Editoriale del Direttore 7 Jun 2019 18:25 CEST

Le tre facce della crisi che incombe

Politica, Ue, Anm

Prima la telefonata di disgelo. Poi dopo settimane di silenzio – al massimo qualche whatsapp di cortesia – il colloquio a quattr’occhi. Dopo la frustata di Giuseppe Conte, i due Lord Protettori del governo provano a ricucire i rapporti. Pesano però le tonnellate di polemiche e accuse che Di Maio e Salvini si sono scagliati l’un l’altro nella campagna elettorale e che non possono evaporare d’incanto. O, allora, non erano vere quelle o non è vero l’appeasement di adesso. La «crisi atomica» tra alleati denunciata da Giancarlo Giorgetti produce un fallout che non può essere metabolizzato in pochi giorni: è una questione di serietà e credibilità.

Sembra che in pochi si rendano conto di ciò che si sta preparando; del coacervo di problematicità che si avvicina. L’Italia infatti rischia di finire nel gorgo di un trittico da brividi. La crisi politica ancora in atto minaccia di sbriciolare l’intesa gialloverde e precipitare l’Italia verso elezioni anticipate al buio. Ad essa si aggiunge la crisi economica che può provocare bufere sui mercati e ferite non suturabili nel rapporto con la Ue. Infine la crisi giudiziaria semina sfiducia e sconcerto verso uno dei pilastri dell’agibilità democratica del Paese. Una miscela terribile che al momento produce molte parole e scarsa cognizione del pericolo.

Di fronte alla tempesta che incombe, al momento la scelta più gettonata appare quella di salire sul Colle e chiedere lumi al capo dello Stato. Ci sono già stati Conte e Di Maio; poi è stata la volta del vicepresidente Csm David Ermini e, dicono i bene informati, a breve sarà la volta di Matteo Salvini. E’ sicuro che Mattarella, rigorosamente nei limiti e nelle prerogative del suo ruolo super partes, non farà mancare i consigli e la moral suasion. Ma le soluzioni non sono nelle mani: restano in quelle dei leader politici e dei magistrati. E’ dal loro senso di responsabilità che deve scaturire la scossa per tenere la barra dritta evitando deragliamenti. Giochicchiare con gli ultimatum come hanno finora fatto Lega e M5S non ha senso: siano seri sul debito come chiede Mario Draghi e se invece non ce la fanno più a governare assieme lo dicano esplicitamente e i cittadini giudicheranno. Il Csm deve trovare gli antidoti per superare “l’ora più buia”. Il colpo di maglio che minaccia di annichilire l’autorevolezza delle toghe colpisce la giurisdizione: che è patrimonio di tutti. Ciascuno provi a fare la sua parte: per furbizie e scaricabarile vale il game over.