso, mancavano movente, corpo del reato e arma del delitto: la prova è stata trovata in una intercettazione telefonica in dialetto e mal interpretata», ha raccontato, spiegando come «quando si entra in carcere da innocenti, ci si addormenta la sera e ci si sveglia la mattina in una cella di tre metri per tre con l’unico pensiero di come poterlo dire al mondo”. Lui ha scritto alle autorità la sua innocenza e non ha mai ritrattato, nemmeno per ottenere misure premiali, fino a quando, 21 anni di carcere dopo, ha ottenuto la revisione del processo e l’assoluzione. «Oggi mi sto rifacendo una vita, anche se ancora ho l’incubo di tornare in carcere. Il carcere, però, mi ha tolto la gioia di veder crescere i miei figli: li ho lasciati a due anni e 45 giorni, li ho ritrovati vent’anni dopo. La prima cosa che ho fatto dopo la liberazione? Era dicembre, ma sono andato a fare un bagno al mare». Eppure, Massaro ripete di credere ancora nella giustizia: «Ma lancio un appello a chi indaga: fate tutti gli esami a vostra disposizione, chiedetevi cosa significa far finire in una cella un innocente». Ad ascoltarli c’era anche Amanda Knox, che si è commossa e al termine della sua testimonianza ha abbracciato Pringle e stretto la mano a Massaro.

Oggi è prevista la tavola rotonda più attesa sul processo penale mediatico, con la partecipazione di Amanda Knox – condannata e poi assolta nel 2011 per l’omicidio di Meredith Kercher e per la prima volta in Italia dalla sua assoluzione – che ha anticipato su Twitter di non aver voluto rilasciare interviste ma di “sperare che ciò che dirò dica tutto ciò che c’è da aggiungere”. Al panel, oltre agli organizzatori Sola, Luparia Donati e Martina Cagossi, prenderanno parte anche il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin e il presidente dell’ordine degli avvocati di Milano, Vinicio Nardo.

 

 

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