Editoriale del Direttore 11 May 2019 13:35 CEST

Se la disillusione degli elettori è il primo partito

M5s e Lega, insieme per fare cosa?

Insieme per fare cosa, scrive Antonio Polito sul Corriere. Al posto della sintesi il litigio come collante, abbiamo rilevato su queste colonne. Ci possono essere tanti modi per raffigurare la stessa situazione. Però la sostanza non cambia. Lega e M5S hanno strappato il filo di bava di ragno che li teneva assieme, quel Contratto di governo sventolato come un feticcio e diventato un canovaccio pieno di buchi. Però il governo non cade, dicono i due vicepremier con Giuseppe Conte a far sfoggio di volitività. Molti si sorprendono e invece è la normalità della politica 2.0, quella del terzo millennio che è contemporaneamente populista e sovranista e già post di entrambi.

E’ evidente che Matteo Salvini abbia succhiato i consensi di Forza Italia senza acquisirne l’humus politico o le istanze strategiche. Lo stesso i Cinquestelle con il Pd. Sono due forze che coltivano la loro identità sopra tutto e contro tutti. Il governo è la cenere che resta di questo incendio, l’acido lattico dell’esagitato sforzo muscolare. Ma non è una sostanza inerte: sporca le dita e lascia il segno, come è avvenuto nella vicenda del sottosegretario Siri. Ce n’è abbastanza per far dire a ciascuno dei tre: Conte e i due ministri- leader, preferibilmente a turno, che il perno dell’alleanza gialloverde è nelle sue mani e non in quelle altrui.

E’ un esercizio di rimpiattino. Andrà avanti così, magari anche dopo le Europee, nonostante alluvioni di previsioni nefaste. I pericoli di inciampi sono palesi. Tuttavia ci sarà da stilare la legge di Bilancio e non sarà una passeggiata, come tutti gli indicatori interi ed internazionali fanno capire. Ma è presumibile che nessuno dei due, Carroccio e M5S, vorrà accollarsene il peso da solo: specie se ci sarà molto poco da distribuire e qualcosa invece di sostanzioso da chiedere. Il vero buco nero non è, nonostante ce ne siano tutte le condizioni, l’inerzia di governo quanto piuttosto la disillusioni crescente dei cittadini. I sondaggi che segnano la stasi o la perdita di voti sono un sinistro campanello d’allarme. Che vale per tutti.

 

 

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